La crisi climatica rende insostenibili modelli frammentati di gestione del servizio idrico e impone una governance integrata e di tipo industriale, come emerso dal volume Acqua per tutti? presentato da Astrid. L’Anea chiede un rafforzamento normativo degli EGATO, riconoscendoli come autorità locali di regolazione con competenze tecniche adeguate
La crisi climatica sta imponendo un cambio di passo nella gestione del servizio idrico. La crescente frequenza di eventi estremi, la riduzione della disponibilità della risorsa e l’aumento della competizione tra gli usi rendono sempre meno sostenibili modelli gestionali frammentati o improntati a logiche emergenziali. È il quadro emerso nel corso della presentazione del volume ‘Acqua per tutti?’, curato dal professor Mario Rosario Mazzola e pubblicato nella collana ‘I Quaderni di Astrid’, che ha offerto l’occasione per una riflessione approfondita sulle criticità strutturali del settore e sulle riforme necessarie per garantirne la resilienza.
Dal confronto è emersa con chiarezza la necessità di superare definitivamente assetti disomogenei e incompleti, confermando come solo una governance integrata e di tipo industriale del servizio idrico possa assicurare programmazione, investimenti di lungo periodo e una tutela efficace della risorsa. In questo contesto, l’Anea, Associazione nazionale degli enti d’ambito, ha ribadito il ruolo strategico degli EGATO quali snodo essenziale tra gli indirizzi nazionali ed europei e le specificità territoriali, nonché presupposto indispensabile per una pianificazione orientata a una gestione efficiente, sostenibile e trasparente del servizio idrico integrato.
“Senza un governo d’ambito autorevole, dotato di competenze tecniche adeguate, non è possibile realizzare una gestione industriale del servizio idrico capace di attrarre capitali, programmare investimenti di lungo periodo e garantire la tutela ambientale” ha sottolineato da Luca Mascolo, vicepresidente Anea e presidente dell’Ente Idrico Campano. Alla luce di queste considerazioni, Anea ritiene non più rinviabile un intervento legislativo organico che rafforzi e valorizzi le competenze tecniche e regolatorie degli EGATO e chiarisca in modo definitivo il loro ruolo di autorità locali di regolazione, superando l’attuale assimilazione alle regole della finanza locale e definendo percorsi normativi e temporali certi per il superamento delle gestioni in economia, ancora presenti in diverse aree del Paese.
Secondo l’associazione, solo attraverso EGATO pienamente riconosciuti e adeguatamente strutturati è possibile tradurre in modo efficace le strategie nazionali ed europee in politiche territoriali coerenti, rendere strutturali gli investimenti e rafforzare la sicurezza idrica in un contesto climatico sempre più complesso. La riflessione avviata a partire dal volume ‘Acqua per tutti?’ conferma infine che la sfida dell’acqua oggi non riguarda soltanto la disponibilità fisica della risorsa, ma è prima di tutto una questione di governance, competenze e capacità industriale del sistema.


