Rifiuti plastici: in Italia il 40% finisce in discarica


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Nel 2014 il 40% dei rifiuti plastici generati in Italia è finito in discarica, mentre recupero energetico e riciclo si sono attestati al 30% (con il riciclo che passa al 40% se si considerano i soli imballaggi). I dati emergono dall’ultimo rapporto “Plastics, the facts” pubblicato da PlasticsEurope, l’associazione europea dei produttori di materie plastiche. Uno speciale capitolo del report, che raccoglie i dati riferiti all’anno 2014, è dedicato proprio alla gestione dei rifiuti da plastiche post consumo in Europa, e disegna un panorama piuttosto frastagliato. L’anno scorso i 28 Stati membri dell’Unione, più Svizzera e Norvegia, hanno generato complessivamente 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, a fronte di una produzione di nuova materia che invece si è attestata poco al di sotto dei 60 milioni di tonnellate. I dati sulle scelte di gestione delle plastiche post consumo vedono primeggiare il ricorso alla termovalorizzazione, 10,2 milioni di tonnellate pari al 39,5% del totale, seguito dal riciclo, 7,7 milioni di tonnellate pari al 29,7%, e da un ancor troppo diffuso ricorso alla discarica, che nel 2014 ha sottratto al mercato del recupero ben 8 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica, il 30,8% del totale. Dato decisamente amaro, addolcito soltanto in parte dal confronto con gli anni precedenti. Rispetto al 2006, ad esempio, il ricorso alla discarica è crollato del 38% passando da 12,9 a 10,2 milioni di tonnellate, mentre il recupero meccanico è salito del 64%, da 4,7 a 7,7 milioni di ton, e quello energetico del 46%, da 7 a 10,2 milioni di tonnellate. Nel confronto tra Stati membri, spiccano i Paesi che hanno già da qualche anno messo al bando i conferimenti in discarica. Svizzera, Austria, Olanda e Germania i Paesi che associano al minor tasso di conferimento in discarica i livelli più elevati di recupero, mentre chiudono la classifica Paesi come Spagna, Bulgaria e Grecia nei quali la discarica rappresenta ancora oggi l’opzione preminente. L’Italia si posizione a metà della graduatoria europea, con un dato decisamente in chiaroscuro.

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