Economia circolare, dal PNRR alle nuove direttive UE: le posizioni dei partiti

Semplificazioni, agevolazioni fiscali, maggiore presenza al tavolo delle trattative con l’UE. Ecco cosa serve all’Italia per accelerare la transizione verso modelli sempre più sostenibili e circolari di gestione dei rifiuti. La sintesi del digital talk elettorale andato in onda su Ricicla.tv

Mettere il cammino della decarbonizzazione al riparo dalla tempesta energetica. Stimolare gli investimenti privati in economia circolare e garantire la messa a terra dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma anche coordinare con le istituzioni dell’UE il raggio d’azione delle future politiche europee su rifiuti e riciclo. Sono questi gli snodi chiave in materia di ambiente ed energia emersi dal digital talk di Ricicla.tv con alcune delle principali forze politiche impegnate nelle ultime battute di una campagna elettorale dominata, fin qui, dal tema del caro bollette.

Per Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente e candidato alla Camera con il Movimento 5 Stelle, serve subito un decreto legge “con soldi freschi per imprese e famiglie” ha detto, da ricavare “andando a prendere anche gli extraprofitti realizzati all’estero dalle imprese energetiche italiane” stimati in oltre 50 miliardi di euro, mentre a medio-lungo termine servono semplificazioni per installazioni di nuova potenza rinnovabile e attivare compiutamente il sistema delle comunità energetiche rinnovabili. Necessità, queste ultime, sottolineate anche da Chiara Braga, candidata in quota PD, da accompagnare con “investimenti sulle rinnovabili al servizio delle attività produttive”, aiutando “le piccole e medie imprese a sviluppare una maggiore autonomia energetica” anche attraverso l’estensione del credito d’imposta a tutte le PMI, mentre per fronteggiare l’emergenza “occorre lavorare al disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità da fonti rinnovabili”. Per Luca Briziarelli, candidato per la Lega, serve “immediatamente aumentare le estrazioni di gas nell’Adriatico” e a lungo termine mettere a punto un piano strategico nazionale che contempli oltre a rinnovabili e rigassificatori anche il nucleare. “Ci vorranno 20 anni? Il prossimo anno saranno 19” ha osservato Briziarelli. Sì a nuove estrazioni di gas e nucleare anche per Paolo Russo, candidato per Azione, secondo cui nel breve termine “va rafforzato il credito d’imposta per le imprese” e installato il rigassificatore di Piombino.

Come rilanciare il cammino delle imprese lungo il percorso della transizione verso modelli economici sostenibili e circolari? Semplificando autorizzazioni e controlli, ha detto Sergio Costa, introducendo “una check list unica per le imprese del riciclo e del recupero”. Serve rendere più efficienti i controlli ha rimarcato Luca Briziarelli, ricordando di essere stato promotore di un emendamento per “rimuovere il vincolo assunzionale per le agenzie regionali di protezione ambientale” e sottolineando anche la necessità di rivedere la legge sugli ecoreati, Per Paolo Russo alle semplificazioni vanno associati interventi sul mercato dei materiali da riciclo, introducendo “agevolazioni che rendano quei prodotti vantaggiosi non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico” e rafforzando gli acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione. Anche per Chiara Braga occorre rendere più efficiente l’applicazione dei CAM, lavorando parallelamente all’estensione delle catene di fornitura sostenibile anche agli enti privati. In più, serve “accelerare e sbloccare l’adozione dei decreti end of waste” e realizzare impianti di riciclo e recupero.

Sempre in tema di impianti di riciclo, all’orizzonte c’è l’appuntamento con l’imminente pubblicazione delle graduatorie dei progetti che saranno finanziati con i 2,1 miliardi di euro del PNRR. Occorrerà metterli a terra entro il 2026. Come? Velocizzando i tempi delle autorizzazioni, dice Costa. “Da ministro ho già disposto il potenziamento della commissione VIA. Rispetto ai 5-6 anni di prima – ha ricordato – oggi siamo su un massimo di 8-9 mesi”. Per il leghista Briziarelli serve certezza della norma. “Ci sono investimenti che superano temporalmente la durata media di un governo – ha osservato – e non possono essere messi a rischio da posizioni ideologiche“. Secondo Paolo Russo occorre tenere acceso il faro sul Mezzogiorno. al quale il PNRR dedica una fetta importante dei finanziamenti indirizzati sia alla pubblica amministrazione che alle imprese private. “Una filosofia che va mantenuta e sostenuta – ha spiegato, ricordando che – il Piano non va in alcun modo cambiato, anche perché i bandi in molti casi sono già partiti”. Piano ‘blindato’ anche per Chiara Braga secondo cui il PNRR “va attuato, non rimesso in discussione”, ma per garantire la realizzazione degli impianti, soprattutto nelle regioni meridionali, serve rafforzare la governance “supportando l’aggregazione, quindi la nascita degli ambiti territoriali ottimali, ma anche l’assunzione di responsabilità da parte delle pubbliche amministrazioni” e se necessario ricorrendo a “meccanismi sostitutivi”.

Per il governo che verrà quella delle politiche su rifiuti ed economia circolare non sarà una partita da giocare soltanto in casa. Occorrerà farlo anche a Bruxelles, dove la Commissione UE è al lavoro su una serie di dossier strategici, a partire dalla imminente revisione della direttiva quadro sugli imballaggi. Una partita fondamentale per le virtuose filiere del riciclo italiane, che l’Italia dovrà giocare da protagonista, scongiurando il rischio di nuovi (e tardivi) contenziosi come nel caso del recepimento della direttiva SUP sulle plastiche monouso. “Da ministro – ha ricordato Costa – chiesi al Commissario UE all’ambiente Sinkevicius un periodo di transizione di 5 anni per l’applicazione della SUP. La sua risposta fu: ‘Siete i soli’. La negoziazione – ha detto – va condotta facendo squadra con le altre nazioni, altrimenti c’è il rischio di interlocuzione ideologica”. “La partita della SUP l’abbiamo persa perché non abbiamo difeso con forza il settore italiano delle bioplastiche – ha ribattuto Briziarelli – rischiamo di fare la stessa fine con la nuova direttiva imballaggi, rispetto alla quale il rischio di un approccio ideologico da parte della Commissione c’è“. “Essere europeisti non significa soggiacere ad argomentazioni che non si considerano giuste – ha sottolineato Paolo Russo – la partita non dev’essere muscolare, ma argomentata con le ragioni che la storia delle nostre produzioni sa individuare. La storia dei nostri consorzi e dei successi che possiamo vantare a livello europeo“. Per Chiara Braga “nel suo ruolo di leader europeo l’Italia può dire molto anche sull’evoluzione delle regole che riguardano l’economia circolare, ma – ha detto – non sempre c’è stata la capacità di rappresentare alle istituzioni europee le buone ragioni a supporto delle posizioni italiane. Serve una maggiore convinzione da parte del Ministero della Transizione Ecologica nel difendere le nostre punte di eccellenza”.

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