Rifiuti da costruzione e demolizione, circolari ma non troppo

Nel 2018 riciclato l’81% dei rifiuti da costruzione e demolizione, ma utilizzati quasi esclusivamente per “riempimenti e sottofondi stradali”

Rappresentano quasi la metà di tutti i rifiuti speciali generati in un anno dalle attività commerciali, manifatturiere e industriali del Paese e, quando opportunamente trattati, si trasformano in una montagna di nuovi materiali pronti per essere riutilizzati. Composti per la quasi totalità da elementi che, per le loro qualità chimico-fisiche, si prestano benissimo al reimpiego nei settori dell’edilizia e delle infrastrutture, i rifiuti da costruzione e demolizione possono contribuire in maniera determinante a ridurre le impattanti estrazioni di materiali vergini dalle cave e a tagliare le emissioni del settore delle costruzioni. Cosa particolarmente vera per le frazioni inerti come laterizi, calcestruzzi e sabbie, che in Italia una filiera ben strutturata e qualificata provvede ormai da anni a recuperare e trasformare in “aggregati riciclati” da destinare alle nuove costruzioni. Insomma, una risorsa preziosissima per spingere un settore chiave come quello edile, strategico per l’economia ma anche tra quelli a maggiore impatto ambientale, verso modelli sempre più circolari. I numeri sembrano avvalorare queste affermazioni. Secondo l’ultimo rapporto Ispra, infatti, nel 2018 delle 59 milioni 800mila tonnellate di rifiuti da C&D generate in Italia (pari al 45% dell’intera produzione nazionale di rifiuti speciali) più di 49 sono state avviate a operazioni di riciclo, con un tasso di recupero dell’81% di gran lunga superiore al target del 70% fissato dalle direttive europee in materia.

Un’autentica eccellenza dell’economia circolare italiana, se non fosse per il fatto che ad un’analisi più approfondita i dati di settore dipingono uno scenario di gran lunga meno entusiasmante. I rifiuti da C&D, scrive infatti Ispra, «sono generalmente recuperati in rilevati e sottofondi stradali», ovvero operazioni che, per quanto abbiano una loro importanza, non riescono a sfruttare appieno il potenziale di quella inestimabile montagna di risorse. Un problema che non è solo italiano, come dimostra un dossier dell’Agenzia europea dell’ambiente, secondo cui delle circa 400 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e demolizione generate in Europa nel 2016, ultimo dato reso disponibile da Eurostat, una media dell’89% è stata sì avviata a recupero, ma quasi esclusivamente in forma di riempimento, visto che “il settore delle costruzioni – si legge nella ricerca – usa raramente materiali riciclati”. Eppure quegli stessi rifiuti potrebbero contribuire a ridurre di netto le emissioni della filiera del cemento, allineandola agli ambiziosi obiettivi europei di decarbonizzazione fissati dal Green Deal: taglio delle emissioni del 55% entro il 2030 e neutralità carbonica al 2050.

Mantenendo ritmo e logiche attuali, si legge infatti nel dossier dell’EEA, entro il 2050, i materiali usati nel settore delle costruzioni genereranno ben 250 milioni di tonnellate di Co2, mentre già oggi il settore del cemento è da solo responsabile dell’8% delle emissioni globali. Eppure, secondo gli standard tecnici approvati a livello europeo, fino al 20% dei materiali vergini presenti nelle nuove malte può essere sostituito con scarti del cemento senza alterarne le proprietà fisico-chimiche. Perché questo avvenga, scrive però il dossier, occorre rimuovere ostacoli a tutti i livelli della filiera. Ad esempio introducendo meccanismi fiscali che rendano non più convenienti le estrazioni di materiali vergini, inasprendo le tasse sui prelievi dalle cave e sullo smaltimento in discarica degli inerti, ad esempio, ma anche criteri end of waste che garantiscano uniformità qualitativa tra i prodotti derivanti dal riciclo dei rifiuti, vincendo la diffidenza che ancora oggi molti operatori nutrono nei confronti degli aggregati da recupero. Proprio un testo sul fine vita dei rifiuti da costruzione e demolizione è tra quelli attualmente allo studio del Ministero della Transizione ecologica, che con la sua approvazione potrebbe dare la spinta a un settore, in Italia come in Europa, circolare ma non troppo. Il tema sarà al centro del primo di tre appuntamenti promossi da Anpar e Ance, venerdì a partire dalle 10:30 su Ricicla.tv, per fare luce su criticità e prospettive di sviluppo sostenibile per la filiera degli aggregati riciclati e per l’intero settore edile.

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