Capitale naturale, in Italia a rischio 58 ecosistemi terrestri

di Elvira Iadanza 03/09/2025

Sul sito del Ministero dell’Ambiente è stato pubblicato il sesto rapporto misurazione e alla valutazione dello stato delle risorse ambientali


È stato pubblicato dal Ministero dell’Ambiente il sesto rapporto sullo stato del Capitale Naturale in Italia, relativo al 2024, con le raccomandazioni e impegni che si ritiene debbano essere messi in atto con maggiore impellenza, considerata la recente introduzione dei principi di tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra quelli fondamentali nella Costituzione.

Non solo, tutelare il capitale naturale, significa anche preservare la produttività in un’ottica di doppia sostenibilità (ambientale ed economica). Secondo la Banca Mondiale, il declino nella fornitura di 3 specifici servizi ecosistemici come l’impollinazione selvatica, la disponibilità di cibo proveniente dalle attività di pesca in mare e la fornitura di legname proveniente dalle foreste potrebbe portare a una significativa riduzione del Pil globale di circa 2,7 trilioni di dollari entro il 2030.

“Non è dunque solo un problema di conservazione della natura: il deterioramento degli equilibri ecosistemici mette seriamente in pericolo le economie mondiali, la disponibilità di mezzi di sussistenza e di input produttivi, la sicurezza alimentare e la qualità della vita delle persone in tutto il pianeta”, si legge nel report.

Il testo, pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, fa il punto sugli ecosistemi a rischio nel nostro Paese, evidenziando come “dalla lista degli ecosistemi a rischio in Italia (secondo le indicazioni della Red List degli Ecosistemi della IUCN), emerge, che nel nostro Paese sono a rischio 58 ecosistemi terrestri (di cui 7 in condizioni critiche, 22 in pericolo e 29 vulnerabili), mentre 18 saranno possibilmente a rischio nel futuro, 4 non corrono rischi di essere minacciati e solo 5 non sono a rischio. La superficie nazionale sottoposta a diverse categorie e livelli di pressioni è stimata in generale al 19,6% (circa il 43% rispetto a quella coperta dagli ecosistemi naturali e seminaturali) e che il 16,3% si riferisce agli ecosistemi vulnerabili, il 3% agli ecosistemi in pericolo e lo 0,3% a quelli in condizioni critiche”.

In Italia – si legge nel rapporto – secondo l’esercizio finanziario dell’ecorendiconto del 2022, le risorse destinate dallo Stato alla spesa primaria per la protezione dell’ambiente e per l’uso e la gestione delle risorse naturali ammontano a 33,9 miliardi di euro, pari allo 3,4% della spesa primaria complessiva del bilancio dello Stato. Un grosso aumento rispetto ai 12,8 miliardi del 2021. Bisogna sottolineare, però, che l’aumento è dovuto in special modo ai maggiori stanziamenti per contrastare l’aumento dei costi di energia elettrica e gas naturale.

Il testo redatto dal comitato per il capitale naturale si conclude con dei suggerimenti per i decisori politici: bisogna “rafforzare e armonizzare gli strumenti di gestione e monitoraggio dei programmi per la biodiversità, in un’ottica sistemica tra le varie strategie e parti di esse, al fine di rafforzarne l’attuazione e l’efficacia”, dare attuazione a livello nazionale agli impegni globali sottoscritti dall’Italia nel Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework e coinvolgere anche il mondo dell’economia e delle imprese.

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