Tracciabilità dei rifiuti, il ministro Costa: “Sistri? È il passato”


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Superamento del Sistri, abbandono dei formati cartacei e digitalizzazione degli adempimenti per le imprese. Ma soprattutto sburocratizzazione, «per non gravare inutilmente né sul privato né sul pubblico. Perché, come si dice, esacerbando le garanzie a volte finiamo per bloccare i sistemi». Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, già generale dei Carabinieri forestali, da sempre in prima linea sul fronte della lotta agli illeciti ambientali in Campania, delinea i contorni del suo progetto per una nuova tracciabilità dei rifiuti in Italia.

Ministro, in passato ha più volte sottolineato la necessità di dotare il Paese di un sistema efficace di traccibilità dei rifiuti. Dieci anni fa nasceva il Sistri, ma da allora, tra controversie burocratiche e giudiziarie, non è mai entrato pienamente in funzione. Qual è l’orientamento del suo dicastero?

La tracciabilità dei rifiuti è una necessità di tutto il Paese, dalle imprese alle forze dell’ordine ai cittadini. Dall’altro lato, però, le imprese che si occupano di ambiente non devono esserene schiacciate. Si deve cioè fare in modo che l’esigenza di trasparenza ed efficienza della tracciabilità collimi con quella delle aziende di operare in maniera fluida, semplice e veloce. Ecco perchè, a mio parere, il Sistri come l’abbiamo conosciuto negli ultimi anni, ormai non so nemmeno più quanti, va superato”.

In che modo?

“Si deve entrare in una sorta di “Sistri 2.0”. Anche per questo ho già definito l’istituzione a partire dal prossimo settembre di una commissione di cosiddetta “sburocratizzazione” ambientale, nella quale voglio sia presente anche l’imprenditoria di settore. Il rischio infatti è che la semplificazione venga concepita con una logica esclusivamente pubblicistica, che va sì tenuta in considerazione, ma in un contraddittorio, in un dialogo con chi invece lavora nel privato. Se riusciamo a mettere al tavolo poche persone che riescano a trovare il giusto percorso di semplificazione ambientale, che vuol dire anche Sistri ma non solo, probabilmente riusciamo a fare un salto quantico, un salto siderale. Poi ci saranno i tempi di applicazione, ovviamente, ma almeno adesso abbiamo una road map, una luce in fondo al tunnel”.

Anche perchè c’è da risolvere il problema del cosiddetto “doppio binario”, il regime che oggi impone alle imprese sia gli adempimenti cartacei, validi da un punto di vista legale e amministrativo, sia il Sistri. Un fardello pesantissimo per tutti gli operatori.

“Certo. Una delle logiche della semplificazione e della fluidità delle gestioni e dei controlli passa proprio per questo. Primo elemento: incominciamo a ragionare di superare il cartaceo. Oggi il mondo è telematico e noi non possiamo far finta che il tema ambiente in questo mondo non debba entrare. Motivo per cui occorre introdurre il concetto di digitalizzazione e l’uso della telematica anche nel sistema di tracciabilità dei rifiuti. Non posso dire come questo poi avverrà, perché la questione è tecnica. Quello che conta per me, al momento, è superare il doppio binario. Il vecchio, il cartaceo, al quale anche io ero abituato per motivi anagrafici, va superato in favore del nuovo, della digitalizzazione”.

Un altro problema è quello legato al contributo Sistri: ogni anno le imprese sono obbligate, pena pesanti sanzioni, anche amministrative, a pagare un contributo per l’utilizzo del sistema. Un costo che però, dal momento che il Sistri non funziona, è percepito quasi come una gabella. Non sarebbe il caso, almeno a partire da quest’anno, di interrompere questa imposizione?

“Il contributo viene percepito male proprio perché il sistema non funziona. In sede di commissione voglio analizzare anche questi aspetti, senza alcuna preclusione ma con la voglia di capire come contemperare l’esigenza dell’imprenditoria con quella della pubblica amministrazione. La mia idea è quella di non gravare inutilmente né sul privato né sul pubblico. Perché, come si dice, esacerbando le garanzie a volte blocchiamo i sistemi. Le garanzie sono tali quando sono sempre applicabili in modo semplice. Il percorso di semplicità consente anche di garantire ancora di più proprio l’imprenditoria sana e mettere da parte quello 0,1% di delinquenti ambientali che è tutta un’altra categoria. Come dico sempre non sono imprenditori sono delinquenti”.

Con la digitalizzazione degli adempimenti, gli operatori auspicano anche una semplificazione burocratica della parte normativa. Ci sarà anche la possibilità di dialogare in questi termini?

“Certo, digitalizzare non significa semplicemente scannerizzare il pezzo di carta, perchè poi alla fine gli adempimenti restano gli stessi. Io voglio andare oltre. Ecco perché tra imprenditore dell’ambiente e pubblica amministrazione voglio una commissione congiunta. Parto dal presupposto che se consideriamo la gestione ambientale solo come attività produttiva facciamo un errore grosso. La gestione ambientale è tutela ambientale. Se noi riusciamo a concepire che la gestione e la tutela camminano assieme, noi concepiamo un altro percorso, che guarda al “climate change” cioè a tutto quanto si possa fare in un Paese per salvaguardare il pianeta. Un paradigma completamente diverso. Non dico che risolverò la questione, ma se non si inizia, è banale, non si finisce nemmeno. Questo è il mio scopo”.

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