L’Italia dispone già di impianti in grado di riciclare integralmente i cartoni per bevande, ma raccolta e selezione restano i principali colli di bottiglia. Comieco punta ad ampliare la rete degli impianti dedicati e a sostenere i Comuni con nuovi corrispettivi. Sul fondo, le scadenze del PPWR: riciclabilità dal 2030 e riciclo su scala dal 2035
Dai succhi di frutta all’acqua, dal tradizionale brick di latte alle nuove applicazioni per verdure e condimenti. I cartoni per bevande, e più in generale gli imballaggi per liquidi alimentari a base carta, finiscono sempre più frequentemente nel carrello della spesa degli italiani, poi nelle loro case e, dopo l’uso, se conferiti correttamente nei bidoni della raccolta differenziata, nella filiera del riciclo. Integrale. Anche se realizzati in materiali diversi – carta (dal 75% in su), polietilene (20%) e alluminio (5%) – i contenitori possono infatti essere portati a nuova vita in tutte le loro componenti.
In Italia, che su questo è tra i paesi europei più all’avanguardia, sono già attive due cartiere specializzate capaci di riciclare sia la componente carta che quella in plastica e alluminio, producendo materia prima seconda pronta a nuovi usi. I due impianti, assieme, hanno una capacità di riciclo integrale tale da coprire potenzialmente l’intero immesso a consumo nazionale, pari oggi a circa 90 mila tonnellate l’anno. Se il riciclo, sotto il profilo tecnologico, non è un problema, la vera sfida riguarda le fasi a monte della filiera: quelle della raccolta e della selezione, fondamentali per convogliare verso gli impianti specializzati flussi omogenei e crescenti di cartoni per bevande.
Il primo nodo resta quello di individuare il bidone corretto nel quale conferire i cartoni per bevande dopo l’uso. Un’operazione tutt’altro che immediata. Anche se nella maggior parte dei casi vanno conferiti con carta e cartone, esistono alcune eccezioni nei sistemi locali di raccolta giustificate dalle scelte dei Comuni o delle aziende di raccolta e dalle disponibilità di impianti sul territorio. Per questo Comieco, il consorzio nazionale per il riciclo di carta e cartone, ha lanciato un portale interattivo dedicato ai cartoni per bevande che consente, tra l’altro, anche di verificare, Comune per Comune, le corrette modalità di raccolta. Evitando così di buttare il cartone nella frazione sbagliata, con il rischio che non venga avviato a riciclo e, in ogni caso, facendo aumentare i costi di gestione a carico del sistema.
Altro nodo quello della selezione. Dopo la raccolta i cartoni per bevande vanno infatti sottoposti a operazioni di cernita, sia automatiche che manuali, per comporre lotti omogenei da inviare alle cartiere specializzate. Una fase che, fino a poco tempo fa, rappresentava il vero anello debole dell’intera filiera. Anche qui, però, le cose stanno cambiando. Secondo Comieco, che negli ultimi anni ha stanziato oltre 2 milioni di euro a fondo perduto per sostenere l’infrastrutturazione del ciclo, il numero di impianti attrezzati con linee di selezione dedicate è passato da 23 nel 2023 agli attuali 59, con l’obiettivo di arrivare a 100 entro il 2035. Una data non casuale, visto che a partire da quel momento dovremo misurarci con i nuovi, ambiziosi obiettivi europei sul riciclo degli imballaggi.
Nel 2025 l’Italia ha riciclato il 93,1% degli imballaggi in carta e cartone immessi a consumo, superando di gran lunga l’obiettivo europeo al 2030. Data che segnerà uno spartiacque non solo per gli Stati membri dell’Ue ma per tutte le filiere industriali del packaging. Stando al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, applicabile dal 12 agosto 2026, a partire dal 2030 potranno infatti essere immessi sul mercato dell’Unione solo imballaggi progettati per essere riciclabili. Il cosiddetto ‘design for recycling’, tuttavia, da solo non basterà.
A partire dal 2035, infatti, i produttori di imballaggi dovranno dimostrare che il packaging che immettono sul mercato venga effettivamente riciclato su scala industriale, cioè raccolto, selezionato e trasformato in nuova materia prima, per almeno il 55% (solo per il legno la soglia è del 30%) del peso complessivo. Pena lo stop all’immissione sul mercato Ue. “La novità del PPWR è rappresentata dal fatto che il comparto dei cartoni per bevande è chiamato a raggiungere l’obiettivo del 55% di riciclato sul proprio consumo e non nell’insieme degli altri imballaggi cellulosici”, spiega Roberto Di Molfetta, direttore generale di Comieco.
Anche se le regole di dettaglio sono ancora in via di definizione – sarà la Commissione europea a proporle con atti specifici entro gennaio 2030 – per la filiera italiana la doppia scadenza 2030-2035 obbliga già da adesso a moltiplicare gli sforzi. Secondo Comieco, infatti, anche se al momento l’Italia può vantare un tasso di riciclo lordo del 45%, in alcuni Comuni oltre il 50% dei consumi continua a finire nell’indifferenziato. “Questo significa che bisogna accelerare sulla raccolta e il riciclo dedicato della componente carta, plastica e alluminio. Una svolta sarà rappresentata dall’obbligo di etichettare l’imballaggio e il contenitore della raccolta differenziata con lo stesso disegno e colore (arancione) eliminando all’origine dubbi e indecisioni sul corretto conferimento”.
Il percorso da qui al 2035 è ancora lungo e andrà costruito puntando sul rafforzamento della capacità industriale di selezione ma anche, e soprattutto, sul miglioramento dei servizi locali di raccolta. È anche con questo obiettivo che il nuovo allegato tecnico su carta e cartone – siglato da Anci e Comieco nell’ambito dell’accordo di programma quadro per il riciclo degli imballaggi attivo dal 1 maggio scorso fino al 2029 – ha previsto il riconoscimento di maggiori risorse per i Comuni che spingeranno la raccolta differenziata dei cartoni per bevande (e degli altri imballaggi poliaccoppiati). A fronte di un aumento generalizzato dei corrispettivi di base per tutte le fasce di raccolta, l’intesa ha introdotto anche nuove maggiorazioni specifiche calcolate sulla presenza dei cartoni per bevande nella differenziata, sia che provengano dalla tradizionale raccolta domestica (la cosiddetta raccolta congiunta) che da canali dedicati.




