Raccolta rifiuti elettrici, +5% nel 2017: raggiunto target Ue (al 2016)


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Crescono i volumi della differenziata dei rifiuti elettrici ed elettronici in Italia, ma resta lo storico gap tra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud, dovuto soprattutto alla mancanza di centri di raccolta. Cosa che pesa sulle performance complessive del sistema nazionale, che ancora fatica ad adeguarsi agli obiettivi europei. Questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dal rapporto annuale sul 2017 compilato dal Centro di Coordinamento Raee e presentato questa mattina a Milano. Dall’analisi dei dati 2017 emerge un ulteriore rafforzamento della raccolta differenziata, spiega il CdC, con una crescita dei volumi gestiti dai Sistemi Collettivi dei produttori pari al 4,7% in più rispetto al 2016. Che equivale a oltre 13 milioni di chilogrammi di rifiuti elettrici in più, raccolti e avviati a corretto trattamento. La raccolta complessiva di è stata pari a 296.274.320 kg.

Il rapporto del CdC registra un andamento della raccolta positivo in tutto il Paese, ma con evidenti differenze tra le diverse aree territoriali, dovute soprattutto alla più o meno strutturata rete di centri di raccolta. I centri attivi sul territorio nazionale sono infatti 4.076, ma la loro distribuzione premia nettamente le Regioni del Nord. Al primo posto Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta con 20 CdR ogni 100mila abitanti, mentre la Lombardia vanta il maggior numero di strutture: 859 Centri di Raccolta (di cui 522 aperti dalla Distribuzione) e 102 Altri Centri. “Occorre colmare gli squilibri che ancora persistono nel Paese – dichiara Giancarlo Dezio, presidente del Centro di Coordinamento Raee – gli enti locali sono chiamati ad attuare serie politiche di informazione e infrastrutturazione per supportare la diffusione della cultura della raccolta”.

Guardando al dato territoriale, nelle Regioni del Nord la raccolta risulta aumentata del 5,30% rispetto al 2016, mentre il Centro ha raccolto il 5,58% di Raee in più rispetto all’anno precedente, mentre nell’area Sud e Isole si registra un più timido aumento della raccolta del 2,19%. Tutte le Regioni presentano risultati positivi ad eccezione di Campania e Molise, le migliori performance nell’incremento della raccolta sono attribuibili a Puglia e Calabria, con un aumento rispettivamente del 12,37% e 11,46%. Incrementi anche per Basilicata e Sicilia, anche se non sufficienti. Nel 2017 il Raggruppamento 2 (Grandi Bianchi) risulta il più raccolto con oltre 96mila tonnellate di Raee. Il dato è positivo per tutte le tipologie di Raee ad eccezione di R3 (Tv e Monitor) che, coerentemente con l’andamento di questo settore negli ultimi anni, segna un -3,76% rispetto al 2016. In particolare, nel corso del 2017 R1 (Freddo e Clima) cresce del 5,63%, R2 (Grandi Bianchi) del 7,35%, registrando la performance di raccolta assoluta migliore, R4 (Piccoli Elettrodomestici) presenta un incremento del 9,04% e R5 (Sorgenti Luminose) del 5,69%.

“Il quadro è positivo – commenta Dezio –  ma gli obiettivi europei ci incalzano e dobbiamo guardare al futuro”. L’aumento della raccolta registrato nel 2017 dovrebbe permettere all’Italia di avvicinarsi, sebbene in ritardo, al target europeo che obbligava gli Stati membri a recuperare, dal primo gennaio 2016, Raee pari al 45% in peso dell’immesso a consumo nei tre anni precedenti. Se il dato dichiarato lo scorso anno dal CdC, infatti, vedeva la raccolta attestarsi al 40,86%, a parità di immesso a consumo il cinque per cento in più registrato quest’anno dovrebbe permettere al Paese di raggiungere l’obiettivo fissato dalle norme Ue con un anno di ritardo. Senza dimenticare che i dati forniti oggi dal Centro di Coordinamento Raee andranno integrati con le quantità di rifiuti elettrici gestiti dagli impianti privati e con quelli raccolti dai comuni che non hanno sottoscritto l’accordo con il CdC. In entrambi i casi le quantità saranno dichiarate solo a fine aprile con la compilazione dei Mud. Tra qualche settimana, insomma, il dato nazionale potrebbe essere corretto, anche se di poco, al rialzo. Il problema è che dal primo gennaio 2019 il target di raccolta passerà al 65%. Ciò significa che entro il prossimo anno l’Italia potrebbe dover recuperare un gap di circa venti punti. Ma non è finita qui.

A partire dall’agosto di quest’anno entrerà in vigore il cosiddetto regime “Open Scope”, che amplierà il ventaglio dei prodotti elettrici ed elettronici che una volta divenuti rifiuto dovranno essere recuperati dai Sistemi Collettivi dei produttori. Ciò significa che aumenterà la base di immesso a consumo sulla quale calcolare il raggiungimento dei target. In sostanza, dal prossimo anno l’Italia sarà chiamata a raccogliere molto di più. “Non sappiamo quali e quanti saranno i produttori e i prodotti coinvolti – spiega Dezio – ma come per ogni cambiamento sarà necessario lavorare tutti assieme perché questo porti al raggiungimento dei risultati attesi. Il Centro di Coordinamento è in prima linea per agevolare tutti coloro che si troveranno ad affrontare queste novità”.

 

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