PNRR e rifiuti, in graduatoria anche nuovi impianti per Napoli

Due biodigestori e nuove piattaforme per il riciclo: ecco i progetti per Napoli entrati nelle graduatorie per l’accesso ai fondi PNRR

Ci sono anche i due digestori anaerobici di Poggioreale e Tufino tra i progetti entrati nelle graduatorie per l’accesso ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, pubblicate venerdì scorso dal Ministero della Transizione Ecologica. Sono 468 le proposte selezionate dalla commissione tra le domande fatte pervenire da comuni e gestori del servizio pubblico per la linea d’intervento da 450 milioni di euro dedicata all’ammodernamento e realizzazione di impianti per il trattamento e il riciclo dei rifiuti urbani differenziati. Tra questi anche quattro degli undici progetti presentati dalla utility napoletana Asia (per conoscere il destino degli altri sette bisognerà aspettare il 20 novembre) in un pacchetto da 70 milioni di euro. Valutato 61,27 punti il progetto da 46 milioni di euro per il digestore anaerobico di via del Riposo, che dovrebbe trattare 40mila tonnellate l’anno di rifiuti organici da raccolta differenziata con produzione di compost e biometano. Ammessi in graduatoria anche il progetto per l’mpianto di selezione della raccolta differenziata di viale della Resistenza, con capacità di 10mila tonnellate annue, l’impianto di trattamento di carta e cartone da 37mila tonnellate annue da realizzare nell’area ex ICM di via delle Brecce e quello per il centro di trasbordo di via Pablo Picasso.

Buone notizie anche sul fronte metropolitano con l’ingresso in graduatoria di due progetti presentati da Sapna nell’ambito del programma ‘Uprise’ per il revamping degli impianti di trattamento meccanico biologico al servizio di Napoli e provincia. La prima proposta prevede la rifunzionalizzazione di una sezione del TMB di Tufino con la realizzazione di una linea di digestione anaerobica per il recupero di 57mila tonnellate l’anno di frazione organica da raccolta differenziata e di 18mila tonnellate di potature del verde urbano per la produzione di circa 10mila tonnellate annue di compost di qualità e 5 milioni di metri cubi di biometano. Un’area adiacente al TMB verrà invece trasformata in una linea di lavorazione di 37mila tonnellate annue di rifiuti in carta e cartone per la produzione di macero ‘end of waste’ da avviare a recupero in cartiera. Il secondo progetto ammesso in graduatoria prevede invece la realizzazione di una piattaforma per il trattamento della raccolta differenziata su un lotto in disuso accanto al TMB di Caivano. Una prima linea di lavorazione trasformerà 77mila tonnellate l’anno di rifiuti di vetro in rottame pronto al forno da inviare alle vetrerie, mentre una seconda sarà dedicata al trattamento di oltre 37mila tonnellate di rifiuti in carta e cartone per la produzione di balle di macero ‘end of waste’.

Vale la pena ricordare che il piano di Sapna prevedeva in origine anche il revamping del TMB di Giugliano con la realizzazione di un ulteriore digestore anaerobico, ma la proposta non era stata inviata al Ministero della Transizione Ecologica per indisponibilità del Comune. I progetti selezionati saranno ora sottoposti a un’ulteriore verifica prima dell’approvazione delle graduatorie definitive. Solo a quel punto sarà possibile conoscere la dotazione economica per le singole proposte. “Questo primo step tecnico ci da grande soddisfazione per il duro lavoro che ha visto protagonisti gli uffici tecnici di Asia e Sapna – commenta Domenico Ruggiero, amministratore di Asia e direttore tecnico di Sapna – impegnati a calare la progettualità innovative in siti già esistenti ed in piena funzione e in zone al centro di Napoli. Nello stesso tempo ci dà ottimismo per la visione futura che abbiamo per le due società in modo da renderle protagoniste insieme ai cittadini nell’industria dell’economia circolare a Napoli e provincia”. Gli interventi andranno realizzati entro e non oltre il 2026. Una corsa contro il tempo, se si considera che per autorizzare l’impianto di digestione anaerobica di Napoli est ci sono voluti circa cinque anni e che la gara d’appalto bandita a luglio è andata deserta per le incertezze legate al caro materiali e alla crisi energetica.

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