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Rifiuti elettrici, tra finanziamenti al riciclo e ritardi

Dal Ministero dell’Ambiente un bando da 2 milioni per progetti di ricerca e sviluppo per il riciclo dei Raee. Nel 2018 41mila tonnellate esportate per mancanza di tecnologie di recupero

Da un contributo minimo di 100mila euro fino a un massimo di 300mila da destinare a progetti di ricerca per lo sviluppo di tecnologie innovative di riciclo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Sono quelli messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente con un bando da 2 milioni di euro, che punta a prevenire e ridurre gli impatti negativi derivanti dalla produzione e gestione dei Raee, incentivando il recupero di risorse preziose e l’ottimizzazione del ciclo di vita dei materiali, «favorendo l’effettivo reimpiego degli stessi in nuovi cicli produttivi in sostituzione della materia prima vergine». Sono ammessi alla partecipazione «organismi di ricerca singoli o associati, anche in forma temporanea, con altri soggetti pubblici o privati». Le domande possono essere presentate dal 20 gennaio fino al 21 aprile 2021.

Una sfida globale, quella per una sempre più efficiente e sostenibile gestione dei Raee. I rifiuti elettrici ed elettronici rappresentano infatti il flusso di rifiuti in più rapida crescita a livello mondiale: 53,6 i milioni di tonnellate generati nel 2019, che nel 2030 si stima possano superare i 74 milioni di tonnellate. Oltre ad essere una autentica miniera di materiali riciclabili – tra ferro, vetro, plastica e oro – sono anche una potenziale minaccia per l’uomo e l’ambiente data la presenza al loro interno di sostanze pericolose. Ecco perché vanno raccolti e avviati a corretto trattamento. Secondo i dati del Centro di Coordinamento Raee, nel 2020 sono state raccolte 365.124 tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita, in crescita del 6,4% rispetto alla raccolta 2019, «confermando pertanto il trend positivo evidenziatosi a partire da maggio scorso dopo un iniziale rallentamento a seguito del lockdown che aveva causato una contrazione superiore al 50% nel mese di aprile».

Non tutto quanto viene raccolto però può essere riciclato, ovvero trasformato in nuova materia prima, in Italia. Stando all’ultimo Rapporto Ispra sui rifiuti speciali, nel 2018 sono stati esportati per essere recuperati in altri Paesi Ue “componenti rimossi da apparecchiature fuori uso” per 41mila tonnellate. A mancare, ad esempio, sono gli impianti per il recupero delle schede elettroniche prestampate, ricche di metalli preziosi come oro palladio, platino, ma anche di “terre rare”, minerali fondamentali per l’industria hi-tech ma difficili e costosi da estrarre in natura. Un giacimento urbano che l’Italia non riesce ancora a sfruttare, e che finisce soprattutto in Francia, Germania e Belgio. L’auspicio è che il bando lanciato dal Ministero dell’Ambiente possa contribuire a metterci al passo con i nostri cugini in Ue.

 

 

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