La Conferenza Unificata ha dato il via libera allo schema di decreto che istituisce il regime di responsabilità estesa del produttore nel settore tessile
“Un passo avanti concreto verso un modello produttivo più sostenibile e competitivo” , così il viceministro all’Ambiente Vannia Gava ha commentato il via libera dalla Conferenza Unificata allo schema di regolamento che istituisce il regime di responsabilità estesa del produttore (epr) per la filiera dei prodotti tessili, dall’abbigliamento alle calzature, dagli accessori fino ai tessili per la casa.
“Accompagniamo una delle filiere simbolo del Made in Italy nella transizione ecologica, valorizzando innovazione, responsabilità ambientale e qualità” ha aggiunto Gava. L’entrata in vigore della responsabilità estesa del produttore per il settore, dunque, si fa sempre più vicina. L’obiettivo del Mase, infatti, è quello di arrivare all’approvazione definitiva del provvedimento entro l’anno.
L’introduzione dell’epr obbligherà chiunque immetta sul mercato nazionale abiti, scarpe o accessori a coprire i costi della corretta gestione del loro fine vita. Secondo la relazione tecnico-finanziaria del provvedimento, visionata da Ricicla.tv, il costo complessivo di gestione dei rifiuti tessili urbani nel nostro Paese, calcolato al netto dei ricavi dalla vendita dei materiali preparati per il riutilizzo, è stimato in circa 0,34 euro per ogni chilogrammo, per un totale di circa 53,5 milioni di euro.
La somma dovrebbe essere coperta dai contributi versati dai produttori in proporzione ai capi e accessori immessi sul mercato e utilizzata per supportare economicamente la corretta gestione dei rifiuti tessili. Considerando circa 1,4 milioni di tonnellate di prodotti messi in commercio ogni anno, il Ministero dell’Ambiente ha stimato un contributo medio a carico di ogni singolo produttore di circa 38 euro per tonnellata di prodotti immessi al consumo.
Rispondendo all’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili introdotto dall’Unione europea, e avviato in Italia nel 2022, il decreto sull’epr introdurrà anche inediti target vincolanti di intercettazione: il 15% entro il 2026, almeno il 30% entro il 2030 e almeno il 50% entro il 2035, da calcolare sulla produzione effettiva di rifiuti tessili.
Sul modello dei rifiuti elettrici ed elettronici, la governance del sistema sarà affidata al Centro di Coordinamento per il Riciclo dei Tessili (CORIT) che, tra le varie funzioni, si occuperà della rendicontazione, del monitoraggio, di coordinare i sistemi e consorzi di responsabilità estesa e, con loro, di definire criteri di eco-modulazione del contributo ambientale.
L’introduzione dell’epr rappresenta un passaggio fondamentale per la riorganizzazione della filiera tessile in chiave di sostenibilità ambientale. Con la revisione della direttiva sui rifiuti, l’Ue ha obbligato tutti gli Stati membri a istituire regimi di responsabilità estesa entro l’aprile del 2028, ma l’Italia già da tempo puntava ad anticipare i tempi, proprio come fatto con l’introduzione dell’obbligo di raccolta differenziata dei materiali tessili post-consumo, anticipato nel nostro Paese al 2022, invece che al 2025. Il voto della Conferenza Unificata rappresenta un’importante accelerazione del processo per l’avvio del regime. Ora resta da superare solo il vaglio di Consiglio di Stato e Corte dei Conti prima dell’emanazione definitiva del decreto.
Nel corso della giornata è arrivata anche la dichiarazione del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin: “Il parere favorevole espresso oggi dalla Conferenza Unificata sul regolamento che introduce il regime di responsabilità estesa del produttore per i prodotti tessili rappresenta un passaggio fondamentale verso un modello di produzione e consumo più sostenibile, in linea con gli obiettivi europei dell’economia circolare”.
“Con questo provvedimento – prosegue il ministro – responsabilizziamo chi immette per primo i prodotti tessili sul mercato nazionale, chiamandolo a contribuire concretamente alla gestione del fine vita dei beni. Si tratta di una riforma attesa da tempo, che dà attuazione a uno degli strumenti cardine della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e introduce regole chiare, favorendo una filiera più efficiente, trasparente e orientata alla sostenibilità e con il passaggio odierno – conclude Pichetto – l’Italia compie un ulteriore passo avanti nella costruzione di un sistema capace di coniugare tutela dell’ambiente, innovazione e competitività delle imprese. Vogliamo accompagnare il settore tessile verso un futuro in cui qualità, responsabilità e circolarità diventino elementi distintivi del Made in Italy”.





