Sicilia, crisi rifiuti: scambio di accuse Comuni-Regione


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L’immagine delle file di camion carichi di rifiuti urbani all’esterno dell’impianto agrigentino di Siculiana si ripropone ancora una volta come cartina tornasole del caos rifiuti che regna in regione Sicilia. Questa volta la crisi è coincisa con i primi giorni dell’anno e si è riproposta a causa della chiusura dell’impianto di Messina. Viene da sé che nella città la raccolta vada quindi particolarmente a rilento, ma è l’organizzazione dell’intero ciclo regionale alla base – ancora una volta – di una crisi che precipita. Crisi determinata principalmente dalle difficoltà in cui incorrono gli sversatoi (destinazione pressoché unica per i rifiuti sull’isola) che si trovano spesso a dover chiudere l’accesso ad alcuni comuni, nei quali si creano a catena emergenze per la raccolta. Un servizio che viene affidato con modalità sempre più dubbie e che ancora una volta vedono consumarsi lo scontro tra Comuni e Regione. Quest’ultima nelle scorse settimane ha impugnato e segnalato gli affidamenti di 74 amministrazioni comunali siciliane all’Anticorruzione e alla Corte dei Conti. Affidamenti diretti in regime di procedura emergenziale – e quindi senza gare d’appalto – determinati da degli stop nella raccolta. Tuttavia a determinare questi stop sarebbero i mancati pagamenti dei comuni stessi agli Ato, a loro volta inadempienti rispetto ai lavoratori. E così, come denuncia l’assessore regionale Vania Contrafatto, i costi vengono raddoppiati perché a fronte di un pagamento in regime di emergenza, resta in piedi un pari debito nei confronti dell’ente territoriale. Ma l’accusa viene rimandata al mittente da Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, nelle vesti di presidente di Anci Sicilia. “I Comuni siciliani non possono accettare di essere additati come la causa della degenerazione del sistema […] abbiamo anche scritto al Presidente dell’Anac affinché vengano verificate le tante anomalie prodotte da un quadro normativo confuso e dalla condizione di continua emergenza nella quale sono costretti a muoversi gli amministratori locali”. Nella sua accusa, Orlando denuncia il malgoverno regionale e gli interessi dell’imprenditoria deviata come cause principali delle attuali condizioni in cui versa la gestione rifiuti in Sicilia, di fronte la quale i sindaci sono costretti a confrontarsi con una condizione a dir poco peculiare che necessiterebbe l’attenzione delle autorità ed un efficace intervento della stessa regione. “Le imprese private – ha aggiunto Orlando – […] operano in regime di monopolio e hanno la facoltà di accettare o rifiutare i rifiuti di un comune o dell’altro […] l’attuale patologia è il prodotto della confusione legislativa generata dai due impianti normativi del 2009 e del 2013 e dall’assenza di una governance chiara”.

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