Nel pieno della crisi del riciclo della plastica, i due consorzi chiedono di ampliare gli sbocchi industriali per il CSS-combustibile, abbassando la soglia di potenza degli impianti utilizzatori e aprendo all’autoconsumo. Secondo CONAI, le misure potrebbero portare il potenziale aggiuntivo di utilizzo da 200mila a quasi un milione di tonnellate. Una possibile valvola di sfogo per la filiera degli imballaggi in plastica, sempre più in difficoltà nella gestione delle frazioni a minor valore aggiunto
Ampliare la platea degli impianti industriali che possono utilizzare CSS-combustibile, abbassando da 50 a 5 megawatt la soglia minima di potenza prevista per le centrali termoelettriche e aprendo anche alla possibilità di autoconsumo da parte degli stessi produttori del combustibile ‘end of waste’. È la richiesta avanzata da CONAI e COREPLA nel corso delle audizioni davanti alla commissione Ambiente della Camera sul decreto-legge Ambiente. Una proposta che, secondo le stime del Consorzio nazionale imballaggi, potrebbe consentire di portare da 200mila a quasi un milione di tonnellate il potenziale aggiuntivo di utilizzo del CSS-C, ampliando sensibilmente gli sbocchi industriali per le frazioni non riciclabili dei rifiuti. Con effetti non solo in termini di riduzione delle importazioni di combustibili fossili tradizionali, ma anche di consolidamento delle filiere di gestione dei rifiuti urbani.
La richiesta arriva infatti in un momento particolarmente difficile per la filiera italiana del riciclo degli imballaggi in plastica. La contrazione della domanda di polimeri riciclati, l’aumento dei costi di lavorazione e le crescenti difficoltà di collocamento dei materiali, soprattutto delle plastiche miste e delle frazioni poliolefiniche, stanno mettendo sotto pressione il sistema di raccolta, selezione e valorizzazione, con fenomeni di accumulo e saturazione degli impianti che interessano diverse aree del Paese. In questo scenario, ampliare le possibilità di utilizzo del CSS-C (composto in buona parte proprio da plastiche a minor valore aggiunto) potrebbe rappresentare anche una valvola di sfogo per una filiera in crescente sofferenza, offrendo nuovi sbocchi alle frazioni residuali compatibili con la produzione del combustibile end of waste.
Sembra essere questa, del resto, la ratio dietro le previsioni del decreto Ambiente, in vigore dal 9 ottobre, che hanno ulteriormente semplificato le procedure per l’impiego del CSS-C nei processi produttivi. Stabilendo, in particolare, che la sostituzione dei combustibili tradizionali con CSS-combustibile nei cementifici, nel rispetto delle condizioni previste dalla norma relative alla capacità produttiva autorizzata e ai limiti alle emissioni, non costituisce una modifica sostanziale dell’autorizzazione integrata ambientale. Una semplificazione pensata per agevolare il ricorso ai combustibili alternativi negli impianti industriali, attraverso procedure autorizzative più snelle. Gli interventi vengono inoltre qualificati come di pubblica utilità, indifferibili e urgenti. Una vera e propria clausola ‘anti-nimby’, pensata per disinnescare le frequenti opposizioni di natura ideologica e non tecnica sull’impiego di CSS-C in sostituzione calorica.
È in questo solco che si inseriscono le richieste di CONAI e COREPLA. “Sappiamo che in questa fase c’è una criticità nella gestione delle plastiche non riciclabili, quindi ben vengano iniziative che vadano nella direzione di aumentare la possibilità di utilizzo, quindi di allargare gli sbocchi per questi materiali”, ha dichiarato nel corso dell’audizione il direttore generale di CONAI Simona Fontana. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giorgio Quagliuolo, presidente di COREPLA. “Valutiamo con assoluto favore le semplificazioni introdotte sull’utilizzo del CSS combustibile, la cui sostituzione ai combustibili tradizionali non si configurerà più come una modifica sostanziale”, ha dichiarato.
Pur condividendo le semplificazioni già introdotte dal decreto, entrambi i consorzi hanno però sollecitato il Parlamento a compiere un passo ulteriore: non soltanto agevolare l’utilizzo del CSS-C negli impianti esistenti, in particolare quelli per la produzione di clinker, ma anche allargare la platea dei potenziali utilizzatori, riducendo i requisiti dimensionali e introducendo nuove possibilità di autoconsumo. “Proponiamo l’apertura dell’utilizzo del CSS-C a piccoli centrali termoelettriche anche con una potenza termica nominale di 5 megawatt – ha detto Quagliuolo – per ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese e accelerare il processo di transizione sostenibile dei nostri rifiuti”. Un’iniziativa che “andrebbe a coinvolgere un maggior numero di impianti industriali”, ha detto Fontana, invitando anche a valutare “la possibilità di disciplinare l’utilizzo per autoconsumo da parte di chi prepara e produce il CSS end of waste”,
La proposta riguarda uno dei vincoli previsti dal decreto ministeriale 22/2013, che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto per determinate tipologie di combustibili solidi secondari. Attualmente il regolamento consente l’impiego del CSS-C nei cementifici con capacità produttiva superiore a 500 tonnellate giornaliere di clinker e nelle centrali termoelettriche con potenza termica di combustione superiore a 50 MW, nel rispetto degli ulteriori requisiti autorizzativi e ambientali previsti. La riduzione della soglia a 5 MW, sollecitata dai consorzi per le centrali, consentirebbe di includere nella platea dei potenziali utilizzatori anche installazioni di dimensioni significativamente inferiori, come le piccole centrali termoelettriche a biomassa.
È soprattutto la stima dei possibili effetti delle due misure a dare la dimensione della proposta: “Dalle nostre valutazioni, questi due provvedimenti potrebbero portare quel potenziale aggiuntivo di 200mila tonnellate a quasi un milione di tonnellate, con un impatto importante sul mercato finale”, ha spiegato Fontana. Una prospettiva che, se confermata sul piano tecnico e industriale, consentirebbe di aumentare significativamente la capacità potenziale di assorbimento del CSS-C da parte del sistema produttivo nazionale. Offrendo un importante sbocco per le frazioni plastiche miste e poliolefiniche, tra quelle maggiormente esposte alle difficoltà di collocamento, soprattutto quando presentano caratteristiche qualitative o composizioni che ne rendono complesso il recupero di materia.
“La dinamicità dei mercati e soprattutto l’instabilità energetica imposta da un quadro geopolitico sempre più complesso, impone un approccio molto più pragmatico e flessibile nell’individuazione e promozione di soluzioni impiantistiche effettivamente valevoli per la transizione energetica”, commenta a Ricicla.tv Giuseppe Dalena, presidente di AIREC, associazione delle imprese produttrici di combustibile solido secondario. Positivo il giudizio sulle proposte di CONAI e COREPLA, soprattutto sul fronte dell’apertura all’autoconsumo. “Dare alle imprese energivore la possibilità di autoprodursi energia attraverso l’ottenimento di autorizzazioni in tempi accettabili e certi per mini centrali per utilizzo del CSS-C – dice – significa mitigare le impennate dei costi energetici, prevedere budget più significativi da destinare agli investimenti tecnologici, rendere le imprese sempre più sostenibili e, al contempo, contribuire alla gestione interna dell’ingente quantitativo di CSS-C disponibile sul territorio nazionale”.






