La lettera di 34 organizzazioni leader nella filiera della plastica alla Commissione europea: “Agire in modo mirato e coordinato”
Tra il 2023 e il 2024, aziende di riciclo della plastica che trattavano, complessivamente, 1,1 milioni di tonnellate di materiale hanno chiuso per le insostenibili condizioni di mercato. Allo stesso tempo la produzione di materie plastiche nel Vecchio Continente è rimasta stagnante a 54,6 milioni di tonnellate nel 2024, mentre la quota dell’Europa sulla produzione globale è scesa dal 25% del 2006 al 12% del 2024 e si prevede un ulteriore calo al 7% entro il 2034. Da questi due dati parte l’appello di 34 organizzazioni leader nella filiera della plastica Ue indirizzato alla Commissione europea per denunciare la crisi del settore e che vuole fornire raccomandazioni strategiche per il comparto in vista del Circular Economy Act.
Secondo le associazioni firmatarie della lettera, tra cui Fead, Recycling Europe e Assorimap, l’Unione europea deve agire con un’azione mirata e coordinata, incentrata soprattutto su sei priorità: bisogna promuovere le materie circolari “made in Ue”, ridurre i costi energetici e sostenere le materie plastiche circolari per competere a livello globale, potenziare il regime della responsabilità estesa del produttore e stimolare l’innovazione e gli investimenti privati. E’ inoltre necessario assicurare il rispetto della normativa comunitaria ed eliminare le lacune nei meccanismi di verifica e applicazione delle norme.
Secondo i firmatari dell’appello, la “Comunicazione sull’accelerazione della transizione europea verso un’economia circolare: promuovere la circolarità della plastica” presentata dalla Commissione Ue lo scorso dicembre ha già portato effetti positivi, segnando “un passo importante nel riconoscimento delle sfide che la catena del valore delle materie plastiche deve affrontare”, si legge nella lettera inviata a Bruxelles.
Nel corso del 2026, infatti, ci sono stati sviluppi in diversi ambiti, tra cui i lavori sui criteri di cessazione della qualifica di rifiuto (End-of-Waste) a livello UE, il rilancio della Circular Plastics Alliance (CPA) e le discussioni sui codici della nomenclatura combinata.
Tutti questi passi avanti, però, continuano a scontrarsi con la presenza sul mercato europeo di materiale riciclato a basso costo o di semilavorati, con gli elevati costi energetici, l’incertezza giuridica, gli oneri amministrativi e la frammentazione normativa che continuano a ostacolare la capacità dell’Europa di competere e investire.
Per questo, concludono le 34 associazioni, è necessario che l’Europa agisca velocemente, affinchè il Circular economy act sia il punto di partenza per rafforzare la base industriale europea, accelerare la transizione verso l’economia circolare e generare una crescita sostenibile.






