Scorie radioattive: Ue apre infrazione ai danni dell’Italia


bidoni sogin

Era solo questione di tempo. Che sulla gestione dei rifiuti radioattivi l’Italia stesse lentamente scivolando verso l’inesorabile apertura di una nuova procedura d’infrazione da parte dell’Ue, era infatti da mesi sotto gli occhi di tutti. Soprattutto sotto quelli della Commissione Europea, che dopo i messaggi di sollecito e gli ammonimenti, alla fine ha scelto di inviare a Roma una lettera ufficiale di messa in mora, aprendo così formalmente la procedura d’infrazione 2027/2016 per il ritardo con il quale l’Italia ha trasmesso a Bruxelles il Programma nazionale di gestione delle scorie radioattive e del combustibile nucleare esaurito. Ma andiamo con ordine.

Stando alla direttiva Euratom 70 del 2011, ogni Stato membro deve dotarsi di un programma di gestione in sicurezza delle scorie, dalla loro generazione fino allo smaltimento finale. L’Italia avrebbe dovuto mettere a punto il suo programma entro il 31 dicembre del 2014 ed inviarlo a Bruxelles entro il 23 agosto del 2015, allegandovi gli esiti della Valutazione ambientale strategica. Il piano, però, è giunto agli uffici della Direzione Generale Energia della Commissione Europea solo a febbraio del 2016, motivo per cui l’Italia è stata messa in mora. Alla redazione del programma hanno lavorato i tecnici del Ministero dello Sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’Ambiente. Secondo indiscrezioni raccolte nelle scorse settimane da Ricicla, tra le cause del fortissimo ritardo ci sarebbe proprio un “contenzioso” scoppiato negli uffici di via Cristoforo Colombo.

Che la scadenza fissata da Bruxelles non sarebbe stata rispettata, del resto, lo aveva confermato anche l’ex ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, ascoltata nel marzo del 2015 dalla commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. «Sono state promosse presso il Ministero diverse riunioni di coordinamento per la predisposizione del Programma nazionale, alle quali sono state invitate tutte le amministrazioni coinvolte nella stesura. Il Programma nazionale verrà poi sottoposto alla valutazione ambientale strategica (Vas) prima della sua adozione definitiva. I tempi necessari per questa valutazione – aveva però sottolineato il ministro – porteranno a non rispettare la scadenza di consegna del 23 agosto 2015 prevista dalla direttiva Euratom». Pronostico abbondantemente confermato, nonostante i numerosi appelli di Bruxelles ad accelerare le procedure. L’ultimo in ordine di tempo è dello scorso gennaio, quando rispondendo ad un’interrogazione dell’eurodeputata M5S Rosa D’Amato la Commissione aveva comunicato di aver sollecitato le autorità italiane chiedendo “chiarimenti sui tempi di attuazione” da inviare “entro e non oltre il 13 gennaio 2016″. Un ultimatum che l’Italia non è riuscita a rispettare, facendo salire così ad 80 il numero di infrazioni tuttora aperte ai nostri danni.

Quello sul Programma nazionale, però, non è il solo ritardo accumulato dal governo in materia di gestione delle scorie. Circa trentamila metri cubi di materiale radioattivo, infatti, giacciono tuttora stoccati in 23 depositi temporanei da Nord a Sud della Penisola, in attesa della costruzione del Deposito nazionale. Anche questa obbligatoria ai sensi delle direttive Euratom. Un altro obbligo al quale l’Italia pare faccia di tutto per venire meno. Era atteso per settembre infatti il nulla osta congiunto dei Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico alla pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare l’impianto, atto che avrebbe ufficialmente aperto il lungo e delicato percorso di confronto con le comunità locali per giungere alla scelta condivisa del sito su cui costruire il deposito. Del nulla osta, così come della Carta nazionale, però, non si è saputo più nulla. Entrambi i ritardi, quello sul Programma e quello sulla pubblicazione della Cnapi, sono a loro volta connessi ad un altro impegno evaso dal governo in materia di gestione dei rifiuti radioattivi: la nomina dei vertici dell’Ispettorato per la sicurezza nucleare (Isin), costituitosi formalmente nell’ottobre del 2014 ma mai divenuto operativo.

1 commento

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  1. Pier Luigi Caffese 28 aprile, 2016 at 16:11 Rispondi

    Esiste un piano diverso redatto da me che non prevede il sito Sogin che costa 25 miliardi ma prevede una centrale plasma per rifiuti nucleari e poi 20 centrali plasma per tutti i rifiuti anche pericolosi.Esiste una trattativa con Doe per Princenton ed ho indicato anche il fornitore in Techtetronic di gara appalto.Ho chiesto dimissioni Bollino che non vuole il plasma perchè vuol nuotare come Paperone nei 25 miliardi.Cosa devo fare? Denunciare tutto alla Corte dei Conti?.Se mi chiedete quanto costa 2 miliardi il sito plasma nucleare e 10 miliardi le centrali rifiuti che ammortizzo in 4 anni.Chi non vuole questo piano? Il Mise e Minambiente con Sogin che piange presso politici amici in appalti.

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