Rifiuti, ecco come sarà il Programma Nazionale

Dalla definizione delle macroaree ai criteri per calcolare il fabbisogno di recupero e smaltimento, passando per le strategie che guideranno le pianificazioni a livello regionale: comincia a prendere forma il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti. Con qualche rimando al famigerato articolo 35 dello ‘Sblocca Italia’

Individuare il fabbisogno di recupero e smaltimento da soddisfare per garantire il rispetto dei principi di autosufficienza e prossimità nella gestione dei rifiuti e allineare il Paese alle coordinate dell’Ue in materia di economia circolare. Comincia a prendere forma il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, o PNGR, considerato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza tra le riforme strutturali di settore e sul quale si è ufficialmente aperta la fase di scoping per la Valutazione Ambientale Strategica, o VAS. Disponibile per ora solo il rapporto preliminare, ma nelle sue novanta pagine il Ministero della Transizione Ecologica già delinea gli assi portanti della misura, che dovrebbe entrare in vigore entro aprile 2022 e che rappresenterà “uno strumento di indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione della gestione dei rifiuti”. Una precisazione che il Ministero della Transizione Ecologica mette nero su bianco già nelle primissime righe del rapporto, quasi a voler chiarire da subito che il Programma non sarà un nuovo ‘Sblocca Italia’, il contestato provvedimento adottato nel 2014 dall’allora governo in carica guidato da Matteo Renzi proprio con l’obiettivo di colmare i gap di gestione dei rifiuti sul territorio nazionale. Un piano rimasto lettera morta, sulla scorta dei pronunciamenti della Corte di Giustizia Europea prima e del Tar del Lazio poi che ne avevano dichiarato illegittimi i provvedimenti attuativi. Perché? Proprio per la mancata attivazione della VAS. Sbagliando s’impara, verrebbe da dire, visto che tra le due misure non mancano le differenze ma neppure le analogie.

Nello specifico, il Programma Nazionale, si legge, “fissa i macro-obiettivi e definisce i criteri e le linee strategiche, a cui le Regioni e le Province autonome dovranno attenersi nella elaborazione dei Piani di gestione dei rifiuti” ricorda il rapporto preliminare, “offrendo, contestualmente, una ricognizione nazionale dell’impiantistica, suddivisa per tipologia di impianti e per regione, al fine di fornire indirizzi atti a colmare le lacune presenti nel territorio“. All’orizzonte, spiega il rapporto, ci sono i nuovi obiettivi introdotti con il recepimento delle direttive Ue sull’economia circolare: tra gli altri il 65% di riciclo dei rifiuti urbani e un tetto massimo del 10% allo smaltimento in discarica entro il 2035, Nel 2019, riporta però il rapporto, il 20,9% dei rifiuti urbani prodotti è stato smaltito in discarica e complessivamente l’analisi dei dati nazionali “evidenzia la necessità di imprimere una accelerazione nel miglioramento del sistema di gestione, soprattutto in alcune zone del Paese“. Una accelerazione che il PNGR punta ad imprimere effettuando una ricognizione dei flussi e del fabbisogno di trattamento, ma anche garantendo la standardizzazione dei piani di gestione e la loro conformità alle necessità emerse dalla ricognizione.

Sul primo fronte, quello del fabbisogno, la valutazione partirà dal censimento regione per regione della produzione assoluta di rifiuti urbani e speciali e della presenza di impianti di incenerimento o pretrattamento, passando poi a definire il fabbisogno di impianti di recupero per le frazioni differenziate e di impianti di incenerimento. Proprio come lo ‘Sblocca Italia’ il programma condurrà “un focus specifico” sui rifiuti residuali della raccolta differenziata e sui rifiuti organici. “Una puntuale analisi dei flussi – prosegue il rapporto – costituirà la base per delineare la migliore strategia per la gestione di tali rifiuti, definendo i relativi fabbisogni impiantistici da soddisfare, anche per macroaree”. Ed è proprio al capitolo macroaree che il rapporto preliminare richiama esplicitamente l’articolo 35 dello ‘Sblocca Italia’, che al comma 1 divideva la Penisola in cinque sezioni nelle quali raggiungere l’autosufficienza della gestione: Nord, Centro, Sud Peninsulare, Sicilia e Sardegna. A differenza del provvedimento firmato Renzi però il Programma non indicherà nel dettaglio quali e quanti impianti realizzare per soddisfare il fabbisogno residuo. lasciando “le responsabilità in capo alle Regioni e alle Province”.

La pianificazione di dettaglio insomma spetterà agli enti territoriali competenti, ma sarà guidata dal Programma Nazionale con una serie di criteri e obiettivi. Il PNGR si legge nel rapporto “individuerà le strategie principali per il perseguimento degli obiettivi generali cui le Regioni dovranno tendere ai fini del pieno raggiungimento dei medesimi con una programmazione di prospettiva di breve (2025) e medio termine (2030), muovendosi da alcune considerazioni circa lo stato di attuazione dei suddetti obbiettivi europei in relazione alla gestione dei rifiuti”. Strategie che riguarderanno, tra l’altro, la necessità di realizzazione di nuovi impianti nel rispetto del principio di prossimità, la realizzazione di progetti per lo sviluppo dell’economia circolare per filiere industriali strategiche, la necessità di incrementare la raccolta dei rifiuti attraverso l’implementazione e digitalizzazione della rete di raccolta differenziata. “Per ogni strategia volta al perseguimento di un obiettivo generale – chiarisce il rapporto – saranno individuati: gli strumenti innovativi di riferimento, i soggetti attuatori coinvolti, le possibili fonti di finanziamento, le proposte di azioni ed eventuali indicatori per il monitoraggio dell’attuazione”. Un approccio in questo caso diametralmente opposto a quello dello ‘Sblocca Italia’, che nei decreti attuativi riportava con precisione il numero di impianti da realizzare, lasciando alle Regioni la sola libertà di scegliere se integrarli nelle rispettive pianificazioni o se ‘spalmare’ il fabbisogno da soddisfare sulla base di accordi interregionali da stringere con le altre amministrazioni della macroarea d’appartenenza.

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