Dalla Lombardia a Cipro: ecco le rotte del turismo dei rifiuti urbani

Organico, indifferenziato, CSS: anche nel 2020 i rifiuti urbani hanno continuato a viaggiare da un capo all’altro dello Stivale e oltre i confini nazionali in cerca di spazio negli impianti di recupero o smaltimento. Primatiste dell’export, ancora una volta, Lazio e Campania

Il covid non ha fermato il turismo dei rifiuti urbani, che anche nell’anno più nero della pandemia hanno continuato a viaggiare su e giù per l’Italia in cerca di impianti di recupero o smaltimento, arrivando a percorrere fino a più di mille chilometri e in alcuni casi anche a valicare i confini nazionali pur di trovare uno sbocco. Lo dimostrano i dati dell’ultimo rapporto Ispra, che fotografa i flussi relativi al 2020. A partire da quelli dei rifiuti organici da raccolta differenziata, la frazione che ha viaggiato di più sul territorio nazionale, con 1,8 milioni di tonnellate movimentate, 60mila in più rispetto al 2019. Nella maggior parte dei casi, spiega Ispra, i viaggi sono legati all’insufficiente capacità di trattamento nelle regioni di produzione, mentre in misura meno rilevante si tratta di spostamenti tra regioni limitrofe (se l’impianto oltreconfine è più vicino dell’impianto regionale meglio posizionato rispetto al luogo in cui viene effettuata la raccolta).

Sul gradino più alto del podio dei conferimenti extra regionali di organico si conferma la Campania, con 415mila tonnellate, seguita ancora una volta dal Lazio con oltre 268mila tonnellate, “entrambe carenti di infrastrutture adeguate ai quantitativi prodotti sul proprio territorio”, spiega Ispra. La prima ha esportato soprattutto in Veneto (168mila) e Lombardia (70mila tonnellate), ma anche in Friuli-Venezia Giulia e in Emilia-Romagna, tra le altre. Dal Lazio i rifiuti organici sono finiti invece principalmente in Veneto (106mila tonnellate) e Friuli (97mila), ma anche in Umbria, Abruzzo, Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Piemonte e addirittura in Sardegna. A viaggiare via mare, almeno in parte, sono anche i rifiuti organici esportati dalla Sicilia, 40mila tonnellate, finiti per più della metà in Calabria, ma anche in impianti del Centro-Sud e più su, all’altro capo della penisola, in Emilia-Romagna e oltre, percorrendo oltre mille chilometri per approdare in Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Con tutte le difficoltà che derivano, soprattutto nei mesi caldi dell’anno, dal far viaggiare materiale ad altissimo tasso di putrescibilità stipato in decine se non centinaia di cassoni scarrabili, container e rimorchi.

E se l’organico, ricorda Ispra, in quanto frazione differenziata è svincolato dal principio di prossimità e autosufficienza (ma andrebbe comunque gestito in prossimità per limitare l’impatto ambientale dei trasferimenti) le frazioni indifferenziate invece a norma di legge andrebbero trattate almeno nella regione di produzione. Invece stando al rapporto il 22% degli urbani avviati a incenerimento, ovvero oltre un milione di tonnellate, ha superato i confini regionali in cerca di spazio negli impianti altrui. La Lombardia, prima fra le destinazioni, ha ricevuto da fuori regione circa 360mila tonnellate provenienti, prevalentemente, dal Piemonte (quasi 110mila tonnellate), dal Lazio (circa 83mila tonnellate), dalla Campania (58mila tonnellate) e dal Veneto (27mila tonnellate). Segue l’Emilia-Romagna che incenerisce quasi 24mila tonnellate provenienti dalla Toscana, oltre 17mila dal Lazio e quasi 16mila dalla Campania. Il Molise riceve oltre 29mila tonnellate dall’Abruzzo, circa 27mila dal Lazio e quasi 15mila tonnellate dalla Puglia. Il Friuli-Venezia Giulia riceve invece dal Lazio (quasi 8mila tonnellate) e dalla Calabria (circa 3mila tonnellate).

Viaggiano anche i rifiuti da smaltire in discarica, quasi sempre dopo un passaggio negli impianti di trattamento meccanico biologico che li ‘trasforma’ sulla carta da urbani a speciali svincolandoli dalle restrizioni previste dalla legge. In questo caso le rotte del turismo extra regionale puntano soprattutto verso le regioni del Centro. In testa la Toscana, che nel 2020 ha smaltito sul proprio territorio 99mila tonnellate provenienti da altre regioni, soprattutto dal Lazio (oltre 38mila tonnellate), dall’Emilia-Romagna (circa 28mila tonnellate) e dalla Lombardia (oltre 26mila tonnellate). La Liguria ha importato 88mila tonnellate, mentre le Marche 74mila. In una sorta di contrappasso dei rifiuti, le due principali importatrici di scarti da incenerire, ovvero Emilia-Romagna e Lombardia, diventano le prime due esportatrici di sovvalli da inviare in discarica, poco più di 80mila tonnellate a testa. Seguono Lazio (78mila), Piemonte (56mila) e Campania (50mila). Lazio e Campania, scrive Ispra, “pur facendo rilevare delle riduzioni dei quantitativi destinati fuori regione rispetto al 2019 risentono, comunque, di una dotazione impiantistica non adeguata ai quantitativi prodotti”.

E proprio a Campania e Lazio, anche nell’annus horribilis della pandemia, va il primato per le quantità di rifiuti urbani esportate fuori dai confini nazionali. Complessivamente, sulle 581mila tonnellate esportate, il 43% pari a 253mila tonnellate proveniva dalla Campania, composte per 170mila tonnellate da rifiuti da trattamento meccanico destinate prevalentemente in Spagna, Portogallo e Austria e per 43mila tonnellate dalla frazione umida dell’indifferenziato, destinata in Austria, Germania e Danimarca. Il Lazio ha esportato invece 54mila tonnellate di rifiuti urbani, 27mila delle quali rappresentate da CSS, combustibile da rifiuti destinato quasi esclusivamente in Portogallo. Ma a esportare CSS sono anche Abruzzo (oltre 33mila tonnellate), Friuli-Venezia Giulia (oltre 30mila tonnellate), e Veneto (21mila tonnellate). Destinazione principale l’isola di Cipro con oltre 29mila tonnellate, seguita da Portogallo (23mila), Austria (22mila) e Ungheria (10mila).

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