Dal rottame al macero: è scontro sull’export delle materie prime seconde

L’esame del decreto ‘Ucraina bis’ riaccende lo scontro tra produttori e utilizzatori di materia prima seconda. Dopo la stretta all’export di rottami è il mondo delle cartiere a chiedere il giro di vite sulle spedizioni extra Ue di macero. Ma l’associazione dei riciclatori replica: “Surplus di mercato rende inutile e dannosa ogni restrizione”

La crisi delle catene del valore acuita dalla guerra in Ucraina riaccende il mai sopito scontro tra produttori e utilizzatori di materie prime seconde. Dopo il giro di vite sull’export di rottame verso Paesi non Ue disposto dal governo con il decreto ‘Ucraina bis’, oggetto di un duro botta e risposta tra le imprese dell’acciaio e i riciclatori di metalli, le schermaglie si spostano ora sul fronte della carta da macero. Intervenendo al Senato nell’ambito della discussione sulla legge di conversione del decreto è Assocarta la prima a chiedere l’estensione delle misure protezionistiche anche ai maceri. “Pur in presenza di un tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici da record (superiore all’85%) – scrive l’associazione in una nota – la crescente domanda di contenitori di carta in buona parte verificatasi con il boom dell’e-commerce e del delivery rischia di non trovare risposte sufficienti perché l’approvvigionamento delle materie prime è influenzato da lunghe filiere“.

La filiera cartaria è strategica per il Paese, dice Assocarta, che chiede per questo di rivedere il redigendo elenco di ‘materie prime critiche‘ soggette ad obbligo di notifica in caso di export extra Ue, introdotto proprio dal decreto ‘Ucraina bis’, aggiungendo il termine ‘strategiche’ e integrando la disciplina con nuove misure di limitazione dell’export per i rifiuti elencati nel cosiddetto regolamento sulla ‘lista verde’, compresa dunque la carta da macero, precisando che chiunque li esporti debba inviare apposita dichiarazione al Ministero della Transizione Ecologica dieci giorni prima della esportazione “dalla quale risulti che la spedizione dei rifiuti è conforme agli obblighi di tale regolamento e il trattamento dei rifiuti al di fuori dell’Unione ha avuto luogo in condizioni che siano ampiamenti equivalenti agli obblighi previsti dal pertinente diritto ambientale dell’Unione”. Un adempimento che, di fatto, disincentiverebbe le esportazioni verso Paesi non Ue come India e Indonesia, che al momento sono tra i principali acquirenti di macero italiano.

Dura la risposta dell’associazione dei produttori di macero Unirima: “Allo stato attuale – scrive in una nota – la produzione di carta in Italia non è soggetta a criticità dovute a carenza di materia prima da riciclo, cioè della carta da macero, tali da giustificarne l’inserimento nella lista delle materie prime critiche”. Secondo Unirima anzi il settore del
recupero e riciclo della carta registra da anni un surplus rispetto al fabbisogno del mercato nazionale, che alimenta le esportazioni verso l’estero, pari nel solo 2021 a circa 1,3 milioni di tonnellate. “Un blocco delle esportazioni – scrive Unirima – determinerebbe quindi un grave danno non solo alle imprese del settore, ma anche al raggiungimento degli obiettivi che il Paese si è dato in termini di economia circolare”. Come quando nel 2018 lo stop alle importazioni disposto dalla Cina, che fino ad allora era stato il principale sbocco per i maceri italiani in surplus, aveva messo al tappeto le quotazioni di mercato, portandole pericolosamente vicine allo zero.

Un fenomeno che si spiega con la più elementare delle leggi di mercato. Secondo l’associazione, infatti, alla luce del surplus strutturale di maceri, un blocco delle esportazioni determinerebbe un eccesso di offerta sui canali nazionali tale da innescare un nuovo crollo dei prezzi del macero. Prezzi troppo bassi, o addirittura negativi, renderebbero però sempre più difficile per i riciclatori remunerare con la vendita delle materie prime seconde le attività di raccolta, cernita e lavorazione dei rifiuti in carta e cartone. Tanto più alla luce del caro energia, che non sta risparmiando le imprese del riciclo. Il tutto con ripercussioni immediate sulla continuità e sulla sostenibilità economica dei sistemi di raccolta differenziata. Un livello adeguato dei prezzi dei rifiuti recuperabili, spiega nella nota Unirima, consente “non solo alle imprese ma anche ai Comuni di ottenere una maggiore remunerazione dalla raccolta differenziata, con ripercussioni positive sulla tariffa rifiuti a carico degli utenti” “In questo delicato contesto – avverte l’associazione – in cui gli approvvigionamenti energetici e delle materie prime ricoprono rilevanza strategica, bisogna evitare che interessi particolari vengano rappresentati come interessi nazionali”.

Nel frattempo, anche sul fronte dei rottami riprendono le schermaglie. L’associazione dei riciclatori e dei commercianti di metalli Assofermet è infatti tornata a fare appello al governo, con una nuova lettera indirizzata al ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti nella quale si invita l’esecutivo al passo indietro sulla misura introdotta con il decreto ‘Ucraina bis’. Una norma “irragionevole e incoerente” scrive l’associazione, auspicando un intervento in fase di conversione del decreto che ne scongiuri il varo definitivo.

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