Carta, riciclo da primato ma produzione in calo: Assocarta chiede misure su energia, ETS e maceri

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Redazione Ricicla.tv
25/06/2026

L’industria cartaria italiana conferma un alto livello di circolarità, con il 66% di utilizzo di carta da riciclare e 5,2 milioni di tonnellate di maceri impiegati. Ma nel 2025 produzione, fatturato e uso di materia prima seconda arretrano, mentre crescono le importazioni. Assocarta chiede una revisione dei benchmark europei ETS e strumenti di sostegno al riciclo di prossimità per rafforzare la competitività delle cartiere italiane


L’industria cartaria italiana si conferma tra i migliori esempi di circolarità del Paese, ma paga un gap di competitività che si ripercuote su fatturati e livelli della produzione. Stando ai dati presentati da Assocarta in occasione dell’assemblea generale, nel 2025 il tasso di utilizzo di carta da riciclare nei 151 stabilimenti di comparto ha toccato il 66%, pari a 5,2 milioni di tonnellate di maceri, a fronte di una produzione di 7,8 milioni di tonnellate tra imballaggi, carte grafiche e altre applicazioni. Livelli che nel confronto con l’anno precedente, tuttavia, fanno segnare una generalizzata riduzione.

Nonostante la domanda nazionale in aumento del 3,3%, infatti, le imprese della filiera cartaria italiana hanno registrato un -2,2% della produzione, tradottosi anche in un minore utilizzo di carta da riciclare, calato a sua volta dell’1%. Ma il calo più sensibile, e significativo, è quello del fatturato, contrattosi del 5,2% sul 2024 e attestatosi a 7,9 miliardi di euro. Un calo che ha lasciato spazio alle importazioni, cresciute del 7,5%, a rimarcare il momento di grande difficoltà sul piano della competitività.

“Il dato sui consumi ci dice che la carta serve sempre di più. Sarebbe bello che a produrla fossero gli italiani e invece i numeri ci dicono che la produzione nazionale diminuisce mentre le importazioni aumentano – ha dichiarato il presidente di Assocarta Lorenzo Poli – dati che preoccupano da due o tre anni a questa parte”. A livello europeo, l’Italia si conferma in ogni caso il secondo produttore di carte e cartoni, al pari della Svezia e dopo la Germania, il secondo utilizzatore di carta da riciclare e il primo produttore di carte per usi igienico-sanitari. Il settore, ha aggiunto, “dimostra grande resilienza, ma è una capacità di resilienza che diventa complicata da conservare. Il rischio è che quei 151 impianti nei prossimi anni diventino molti meno”.

Anche per la carta, come per gli altri settori industriali energivori, il principale fattore di erosione della competitività è rappresentato dai costi dell’energia, con il gas naturale arrivato a pesare per l’11,6% del fatturato e, in proiezione, spinto tra il 15 e il 20% nel 2026 per effetto delle tensioni internazionali. Ma a preoccupare sono anche i costi delle quote di CO2 che le imprese devono acquistare nell’ambito del sistema ETS.

Le quote di emissione, secondo Assocarta, sono arrivate a incidere per il 4% sui fatturati. Un costo destinato però a farsi ancora più salato con la revisione dei parametri per l’assegnazione gratuita delle quote proposta dalla Commissione Ue. “La decarbonizzazione è un percorso obbligato ma i benchmark ai quali ci vuole portare l’Europa sono per noi insostenibili alla luce delle tecnologie oggi disponibili”, ha detto Poli. La richiesta del settore è quella di una revisione dei parametri nell’ambito del più ampio cantiere per la riforma dell’ETS che dovrebbe aprirsi a metà luglio.

In questo quadro, il riciclo continua a rappresentare un fattore strategico, per un’industria che resta sul podio europeo della produttività anche grazie alle materie prime seconde che alimentano le cartiere. Il paradosso, ha spiegato però Poli, è che a fronte di impianti che lavorano per il 75% della propria capacità produttiva, il 25% dei maceri raccolti sul territorio nazionale trova collocazione fuori dall’Italia, principalmente in paesi asiatici, per essere trasformato in prodotti che, a loro volta, vengono rivenduti sul mercato a prezzi competitivi.

Per rilanciare la domanda interna di maceri, ha chiarito Poli, “auspichiamo l’introduzione di strumenti di sostegno per il riciclo di prossimità“. Titoli di efficienza che trasformino in vantaggi economici i benefici energetici e climatici determinati dall’utilizzo di carta da riciclare. “A differenza di altri settori industriali, come la plastica – ha detto Poli – abbiamo il vantaggio di avere un’industria pronta ad assorbire quote crescenti di materiali da riciclare. È un vantaggio che stiamo perdendo di vista e che, invece, deve essere tutelato“.

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