Traffico di rifiuti, Braga: «Più coordinamento tra enti di controllo»


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«Un vero e proprio fenomeno di dumping ambientale». Così la presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo rifiuti Chiara Braga descrive in sintesi le ripercussioni economiche ed ambientali del traffico internazionale di rifiuti, quando sono passate appena 48 dal blitz dei Carabinieri forestali di Bari che ha portato all’arresto di tre imprenditori, due italiani e un egiziano, accusati di aver messo in piedi un sistema finalizzato alla gestione illecita di rottami di autoveicoli, anche pericolosi, tra Italia Nord Africa e Iran. Alle rotte del traffico internazionale di rifiuti la Commissione parlamentare ha dedicato una lunga e complessa attività d’indagine, svolgendo anche una serie di missioni all’estero, sfociata in una relazione approvata oggi all’unanimità.

«Le nostre indagini si sono concentrate soprattutto sui porti – spiega l’On. Braga – autentici terminali del traffico illecito. Quello che emerge è il ritratto di un fenomeno rilevante, che vede protagonisti soggetti stranieri con la correità di intermediari italiani e che solo in parte è legato ad attività di carattere criminale strutturato, coinvolgendo spesso anche singoli operatori economici di piccole dimensioni». Che per risparmiare sui costi del regolare trattamento, eludono la legge italiana inviando il rifiuto in Paesi dove le normative ambientali e i controlli sono molto meno stringenti e dove lo scarto può quindi essere lavorato con maggiore “disinvoltura”. A prezzi più bassi, certo, ma con un costo altissimo per l’ambiente e la salute umana. «Il trasferimento all’estero – prosegue Braga – consente ai trafficanti di ottenere una utilità residua dal rifiuto mediante trattamenti che purtroppo sono altamente inquinanti e che spesso si concludono con un abbandono incontrollato».

E se ad essere trafficato è un rifiuto che potrebbe essere regolarmente trattato in Italia, le ripercussioni non si fermano all’ambiente ma investono l’economia di un intero settore. «Al di là degli aspetti ambientali – prosegue infatti la presidente della “Ecomafie” – questo comporta anche un problema per il circuito economico nazionale, dal momento che il traffico illecito sottrae al mercato italiano una quantità significativa di materia che invece sarebbe utilmente destinabile al riciclo e quindi al recupero in un’ottica di economia circolare».

Due le parole chiave che, secondo la Commissione, dovranno guidare l’azione di contrasto ai traffici illeciti: coordinamento e controllo. «Serve maggiore collaborazione internazionale tra le autorità giudiziarie nazionali e i livelli europei – dice Braga – in particolare con EurojustAuspichiamo – prosegue – una piena attuazione della legge sul Sistema nazionale delle Agenzie ambientali, perché solo attraverso un ruolo più efficace dei controlli si possono contrastare queste tendenze, che non sempre incrociano l’attività della criminalità organizzata ma che spesso sono legate a quella fascia di imprenditoria illegale che fa danno alla parte sana dell’economia nel nostro Paese».

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