Sottosegretari, Gava e Fontana: all’ambiente torna l’accoppiata gialloverde

Si è chiusa con un pareggio tra Lega e M5S la partita per i sottosegretari al neonato Ministero della Transizione ecologica. Saranno la pentastellata Ilaria Fontana e la leghista Vannia Gava a rappresentare la quota politica nella cabina di pilotaggio del dicastero guidato da Roberto Cingolani, che con le nomine ratificate oggi dal Consiglio dei Ministri aggiunge un nuovo tassello, nell’attesa della piena definizione della struttura. Una new entry, la Fontana, membro della Commissione ambiente della Camera e di recente prima firmataria del disegno di legge sul diritto alla riparazione, e un ritorno, quello di Vannia Gava, che ha già ricoperto il ruolo di sottosegretario all’Ambiente nel primo governo Conte. Anche in quel caso ad affiancarla c’era un esponente dei cinquestelle, il deputato campano Salvatore Micillo.

Nomine, quelle di Gava e Fontana, che riportano in seno al Ministero della Transizione ecologica le posizioni decisamente lontane – spesso agli antipodi – dei due partiti della maggioranza Draghi sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile: “conservativa” e critica nei confronti delle grandi opere quella del Movimento, industrialista e “infrastrutturista” quella della Lega. Divergenze che nei giorni del Conte 1 avevano alimentato polemiche dai toni spesso infuocati, come la querelle ricorrente sul nodo inceneritori (amati dal Leader della Lega Matteo Salvini, odiati dall’ex Ministro dell’Ambiente Sergio Costa), o lo stallo sul dossier end of waste, che per più di un anno aveva tenuto alla canna del gas l’intera economia circolare italiana.

Posizioni che adesso toccherà al neoministro tecnico Cingolani far convergere, insieme a quelle degli altri partiti di maggioranza, su una sintesi che metta al riparo dalle baruffe della politica il lavoro del suo dicastero, dal quale dipendono gli esiti della più importante delle sfide per l’intero esecutivo: la revisione del Programma nazionale di ripresa e resilienza, che ai temi della transizione ecologica dovrà destinare il 37% dei 209 miliardi di euro messi a disposizione dell’Italia dall Ue con il fondo Next Generation Eu. Il piano dovrà essere consegnato entro aprile, cosa che rende ancora più urgente la necessità di far convergere i partiti su una linea comune che contempli tanto le esigenze di tutela ambientale quanto quelle di sviluppo industriale, nell’ottica della sostenibilità. Troppi e troppo preziosi i fondi del Recovery Plan per lasciare che il fuoco delle polemiche “inceneritori sì, inceneritori no” li riducano in cenere prima del tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *