Dall’economia circolare alla sostenibilità: l’Italia in 10 selfie di Symbola

Campione di green economy e sviluppo sostenibile, il Paese può vantare una posizione di primato grazie a best practice e aziende nostrane

Nel percorso verso gli ambiziosi obiettivi di sostenibilità del Green Deal europeo, l’Italia conferma di essere un passo avanti agli altri. La posizione di primato emerge dal dossier “L’Italia in 10 selfie”, a cura della Fondazione Symbola, che fotografa un Paese capace di vantare non solo ottimi risultati in termini di best practice, ma anche tante eccellenze industriali, leader nel campo della green economy: dal riciclo dei rifiuti alle rinnovabili, passando per l’agricoltura sostenibile. “Un’economia più forte e insieme più sostenibile: a partire dall’economia circolare – spiega il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci – che ci vede raggiungere risultati doppi rispetto alla media europea e molto superiori a quelli di tutti i grandi Paesi. L’Italia può essere un avamposto di quell’economia più forte e insieme più sostenibile e a misura d’uomo. L’Italia è spesso in grado di vedere i propri mali, senza affrontarli, ma è incapace di leggere i propri punti di forza, come ha ricordato il presidente Draghi. Eppure non c’è niente di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia. Questi dieci selfie dimostrano alcuni dei talenti che possiamo mettere in campo”.

Dai selfie di Symbola emerge chiaramente quanto ormai il green non sia più solo un colore di tendenza, ma una vera e propria rivoluzione che investe molti settori, soprattutto quelli tecnologici. Secondo lo studio della Fondazione, infatti, “432.000 imprese hanno investito nel periodo 2015-2019 in prodotti e tecnologie green. Sono quelle che innovano di più, esportano di più, producono più posti di lavoro”, ma non finisce qui. Infatti, secondo una ricerca dell’Università di Oxford, “l’Italia è seconda al mondo nella capacità di esportare prodotti green tecnologicamente avanzati“, oltre che primo esportatore europeo di biciclette “con 1.779.300 bici vendute all’estero” e prima nella produzione mondiale di selle con il 53.9% del totale.

E se da un lato la forma stessa dello stivale suggerirebbe a chiunque l’idea del primato nel settore della moda e del design – dal rapporto si legge che l’Italia è prima in Europa per numero di imprese di design con il 15.5% del totale – dall’altro, però, non è così immediato il ruolo di leadership in tema di energie rinnovabili. Eppure, è proprio italiano il più grande operatore al mondo, l’Enel, che anche per questo è la società elettrica privata più capitalizzata tra le borse europee. E in campo green neanche la pandemia ha potuto arrestare la potenza che il Paese detiene soprattutto nel settore dell’economia circolare. Si attesta in Italia, secondo il dossier di Symbola, “la più alta percentuale di riciclo sulla
totalità di rifiuti: il 79%, il doppio delle media europea”, con un risparmio di circa 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2. Ma non solo: secondo lo studio della fondazione del presidente Realacci, è italiano anche il primato nel riciclo del legno-arredo con il 93% dei pannelli truciolari di legno riciclato.

E anche in termini di agricoltura sostenibile l’Italia è un passo avanti con emissioni (30 milioni di tonnellate di Co2) nettamente inferiori a Francia (76 milioni) e Germania (66 milioni). Dal dossier è ben chiaro, inoltre, il ruolo di leadership in Europa nella produzione farmaceutica, con 32.2 miliardi di euro, subito dopo la Germania con 32.9 miliardi, accanto ad un primato nel per saldo commerciale nella nautica. “Abbiamo un’Italia verde – dichiara Roberto Cingolani, Ministro della Transizione ecologica – molto forte nelle rinnovabili, nell’economia circolare, nell’export di prodotti green. Questi fattori ci consentono di partire da una posizione migliore rispetto a molte altre nazioni. Ma basta solo questo? La risposta ovviamente è no. È un punto di partenza sulla scala dei problemi che noi abbiamo davanti e soprattutto sulla scala dei ritardi che ci hanno portato a raggiungere una certa consapevolezza delle questioni da affrontare. Lavorando per il Recovery Plan, abbiamo visto che ci sono molte aree che hanno una buona base di partenza e ce ne sono altre per cui bisogna lavorare di più”.

“Abbiamo bisogno – aggiunge Realacci – di trovare una missione comune per far ripartire l’economia. Affrontare con coraggio la crisi prodotta dalla pandemia da COVID19 e la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta, come affermiamo nel Manifesto di Assisi, una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro. È una sfida di enorme portata che richiede il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, culturali. Va portata avanti senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. L’Europa ha accettato questa sfida, mobilitando importanti risorse intorno ai temi della coesione, della transizione verde, dell’economia digitale e dell’innovazione. E assumendo l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050, l’Italia può dare un contributo importante a questa sfida in tanti settori in cui è già protagonista, come raccontiamo in questo dossier, legato ad un modo di produrre attento alla qualità, all’ambiente, alle relazioni umane”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *