Depurazione, il bilancio dell’ex commissario Giugni: “Dispiace non poter seguire Napoli est”

di Monica D'Ambrosio E Luigi Palumbo 30/08/2023

L’ex commissario alla depurazione Maurizio Giugni traccia il bilancio degli interventi per chiudere le quattro infrazioni europee sulle acque reflue. “Possiamo essere soddisfatti” dice a Ricicla.tv, anche se non nasconde il rammarico. “Da napoletano mi dispiace non poter seguire la gara lavori di Napoli est, che da sola vale il 20% della sanzione che paghiamo all’Ue”


“Possiamo essere soddisfatti”, anche se “da napoletano mi è dispiaciuto molto non poter seguire la gara lavori di Napoli est, che tra i 99 interventi in corso è il più grande e vale da solo il 20% circa della sanzione che paghiamo all’Ue”. Vede il bicchiere mezzo pieno, sebbene intorbidito da qualche goccia di rammarico, il professore di ingegneria idraulica e ormai ex commissario nazionale alla depurazione Maurizio Giugni, che scaduto il mandato triennale sarà sostituito per volere del governo (su indicazione dei ministri degli Affari europei e dell’Ambiente Raffaele Fitto e Gilberto Pichetto Fratin) da Fabio Fatuzzo, professore d’italiano ed ex parlamentare, già presidente del gestore idrico catanese Sidra.

L’avvicendamento arriva al termine di un triennio il cui bilancio Giugni ha tracciato a Ricicla.tv dopo averlo consegnato a governo e parlamento nella relazione conclusiva sull’attività condotta tra 2020 e 2023 con l’obiettivo di chiudere le quattro procedure europee d’infrazione aperte ai danni dell’Italia per la non adeguata gestione degli scarichi fognari. Una delle quali, la prima in ordine di tempo, è costata fin qui almeno 150 milioni di euro in sanzioni. “Su 99 interventi in corso nell’ambito delle quattro procedure, 58, quindi il 60% – dice – sono in fase di attuazione, quindi con cantiere aperto o gara in corso, il 25% è stato completato, mentre per 14 siamo ancora in fase progettuale, con difficoltà diverse per i diversi interventi”.

Difficile fare di più, soprattutto alla luce della interminabile lista di criticità riscontrate nei tre anni di attività. “Ci siamo trovati spesso di fronte a progetti insufficienti – spiega – progetti datati che abbiamo dovuto adeguare, con il conseguente incremento dei costi. Per gli interventi di adeguamento dei sistemi fognari e depurativi abbiamo anche dovuto fare i conti con condizioni manutentive in taluni casi drammatiche”. Senza dimenticare l’incarico arrivato in piena emergenza pandemica a maggio 2020, la crisi energetica e delle materie prime a far schizzare alle stelle i prezzi dei materiali, paralizzando gli appalti, e un’inflazione record che anche nell’ultimo anno ha continuato a erodere le risorse disponibili per coprire gli interventi.

Dulcis in fundo, l’immancabile carico di burocrazia. A partire dalle lungaggini legate al rilascio delle autorizzazioni. “Questo – chiarisce Giugni – nonostante la disponibilità sia della Regione Sicilia che della Campania”, le due regioni che contano più agglomerati fuorilegge nell’ambito delle quattro procedure d’infrazione. “Da quello che leggo – aggiunge – uno dei due subcommissari dovrebbe essere proprio l’ex assessore all’Ambiente della Regione Sicilia Salvatore Cordaro, dal cui ufficio dipendeva il rilascio delle autorizzazioni per alcuni degli interventi coordinati dalla struttura commissariale”. Come l’adeguamento dei depuratori di Palermo e Messina. Per avere le autorizzazioni, si legge nella relazione conclusiva del commissario, c’è voluto circa un anno e mezzo. “Cordaro ci ha dato l’aiuto che poteva, diciamo così”, glissa Giugni. Acqua (reflua) passata.

Alla nuova terna commissariale (che si completa con il subcommissario calabrese Antonino Daffinà) “consigli non mi sento di darne, posso solo augurargli di lavorare bene” dice Giugni. Che una cosa, però, ci tiene a precisarla: per com’è strutturato, l’organismo resta inadeguato. “In Sicilia, dove si concentrano i due terzi dell’azione, avevamo un numero di RUP piuttosto limitato. È un tema col quale il nuovo commissario si dovrà confrontare da subito” spiega Giugni, secondo cui “sarebbe indispensabile consentire alla terna di munirsi di una propria struttura di carattere tecnico, legale e amministrativo”. E non, come è al momento, basata esclusivamente sul personale in prestito da società in house come Sogesid o Invitalia. Anche perché nel prossimo futuro il numero di interventi affidati alla responsabilità del commissario è destinato ad aumentare esponenzialmente. “Il 14 dicembre del 2022 un dpcm ha messo sul tappeto altri 513 interventi, la maggior parte dei quali di piccola taglia, ma non mancano quelli di una certa importanza. Per il momento al commissario ne sono stati assegnati 34, mentre altri 200 circa si aggiungeranno quando si troveranno le necessarie coperture finanziarie. Un aggravio col quale la nuova terna dovrà necessariamente fare i conti”.

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