Plastica, il Parlamento Ue: “Serve mercato interno per le materie riciclate”


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Unione europea sempre più protagonista nella guerra globale all’inquinamento da rifiuti in plastica. L’europarlamento riunito in plenaria a Bruxelles ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione sulla strategia europea sulla plastica presentata lo scorso gennaio dalla Commissione nell’ambito del piano d’azione per la transizione verso un’economia circolare. Nel documento I deputati chiedono la creazione di un vero e proprio mercato unico per le plastiche riciclate, incentivi per la raccolta dei rifiuti in mare, nuove norme a livello europeo in materia di biodegradabilità e compostabilità e un divieto totale della plastica ossidegradabile entro il 2020. I deputati propongono inoltre un divieto delle microplastiche nei cosmetici e nei prodotti per la pulizia entro il 2020.

“La mia relazione non è un appello contro la plastica – ha detto il relatore Mark Demesmaeker ma un appello per un’economia circolare della plastica, in cui trattiamo la plastica in modo sostenibile e responsabile, in modo da poter fermare gli effetti dannosi e preservare il valore della catena di produzione. Per avere successo, dobbiamo utilizzare la strategia come leva per modelli circolari di produzione e consumo. Dobbiamo fornire soluzioni su misura, poiché non esistono soluzioni facili. E dobbiamo lavorare insieme lungo l’intera catena”.

Tra le proposte avanzate dagli europarlamentari, la creazione di un mercato interno per le materie prime secondarie, fissando standard sulla qualità per creare fiducia e rafforzare il mercato della plastica secondaria, tenendo conto dei diversi gradi di riciclaggio compatibili con i diversi usi, garantendone al tempo stesso la sicurezza, ad esempio quando la plastica riciclata è utilizzata in contenitori per alimenti. Gli Stati membri, secondo gli eurodeputati, dovrebbero inoltre considerare la possibilità di ridurre l’IVA sui prodotti contenenti materiali riciclati.

Con l’approvazione della relazione, sebbene non vincolante, il Parlamento Ue ha in sostanza dato il via libera “condizionato” alla strategia europea sulla plastica, presentata a gennaio dall’esecutivo guidato da Jean Claude Juncker. Strategia che adesso dovrà tradursi in misure concrete: tra quelle proposte dalla Commissione, quella di rendere riciclabili entro il 2030 tutti gli imballaggi in plastica prodotti e commercializzati sul territorio dell’Unione. Entro la stessa data, secondo la Commissione, occorre poi quadruplicare la capacità di selezione dei rifiuti e di riciclo, cosa che potrebbe garantire la creazione di 200mila nuovi posti di lavoro in tutta Europa.

Nel mirino della Commissione anche i prodotti monouso, per i quali sarà presentata nei prossimi mesi un’apposita proposta di legge. Nonostante la crescente attenzione dei Paesi membri alla corretta gestione dei propri rifiuti, i tassi di avvio a riciclo nell’Unione europea restano oggi decisamente bassi. L’esecutivo stima che dei 25 milioni di tonnellate di scarti in plastica  generati ogni anno dai cittadini dell’Ue meno del 30 % venga raccolto per tornare a nuova vita. Secondo la Commissione, una quota compresa tra il 2 e il 5% della plastica prodotta finisce poi inesorabilmente negli oceani, causando gravi alterazioni degli ecosistemi marini e costieri. L’allarme riguarda soprattutto le microplastiche contenute nei cosmetici, una minaccia terribile per la salute della fauna marina, che l’esecutivo punta a combattere annunciando la prossima introduzione di limitazioni più severe al loro utilizzo.

Oltre alla tutela dell’ambiente, però, il piano dell’esecutivo Ue guarda anche alla crescita e all’occupazione per porre le basi di una nuova economia delle materie plastiche, in cui progettazione e produzione vadano di pari passo con riutilizzo, riparazione e riciclo. Una scommessa che la Commissione punta a vincere dicendosi pronta a mettere sul tavolo ben 100 milioni di euro in finanziamenti per lo sviluppo di materiali plastici più intelligenti e più riciclabili, per processi di riciclo più efficienti e per tracciare e rimuovere le sostanze pericolose e i contaminanti dalle materie plastiche riciclate. Interventi che, secondo la Commissione, serviranno a stimolare una domanda di mercato di plastica riciclata che in Europa non riesce ancora a decollare. Senza dimenticare che a partire dallo scorso gennaio c’è anche da fare i conti con lo stop del governo cinese all’importazione di rifiuti plastici, un autentico terremoto. Per decenni infatti gli impianti del Dragone hanno rappresentato una fondamentale valvola di sfogo per la plastica post consumo raccolta in Europa. Tanta, troppa rispetto alla capacità di riciclo e smaltimento del Vecchio Continente. Che senza lo sbocco cinese, rischia adesso di rimanerne sepolto.

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