Napoli, via alla gara per l’impianto di biometano. De Luca: “Un segnale di svolta”

Parte la gara d’appalto per la realizzazione del primo impianto pubblico di recupero dei rifiuti organici al servizio del Comune di Napoli. Manfredi: “Operativo dal 2024”. De Luca: “Un segnale di svolta”. E sul termovalorizzatore di Roma: “Bene Gualtieri, ma impossibile realizzarlo entro il 2026”

Dopo un lungo e tortuoso iter amministrativo, durato tre anni e scandito dal rilascio di ben cinque diversi provvedimenti autorizzativi, parte la gara d’appalto per la realizzazione del primo impianto pubblico di recupero dei rifiuti organici al servizio del Comune di Napoli. Nascerà a Ponticelli, nell’area del depuratore e trasformerà ogni anno 35mila tonnellate di scarti da cucina e sfalci del verde urbano in compost e in circa 4 milioni di metri cubi di biometano da immettere nella rete nazionale del gas. “L’obiettivo è completare i lavori entro la fine del 2023 e arrivare all’entrata in esercizio per i primi mesi del 2024” ha spiegato il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Trentadue i milioni di euro a base d’asta, messi a disposizione dalla giunta regionale a valere sui fondi del Patto per la Campania. “Abbiamo un piano per realizzare undici impianti di compostaggio che abbiamo finanziato con oltre 200 milioni di euro – ha commentato il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca – Napoli est è uno di questi. Un intervento importante, un segnale di svolta che tuttavia non deve farci abbassare la guardia rispetto all’obiettivo di aumentare la raccolta differenziata, che a Napoli città è ancora al di sotto della media regionale. Dobbiamo arrivare al 60%”.

“Un esempio virtuoso di cooperazione istituzionale tra Asia, Comune di Napoli e Regione Campania – ha sottolineato Ferdinando Coppola, direttore acquisti di Asia Napoli – dopo 23 anni di vita la municipalizzata si dota finalmente di un impianto che consentirà di ridurre la dipendenza di Napoli e della Campania dagli impianti del Nord Italia“. Circa 60mila le tonnellate di rifiuti organici raccolte ogni anno in maniera differenziata in città, oggi spedite quasi tutte in impianti del Veneto a un costo che attualmente si aggira intorno ai 140 euro la tonnellata. “L’attivazione dell’impianto di Napoli est farà scendere il costo a 40 euro – ha spiegato l’assessore comunale all’ambiente Paolo Mancuso – con un risparmio di circa 3 milioni di euro che ci consentirà di ridurre la tariffa al cittadino”. All’orizzonte anche la realizzazione di un secondo digestore anaerobico da 35mila tonnellate, per il quale Comune di Napoli e Asia puntano ad accedere ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “Entro fine anno Asia lancerà un nuovo piano industriale – ha chiarito Manfredi – Napoli non sarà più la pecora nera dei rifiuti in Italia ma una grande città, autonoma nell’impiantistica e con una raccolta di qualità”.

Nuovi tasselli che andranno ad aggiungersi al piano lanciato dalla Regione Campania per recuperare i ritardi nella chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani, oggetto di condanna da parte della Corte di Giustizia europea con una sentenza del 2015, costata ai contribuenti campani una maxi sanzione da 20 milioni di euro più 120mila euro in multe quotidiane, ridotti di recente a 80mila per i buoni progressi riscontrati dalla Commissione UE sul fronte della rimozione delle ecoballe. “La realizzazione degli impianti di trattamento dell’umido ci darà la possibilità di contrattare la riduzione di un ulteriore terzo della sanzione con l’UE” ha spiegato l’assessore regionale all’ambiente Fulvio Bonavitacola. “A quel punto, avendo completato la bonifica delle discariche, avendo completato entro un anno e mezzo la rimozione delle ecoballe e avendo realizzato gli impiantì per l’umido avremo risolto un problema storico della Campania” ha chiarito De Luca, tornando a sottolineare la necessità di realizzare una quarta linea dell’inceneritore di Acerra per mettere in sicurezza il ciclo regionale.

Sul fronte dei rifiuti organici gli oltre 200 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania puntano a colmare un gap di trattamento che al momento oscilla tra le 300 e le 400mila tonnellate l’anno. Il piano d’investimenti, avviato a cavallo tra 2015 e 2016, procede però non senza intoppi, tra lungaggini burocratiche e levate di scudi delle amministrazioni locali che hanno fatto scendere a undici i quindici impianti inizialmente previsti. “Abbiamo dato i soldi ai Comuni che si erano candidati – ha spiegato De Luca – e in alcuni di questi, dopo un anno, sono venuti fuori i mal di pancia di comitati e controcomitati. Abbiamo avuto un po’ di ideologismi. Le vicende di questi mesi, tra guerra ed emergenza energetica, stanno però facendo capire a tutti che il tempo delle frottole è finito. Siamo chiamati a fare le persone serie. I paesi dell’Europa più avanzata questi problemi li hanno risolti vent’anni fa“. E a proposito di ideologismi e problemi antichi, sul termovalorizzatore di Roma De Luca si schiera sul fronte del ‘sì’, con un unica obiezione: “Sposo la proposta del mio amico sindaco Roberto Gualtieri – ha detto – ma i tempi di realizzazione non saranno quelli comunicati. Entro il 2026 non ce la si fa“.

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