Carta, nel 2022 cala la produzione ma l’Italia resta seconda in Ue per riciclo

di Redazione Ricicla.tv 22/06/2023

Nonostante shock energetico e rincari delle materie prime, anche nel 2022 l’industria cartaria italiana si conferma seconda in Europa dopo la Germania per volumi di produzione e quantità di materia riciclata utilizzata nelle nuove produzioni, pari a 5,4 milioni di tonnellate


Nonostante shock energetico e rincari delle materie prime, anche nel 2022 l’industria cartaria italiana si conferma seconda in Europa dopo la Germania sia per volumi di produzione che per quantità di materia riciclata utilizzata nelle nuove produzioni. È quanto emerge dalla relazione annuale di Assocarta, che riporta per il 2022 una produzione cartaria nazionale intorno agli 8,7 milioni di tonnellate, con una riduzione del 9,1% sui volumi dell’anno precedente che tuttavia non scalza l’industria italiana dal secondo gradino del podio dopo quella tedesca. In contrazione le produzioni in tutti i principali comparti, dagli imballaggi (intorno al -10%) alle carte grafiche (-13,2%). Invariati i soli volumi di carte igienico-sanitarie (+0,3%).

Produzione che cala, mentre il fatturato invece aumenta del 37% fino a toccare quota 11,15 miliardi di euro. Livelli mai raggiunti prima, ma quasi esclusivamente determinati dalla necessità, per le imprese, di aumentare i prezzi di vendita dei propri prodotti per recuperare i costi energetici e delle materie prime. Con i primi spinti soprattutto dal folle rally dei prezzi del gas, la cui incidenza sul fatturato di settore è passata dal 4,2% del 2020 al 30,2% del 2022. Rincari ingenti anche sul fronte delle materie prime, comprese le carte da riciclare, con nuovi massimi in giugno-luglio 2022 (190 e 195 €/ton). Uno scenario che, soprattutto nelle fasi più acute della crisi energetica, ha costretto le cartiere al fermo delle attività produttive. “In Europa siamo quelli che hanno subito le conseguenze peggiori per il caro energia”, spiega il direttore generale di Assocarta Massimo Medugno.

E le tensioni si riverberano anche sull’anno in corso. Nonostante i prezzi in netta contrazione sia per l’energia che per le materie prime, complice l’inflazione nei primi quattro mesi del 2023 la produzione si è ridotta quasi del 20%, mentre le importazioni sono aumentate del 15%. Campanello d’allarme inequivocabile per un’industria che è ancora ai vertici in Ue ma che rischia di perdere competitività a vantaggio della concorrenza estera. Sia quella extra europea di USA e Asia, “rispetto alle quali – spiega Medugno – il nostro costo del gas è superiore di circa sei volte” – che quella interna all’Unione, in testa Germania e Francia. “Anche perché i prezzi dell’energia sono sì in diminuzione – spiega Medugno – ma restano comunque più alti, circa il doppio, rispetto alla situazione pre-caro energia”.

Tornando ai dati sul 2022, la riduzione dei volumi della produzione si accompagna a quella dei consumi di carta da riciclare, con 5,4 milioni di tonnellate e una contrazione dell’11% rispetto all’anno precedente. Il tasso di utilizzo scende così al 62% dai massimi del 2021 (63,4%), ma consente comunque all’Italia di confermarsi secondo principale utilizzatore europeo, mantenendo la posizione conquistata negli ultimi anni: nel 2019 l’industria nazionale risultava al quarto posto, nel 2020 era salita al terzo, oggi come lo scorso anno è seconda dopo la Germania, seguita da Spagna e Francia. Il consumo italiano di carta da riciclare nel 2022 costituisce l’11,4% dei volumi impiegati dalle imprese europee, con un tasso di riciclo dell’immesso a consumo che per gli imballaggi si colloca ormai stabilmente sopra l’80%. In anticipo sul target europeo del 75% al 2025 e a un passo da quello dell’85% al 2030. Prestazioni trainate negli ultimi anni anche dalla crescente domanda di cartone da imballaggio legata al boom post pandemico e al successivo consolidamento degli acquisti on-line e del delivery.

Un’eccellenza, quella del riciclo, da difendere anche nei negoziati con l’Unione europea sulla proposta di regolamento imballaggi, chiarisce Assocarta, secondo cui la spinta al riutilizzo che Bruxelles punta a imporre a venditori di cibi d’asporto e distributori di bevande rischia di tradursi nell’aumento dei consumi energetici, idrici e delle emissioni. Il ritorno del contenitore riutilizzabile al produttore, spiega l’associazione, fa venire meno l’elemento della prossimità del trattamento tipica del riciclo, propria del sistema italiano di gestione degli imballaggi a fine vita, la cui infrastruttura basata sulla raccolta differenziata riesce meglio a conciliare le esigenze di tutela ambientale con le dimensioni di un mercato interno di 500 milioni di consumatori. “Bisogna difendere il sistema nazionale, che ci consente di fare bene all’ambiente e al tempo stesso di rimanere competitivi. Un’impostazione di successo”, sottolinea Medugno.

Sul fronte dell’energia, invece, Assocarta torna a sollecitare interventi strutturali necessari a calmierare prezzi che, per l’industria italiana, restano ancora sensibilmente più elevati di quelli sostenuti dalle imprese concorrenti. “Bisognerebbe mantenere i crediti d’imposta ancora per qualche mese – spiega Medugno – ma anche riprendere e attuare provvedimenti introdotti nel 2021 come gas ed electricity release. Provvedimenti che potrebbero aiutare a decarbonizzare l’industria a costi ragionevoli”. Proprio per tenere insieme le esigenze di riduzione delle emissioni con quelle di ‘calmieramento’ dei prezzi dell’energia l’associazione dell’industria cartaria pone poi l’accento sulla imminente revisione del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, dalla quale dovrà arrivare una spinta alla decarbonizzazione del settore che punti su biometano e idrogeno, su cogenerazione e recupero di energia ‘in situ’ dagli scarti di produzione, Best Available Technology adottata in tutta Europa ma osteggiata in Italia. Misure alle quali Assocarta chiede di affiancare l’allargamento alle imprese produttive del perimetro delle Comunità Energetiche Rinnovabili. Interventi in assenza dei quali i prezzi dell’energia, anche se in calo, sono destinati altrimenti a rimanere ‘tallone d’Achille’ strutturale per l’intera industria cartaria nazionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *