Classificazione dei rifiuti, dalla teoria alla pratica: ecco le linee guida SNPA

Via libera del Ministero della Transizione ecologica alle linee guida di SNPA sulla classificazione dei rifiuti. Una bussola per orientarsi nella ‘selva’ di riferimenti normativi e standard tecnici di settore. Ma anche uno strumento per la collaborazione trasparente tra controllori e controllati. Critiche dei chimici: “Grave distorsione delle competenze”

Chiamare i rifiuti con il proprio nome, dopo averli campionati e analizzati per definirne correttamente la composizione e le caratteristiche di pericolo e garantirne così una gestione adeguata. In una parola: ‘classificazione’, responsabilità in capo al produttore dei rifiuti, chiamato ad attribuire agli scarti generati da un determinato ciclo produttivo il corretto codice dell’Elenco europeo a seconda della loro merceologia e della loro pericolosità o meno. Il corpus normativo in materia è sterminato e in costante aggiornamento, fatto di standard tecnici, regolamenti e direttive europee e relative leggi nazionali di recepimento, non ultimo il decreto ‘semplificazioni bis’, convertito in legge dal Parlamento lo scorso luglio, che di recente ha aggiornato proprio l’Elenco europeo dei rifiuti.

Tenere tutto insieme non è facile, e tradurlo poi sul piano operativo, cioè calarlo nella vita quotidiana delle imprese, ancor meno. Come definire il campione da analizzare? Quali inquinanti cercare? Con quali tempistiche e come coniugarle con il ciclo delle lavorazioni? Sono solo alcune delle domande che da sempre accompagnano questo delicatissimo adempimento. E visto che per il produttore dei rifiuti una non corretta classificazione può avere pesanti implicazioni non solo sul piano gestionale, ma anche e soprattutto su quello amministrativo e penale, la legge prevede che le attività debbano essere effettuate sulla base di linee guida redatte dal SNPA. Che nei giorni scorsi sono state pubblicate in una versione aggiornata, approvata dal Ministero della Transizione ecologica con apposito decreto dopo l’ok incassato dalla Conferenza delle Regioni.

Oltre a riportare la versione commentata dell’Elenco europeo, le linee guida forniscono agli operatori un approccio metodologico, strutturato per fasi, all’individuazione del codice e alla valutazione della pericolosità, con tanto di esempi concreti relativi a specifiche tipologie di rifiuti. Insomma, un autentico manuale operativo, per non perdere la bussola nella ‘selva’ di riferimenti normativi e standard tecnici. A integrare le linee guida uno speciale sottocapitolo dedicato alla classificazione degli scarti da trattamento meccanico dei rifiuti urbani, tema particolarmente sentito dalle Regioni, che ne hanno fatta esplicita richiesta al Ministero della Transizione ecologica.

Tra metodologie di lavoro e casi concreti di applicazione, le linee guida, oltre a supportare i produttori di rifiuti nel compito non semplice di calare nella pratica aziendale un corpus normativo e tecnico vasto e complesso, hanno anche il merito di fissare un sistema di riferimenti condiviso tra gli enti di controllo e le imprese, puntando alla piena corrispondenza tra i criteri adottati dai tecnici delle agenzie regionali in fase di verifica ispettiva e le modalità operative delle aziende. Un contributo preziosissimo alla definizione di un rapporto trasparente e collaborativo tra controllori e controllati.

Critiche però le associazioni dei chimici, che puntano il dito contro le nuove disposizioni su chi debba redigere il giudizio di classificazione. Se nella versione del 2019, infatti, le linee guida prevedevano che a farlo dovesse essere un ‘professionista chimico, iscritto all’Albo’, nella versione aggiornata invece il compito è affidato a un ‘professionista abilitato sulla base delle informazioni ricavate dal ciclo produttivo del rifiuto, dalle analisi di laboratorio e dai test effettuati’. “Una distorsione dell’attuale normativa in materie di competenze, ed una grave mancanza del riconoscimento della professione e della professionalità dei Chimici che operano nel settore delle analisi e classificazione dei rifiuti – dice la presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici Nausicaa Orlandi, auspicando un intervento correttivo che riporti quel passaggio delle linee guida alla versione del 2019. “Ribadiamo contestualmente la disponibilità di Chimici e Fisici a collaborare con il MiTE e con SNPA nell’ambito dei processi correlati alla gestione dei rifiuti ed all’implementazione e sviluppo di processi produttivi che tengano conto delle dinamiche di economia circolare”.

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