Transizione energetica, il governo stanzia oltre 14 miliardi. Al biometano 700 milioni

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Redazione Ricicla.tv
29/10/2026

Il Consiglio dei ministri approva un pacchetto di investimenti da oltre 14 miliardi nell’ambito della flessibilità di bilancio europea per la sicurezza energetica. Previsti 700 milioni per il biometano, 1,2 miliardi per il fotovoltaico e risorse per imprese, efficienza energetica e infrastrutture. Dopo il parere favorevole della Commissione Ue, resta da completare l’iter europeo e verificare l’ammissibilità delle singole misure


Oltre 14 miliardi di euro per sostenere gli investimenti nella transizione energetica, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre i costi dell’energia per imprese e servizi pubblici. Il governo prova a trasformare in misure concrete la nuova flessibilità di bilancio europea per la sicurezza energetica, con un pacchetto di interventi approvato dal Consiglio dei ministri del 28 ottobre e, previo via libera definitivo dell’Ue, destinato a trovare spazio nella prossima manovra. Tra le novità più rilevanti, 700 milioni di euro di contributi agli investimenti per lo sviluppo del biometano, ai quali si affiancheranno incentivi alla produzione, e 1,2 miliardi per sostenere l’installazione di circa 3 GW di nuova capacità fotovoltaica. Risorse che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovranno contribuire a ridurre la dipendenza energetica dall’estero e ad accelerare la decarbonizzazione del sistema produttivo nazionale.

Il pacchetto annunciato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica rappresenta un passaggio importante nel percorso avviato dal governo per ottenere da Bruxelles maggiori margini per gli investimenti energetici, nell’ambito di una manovra dal perimetro di spesa piuttosto limitato, fissato complessivamente a 26 miliardi di euro. La richiesta italiana, presentata alla Commissione europea nel settembre scorso, ha già ricevuto una valutazione favorevole dall’esecutivo comunitario, formalizzata nella raccomandazione dell’8 ottobre. Manca tuttavia ancora il passaggio definitivo del Consiglio dell’Unione europea, chiamato ad autorizzare l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia. Il via libera del Consiglio dei ministri italiano riguarda quindi il pacchetto nazionale di misure, non il completamento della procedura europea.

La flessibilità discende dall’estensione alle misure di sicurezza energetica della cosiddetta ‘National Escape Clause’, la clausola di salvaguardia nazionale prevista dal nuovo Patto di stabilità. Il meccanismo consente agli Stati membri, in presenza di circostanze eccezionali e nel rispetto delle condizioni di sostenibilità dei conti pubblici, di discostarsi temporaneamente dal percorso di crescita della spesa netta concordato con Bruxelles. Per gli interventi energetici, la Commissione ha fissato un limite dello 0,3% del Pil annuo e dello 0,6% cumulato nel triennio 2026-2028, all’interno del massimale complessivo previsto dalla clausola. Non si tratta, dunque, di nuovi finanziamenti messi a disposizione dall’Unione europea, ma della possibilità di sostenere determinate spese nazionali beneficiando di una maggiore flessibilità rispetto ai vincoli ordinari di bilancio.

Tra gli interventi annunciati, un ruolo di primo piano spetta al biometano, al quale il MASE destina 700 milioni di euro di contributi agli investimenti, affiancati da incentivi alla produzione. L’obiettivo dichiarato è incrementare l’offerta nazionale di gas rinnovabile, ridurre le emissioni climalteranti e contenere l’esposizione delle imprese ai costi del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, laddove applicabili. La misura assume particolare rilievo nella prospettiva del nuovo ciclo di incentivazione successivo al PNRR, la cui disciplina tecnica, secondo quanto anticipato dall’ex presidente del GSE Paolo Arrigoni nel corso di un’intervista a Ricicla.tv, potrebbe essere definita e trasmessa alla Commissione europea per le necessarie valutazioni nel giro di poche settimane.

Sul fronte delle fonti rinnovabili, il governo prevede 1,2 miliardi di euro per circa 3 GW di nuova capacità fotovoltaica, mentre altri 800 milioni saranno destinati al recupero della capacità degli invasi idroelettrici, con l’obiettivo di valorizzare una fonte strategica per la produzione nazionale di energia rinnovabile. Una parte delle risorse sarà inoltre indirizzata all’efficientamento energetico del patrimonio pubblico: 600 milioni per ospedali e strutture sanitarie, 650 milioni per le scuole, con una copertura fino al 100% dell’investimento e interventi stimati su circa 700 edifici, e ulteriori 250 milioni per università, impianti sportivi, centri di ricerca e istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Una quota particolarmente consistente del pacchetto riguarda il sistema produttivo. Alle imprese energivore sono destinati 2,5 miliardi di euro, mentre 3,53 miliardi andranno alle piccole e medie imprese non energivore, attraverso strumenti finalizzati al contenimento del costo dell’elettricità e al sostegno di nuovi investimenti nella transizione energetica. Il MASE precisa che i benefici saranno vincolati alla realizzazione di interventi di decarbonizzazione e allo sviluppo di nuova capacità rinnovabile, nel tentativo di coniugare il sostegno alla competitività industriale con la riduzione strutturale dei consumi e delle emissioni. Completano il quadro oltre 5 miliardi di euro per il miglioramento della sicurezza e lo sviluppo tecnologico della rete ferroviaria.

“Il nostro obiettivo è coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e competitività, trasformando il sostegno pubblico in investimenti concreti, maggiore produzione nazionale e benefici per famiglie, cittadini e imprese”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. Secondo il ministro, le misure “favoriscono la decarbonizzazione dei processi produttivi e possono contribuire a ridurre i costi legati alle emissioni di CO2 per le imprese interessate, rafforzando la competitività del sistema industriale”.

Resta tuttavia da completare l’iter europeo e, soprattutto, da verificare l’effettiva ammissibilità delle singole misure alla flessibilità di bilancio. Nella raccomandazione dell’8 ottobre, la Commissione aveva già espresso una valutazione preliminare favorevole sulle categorie di investimento proposte dall’Italia, precisando però che il giudizio non anticipava ne sostituiva la verifica definitiva dei singoli interventi, da condurre una volta che questi siano stati formalizzati dal governo nel pacchetto definitivo. Il via libera tecnico di massima, insomma, c’è. Per quello finale il percorso inizia ora.

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