Pannelli solari a fine vita: una miniera da 15 miliardi


pannelli solari

Un giro d’affari a sei zeri. È quello che entro i prossimi quindici anni potrebbe svilupparsi attorno alle attività di recupero di materia dai pannelli solari a fine vita, secondo quanto stimato da Irena – l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili – nel primo dossier dedicato al business della gestione dei rifiuti da fotovoltaico. Business che se oggi occupa una fetta relativamente marginale del mercato dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, nel giro dei prossimi tre lustri potrebbe invece assurgerne a vero e proprio protagonista. Secondo Irena infatti, dalle 250mila tonnellate di rifiuti da pannelli fotovoltaici prodotte nel 2016, si passerà entro il 2030 a ben 1,7 milioni di tonnellate, con il valore della materia riciclabile ricavabile dai moduli a fine vita stimato dall’Agenzia in circa 450 milioni di dollari. Materia sufficiente alla fabbricazione di 60 milioni di nuovi pannelli.

Ma non è tutto, perchè secondo Irena nel giro dei prossimi trentacinque anni il business è destinato a passare addirittura da sei a nove zeri. Entro il 2050, spiega infatti il dossier, si produrranno circa 60-78 milioni di tonnellate di rifiuti da pannelli a fine vita, dai quali sarà possibile ricavare materia per ben 15 miliardi di dollari, sufficiente a produrre la bellezza di due miliardi di nuovi moduli. Un business, quello del riciclo dei moduli fotovoltaici, destinato a crescere in concomitanza con la progressiva dismissione dei pannelli più “anziani”. La vita media di un modulo ad energia solare, si legge infatti nel report, è di circa 30 anni. Ciò significa che, risalendo le prime installazioni alla fine degli anni ’90, a partire dal 2030 la quantità di pannelli dismessi aumenterà progressivamente, spingendo ancora più in alto le già vertiginose cifre dei flussi globali di rifiuti elettrici ed elettronici. Se nel 2014 delle 41,8 milioni di tonnellate di Raee generati complessivamente a livello mondiale solo la millesima parte era rappresentata da pannelli fotovoltaici, entro il 2050, spiega Irena, la quantità di moduli dismessi potrebbe invece arrivare a superare del 10% lo stesso totale.

Un flusso di rifiuti imponente, quello atteso a partire dai prossimi quindici anni dalle dismissioni dei pannelli giunti a fine vita, che solo un adeguato sistema di gestione potrà riuscire a trasformare da minaccia per l’ambiente e la salute in occasione di sviluppo economico ed occupazionale. Motivo per cui Irena invita governi e stakeholder a giocare d’anticipo sui tempi, agendo lungo tre direttrici: regolamentazione, investimenti e ricerca. “Al momento – spiega Irena – solo l’Ue ha adottato uno specifico quadro regolamentare sulla gestione dei rifiuti da fotovoltaico, mentre la maggior parte dei Paesi continua a classificarli come rifiuti generici o industriali” benchè soltanto “lo sviluppo di regole specifiche di raccolta e riciclo dei pannelli a fine vita possa rendere possibile gestire in maniera consistente, efficiente e profittevole i volumi crescenti”. Senza dimenticare, si legge nel dossier, il ruolo giocato dallo sviluppo di sinergie industriali tra produttori e riciclatori “in accordo con i principi della responsabilità estesa”. Ma per realizzare appieno lo smisurato potenziale economico ed occupazionale dei riciclo dei pannelli, è soprattutto sulla ricerca che, secondo Irena, occorre investire. “I materiali recuperati – si legge infatti nel dossier – mancano spesso della qualità necessaria a raggiungere il massimo valore potenziale proprio perchè i processi di riciclo non sono pienamente sviluppati“. Spingere sulla ricerca, spiega il dossier, “potrebbe contribuire a colmare questo gap rendendo possibile un pieno ed efficiente riciclo di materia e componenti“.

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