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Riciclo, tra crisi e resilienza: “Servono semplificazioni e incentivi”

Un 2019 di crescita e consolidamento, un 2020 di crisi e resilienza. Questa in sintesi la doppia fotografia scattata dall’ultimo rapporto L’Italia del Riciclo, presentato questa mattina da Fise Unicircular e Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Lo scorso anno, dice il rapporto, risultati di tutto rispetto per la filiera degli imballaggi, 9,6 milioni di tonnellate avviate a recupero di materia (il 3% in più rispetto al 2018) e un complessivo tasso di riciclo che ha raggiunto il 70% sull’immesso al consumo, con livelli di avanguardia in Europa per i vari materiali.

Bene anche rifiuti tessili e rifiuti da costruzione e demolizione, con questi ultimi arrivati a un tasso di recupero complessivo del 77%. In crescita del 7,5% anche il recupero della frazione organica, la quota più consistente dei rifiuti urbani. Non mancano però i ritardi: ancora lontani gli obiettivi europei per i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), con il riciclo in Italia al 38% (in crescita del 10%), ma distante dall’obiettivo del 65% fissato per il 2019. Ritardi anche sui target complessivi di recupero dei veicoli fuori uso, di oltre 10 punti al di sotto dell’obiettivo del 95% previsto per il 2015.

Uno scenario sul quale, nei primi mesi del 2020, si è abbattuta la pandemia da coronavirus, sottolineando al tempo stesso resilienza e criticità delle nostre filiere del riciclo. Nei primi 4 mesi del 2020 dice il Rapporto si è registrato un incremento di otre il 7% della raccolta differenziata dei rifiuti d’imballaggio domestici, mentre riduzioni importanti (superiori al 10%) hanno subito, invece, tutte le filiere collegate ai conferimenti presso le isole ecologiche (Raee e imballaggi in legno) e quelle legate alle attività industriali e commerciali che hanno dovuto interrompere la loro attività. E se il sistema della raccolta ha tenuto banco evitando che l’emergenza covid si trasformasse in un’emergenza rifiuti, ripercussioni più pesanti si sono registrate su altri due fronti: il crollo della richiesta di materie prime riciclate, legato alla riduzione degli sbocchi esteri e nazionali a causa del blocco di alcuni settori produttivi, e il rallentamento e i tagli degli investimenti programmati nel settore dei rifiuti. Due fronti critici sui quali Unicircular e Fondazione per lo sviluppo sostenibile chiedono al governo interventi rapidi, anche attingendo alle risorse del Recovery Fund.

«È necessaria in particolare – evidenzia Paolo Barberi, Presidente di FISE UNICIRCULAR – la rapida definizione dei decreti nazionali per le diverse filiere End of Waste e la semplificazione delle procedure di controllo sulle autorizzazioni End of Waste, caso per caso. L’emergenza ha evidenziato inoltre alcune carenze di dotazione impiantistica (soprattutto per la frazione organica e la frazione residuale non riciclabile) e la necessità di nuove tecnologie di riciclo per alcune tipologie di rifiuti (plastiche miste e alcuni Raee). Il sistema italiano del riciclo è in grado di affrontare i nuovi e più ambiziosi target europei per l’economia circolare purché si facciano ulteriori sforzi per migliorare la qualità delle raccolte e di conseguenza dei materiali da riciclo, venga promosso l’uso dei prodotti “circolari” e siano recuperati i ritardi e le carenze impiantistiche ancora presenti in alcune zone del Paese».

«Per sviluppare l’economia circolare, favorire innovazione e nuovi investimenti – ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – sarebbe molto utile ridurre i tempi troppo lunghi , a volte di anni , per le autorizzazioni di attività di riciclo di rifiuti che generano prodotti (End of waste) affidate, caso per caso, alle Regioni e oggi sottoposte ad un doppio regime di controllo a campione ,non previsto dalle Direttive europee e non richiesto in nessun altro Paese europeo. Nell’uso delle risorse europee del Recovery fund è inoltre necessario finanziare la ricerca e l’innovazione delle tecniche di riciclo in settori critici che hanno importanti potenzialità ambientali e di sviluppo (per esempio il riciclo delle plastiche miste e di alcuni RAEE) nonché finanziare l’innovazione per migliorare la riciclabilità di alcuni prodotti e per aumentare l’impiego di materiale riciclato in sostituzione di materie prime vergini».

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