Normativa 231

Recovery Fund, Ref: «Sui rifiuti manca una visione strategica»

«Il Recovery Fund è il più grande programma di infrastrutturazione europeo degli ultimi decenni. L’acqua e i rifiuti devono essere al centro di questo progetto, pienamente incardinati nella
transizione verde e con chiari benefici per le future generazioni». A dichiararlo è Donato Berardi, direttore del Laboratorio Ref Ricerche, coordinatore di un focus sull’ultima bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza messa a punto dal governo che, spiega in una nota il gruppo di lavoro «manca allo stato attuale di visione strategica e della coesione necessaria a traguardare i bisogni delle future generazioni». Una bocciatura che fa il paio con quella arrivata ieri dalle imprese nazionali del riciclo.

Pur riconoscendo le criticità che caratterizzano il servizio idrico e dei rifiuti, scrive Ref, il PNRR «non indica ancora una chiara strategia per superarle. Un’impostazione dettata dall’esigenza di impegnare in tempi celeri le risorse e che necessita di ulteriori approfondimenti per identificare le priorità e i bisogni». Poche e male orientate le misure del Piano in materia di rifiuti, scrive Ref. Perchè anche se «il PNRR stanzia 1,5 miliardi di euro per la realizzazione di nuovi impianti e l’ammodernamento degli impianti esistenti» spiega il Laboratorio «la soluzione al problema indicata dal Recovery Plan è il potenziamento di impianti di trattamento intermedio: le cosiddette “fabbriche dei materiali”, impianti che come è noto non chiudono il ciclo, ma sono utilissimi per: 1) consentire il trasporto dei rifiuti in regioni diverse da quelle da cui originano; 2) preparare i rifiuti per essere smaltiti in discarica».

Secondo il Laboratorio, «Per raggiungere il 65% di riciclaggio e la riduzione sotto al 10% della discarica entro il 2035 occorre realizzare gli impianti per il riciclo e accettare che tutto ciò che non può essere riciclato venga destinato alla produzione di energia e/o carburanti, unica reale alternativa per gli scarti del riciclo e per i rifiuti non differenziati, evitando il più impattante smaltimento in discarica». Obiettivi per raggiungere i quali, spiega Ref, è necessario «ridurre la produzione di rifiuto (sostenendo il deposito su cauzione, la vendita di prodotti sfusi, la tariffazione puntuale, eccetera), promuovere il riuso dei beni, gli impianti e le materie prime da riciclo, e tassare lo smaltimento in discarica», sostenendo al tempo stesso tutte le forme di recupero per i rifiuti che non sono riciclabili (Waste To Energy, Waste To Fuel, Waste To Chemical).

Ref auspica infine un maggior coinvolgimento, nella fase di attuazione del Piano, di ARERA (l’autorità di regolazione per i servizi energetici, idrici e ambientali). «Posto che una delle prime indicazioni provenienti dall’UE per un corretto utilizzo delle risorse del Recovery Fund è il richiamo alla coerenza nella pianificazione, si intuisce come ARERA si ponga naturalmente come cabina di regia naturale relativa alla verifica del carattere urgente e strategico degli interventi proposti, in stretta interazione e sinergia con quanto espresso dai territori». Anche nel settore dei rifiuti, «per sostenere attraverso tariffe, incentivi e penalizzazioni, la realizzazione degli impianti necessari a chiudere i divari impiantistici, come previsto dal Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti (PNGR)».

 

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