NUOVE REGOLE PER LA GESTIONE DEI PNEUMATICI FUORI USO


pfu img

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ha visto la luce il DM 182/2019, contenente la revisione delle modalità di gestione dei PFU-Pneumatici Fuori Uso. Una filiera virtuosa che già oggi garantisce il corretto recupero e riciclo del 100% dei PFU generati da pneumatici regolarmente immessi sul mercato del ricambio e che da oggi darà ancora maggiori garanzie ai cittadini, un miglior servizio agli operatori e un ulteriore consolidamento della filiera industriale del riciclo, tutelando l’ambiente e il tessuto imprenditoriale.

Tra le principali novità introdotte, l’impiego degli eventuali avanzi di gestione economici di fine anno per la riduzione del contributo ambientale sui pneumatici a carico dei consumatori, un maggior controllo sui gestori di PFU in forma individuale e sugli acquisti di pneumatici on-line (da cui spesso hanno origine flussi irregolari), e l’introduzione per tutti i responsabili della gestione dei PFU dell’obbligo di effettuare la raccolta su tutto il territorio nazionale.

Plauso al Decreto del Ministero dell’Ambiente arriva da Ecopneus, la società senza scopo di lucro che gestisce ogni anno mediamente circa 200.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso in Italia, oltre il 50% del totale nazionale. Per il Direttore Generale Ecopneus Giovanni Corbetta “il nuovo assetto voluto dal Legislatore interviene su alcuni aspetti operativi legati alla gestione dei PFU che finora sono andati spesso a penalizzare i soggetti in forma associata come Ecopneus che, per via dei considerevoli quantitativi di PFU gestiti annualmente, ha negli anni dovuto sopperire ad alcune anomalie del sistema. Sentiamo in maniera forte il mandato del Legislatore e per questo abbiamo dato sempre il nostro pieno supporto al Ministero per il superamento di ogni eventuale criticità, attraverso un dialogo e un confronto costante, anche grazie ai quali è stato possibile arrivare all’emanazione del nuovo regolamento sui PFU”.

Vediamo le principali novità introdotte dal DM 182/2019:

LA RIDUZIONE DEL CONTRIBUTO AMBIENTALE PER I CONSUMATORI

Buone notizie arrivano per gli acquirenti di pneumatici, in quanto, gli eventuali avanzi economici di fine anno dovranno essere utilizzati per ridurre l’importo del contributo ambientale legato all’acquisto di pneumatici nuovi e non solo per interventi “straordinari” di gestione dei PFU come era in precedenza.

MAGGIORI CONTROLLI SUGLI ACQUISTI ONLINE DI PNEUMATICI

Con l’istituzione del “Rappresentante autorizzato” si vincolano produttori e importatori di pneumatici con sede legale all’estero (come ad esempio le piattaforme web per l’acquisto di pneumatici, da cui spesso hanno origine flussi irregolari) ad avere una figura giuridica responsabile degli obblighi di gestione dei PFU a cui sono tenuti.

RACCOLTA SU TUTTO IL TERRITORIO E NON SOLO IN AREE DI PIU’ FACILE SERVIZIO E MINOR COSTO

I soggetti autorizzati alla gestione dei Pneumatici Fuori Uso (siano essi in forma “associata”, come le società consortili di gestione, oppure in forma “individuale” qualora ne gestiscano oltre 200 tonnellate annue) dovranno garantire la raccolta dei PFU su tutto il territorio nazionale, rendicontando al Ministero i quantitativi raccolti semestralmente secondo delle macro-aree geografiche individuate dal Decreto stesso. Previsto anche l’obbligo di gestione di PFU corrispondenti alle tipologie di pneumatici immessi nel mercato l’anno precedente (di grandi dimensioni, medie o piccole come quelli per auto e moto). Il Decreto obbliga anche a rispondere alle richieste di raccolta dei PFU da parte dei gommisti in base all’ordine di arrivo delle stesse, senza accordare preferenze o priorità a punti di generazione dei PFU in particolare. L’obiettivo è uniformare gli obblighi di raccolta tra tutti i soggetti, impedendo che vengano servite solamente le aree di più facile servizio e minor costo, oppure che vengano preferite tipologie di più facile ed economica gestione come i PFU da autovettura e moto.

MAGGIORE TRASPARENZA SUI SOGGETTI DI GESTIONE “INDIVIDUALI” DEI PFU

I sistemi di gestione dei PFU cosiddetti “individuali” in Italia sono circa 50 e coprono circa il 10% del totale nazionale. Quest’ultimi, al pari dei soggetti di gestione in forma “associata”, saranno tenuti agli obblighi di comunicazione e informazione al Ministero, a dimostrare di avere un sistema strutturato per la gestione del recupero dei PFU, nonché agli obblighi di raccolta dei PFU su tutto il territorio nazionale.

Nessun commento

Commenta

Realizzato da