L’Italia dell’economia circolare tra luci e ombre, secondo il nuovo rapporto annuale del Circular Economy Network. Bene produttività delle risorse e circolarità dei materiali, ma l’import di risorse è doppio rispetto alla media Ue. “Il ‘made in Italy’ va più focalizzato sui temi della circolarità”, spiega il presidente del CEN Edo Ronchi
Da un lato un tasso di circolarità delle risorse da podio europeo. Dall’altro una dipendenza dalle importazioni di materie prime dall’estero che resta su livelli elevatissimi, continuando a gravare come un fardello sulla competitività del sistema manifatturiero e industriale. Tanto più in uno scenario globale caratterizzato da crescenti tensioni economiche, militari e politiche. È un ritratto in chiaroscuro quello che emerge dall’ultimo rapporto redatto dal Circular Economy Network secondo cui l’Italia mantiene il suo primato per livelli di circolarità, in seconda posizione dopo i Paesi Bassi tra i 27 Paesi Ue ma in prima posizione nel confronto con le altre principali economie europee.
Nel 2023 bene la produttività delle risorse, pari a 4,3 euro di PIL per ogni kg consumato a fronte di una media europea di 2,7, ottimo il tasso di circolarità, al 20,8% a fronte di una media dell’11,8% nell’Ue, con una crescita di 2 punti percentuali rispetto al 2019, performance migliore tra i principali Paesi europei, seguita dalla Francia (17,6%), e dalla Germania (13,9%) e infine dalla Spagna (8,5%). In controtendenza il consumo medio di risorse, che con 11,1 tonnellate pro capite nel 2023 resta sotto la media Ue di 14,1 ma cresce, mentre in Germania, Francia e Spagna si va riducendo.
Insomma, da paese leader per capacità di trasformazione ma povero di risorse naturali, restiamo ancora tra i più bravi a gestire meglio i materiali che introduciamo nei cicli produttivi, a consumarne meno degli altri e a recuperarne quanti più possibile dai rifiuti. Fin qui le luci, offuscate tuttavia dalle ombre di un sistema che, spiega il rapporto, continua a dipendere pesantemente dalle importazioni di materiali dall’estero, che nel 2023 hanno toccato il 48% del fabbisogno complessivo, più del doppio del 22% medio dell’Ue e a un costo passato da 424 miliardi di euro nel 2019 a ben 568,7 miliardi nel 2024. Un incremento del 34% che si traduce in un gap di competitività per il sistema economico nazionale e che lo rende pesantemente esposto alle turbolenze del quadro internazionale e alle loro ripercussioni sulle catene di fornitura.
“Il ‘made in Italy’ va più focalizzato sui temi della circolarità”, spiega il presidente del CEN Edo Ronchi. Secondo una proiezione della Fondazione per lo sviluppo sostenibile una crescita annua del tasso di riciclo dell’1,5% e una contestuale riduzione della produzione di rifiuti dell’1% e del consumo di materiali del 3,5%, potrebbe portare entro nel 2030 alla riduzione del 14,5% del consumo di materiali rispetto al 2020 e, soprattutto, al taglio di 40 milioni di tonnellate della dipendenza dalle importazioni con un risparmio di 82,5 miliardi di euro. Benefici da sommare al contributo della circolarità in termini di taglio dei consumi energetici e di riduzione delle emissioni climalteranti: grazie a cicli produttivi più efficienti e basati sul recupero di risorse “potremmo ridurre di oltre il 50% le emissioni di gas serra”, chiarisce Ronchi.
L’economia circolare, insomma, può essere risposta alla crisi di competitività che attanaglia le imprese italiane, baluardo per l’autonomia strategica delle filiere produttive e modello strategico per un futuro a ridotta impronta climatica. Non è un caso, del resto, se la Commissione europea ha scelto di farne uno dei pilastri del nuovo corso delle politiche economiche e industriali dell’Ue, che puntano a tenere assieme competitività e decarbonizzazione, fissando nel Clean Industrial Deal l’obiettivo di raddoppiare il tasso di circolarità dell’economia, dall’11,8% del 2023 al 24% entro il 2030.
Per tenere il passo, “risulta urgente l’implementazione di un sistema economico basato su un approccio circolare a partire dall’eco-design e dall’innovazione di prodotto, che garantisca un approvvigionamento sostenibile e sicuro delle materie prime, con particolare riguardo a quelle critiche e strategiche”, afferma Claudia Brunori, direttrice del dipartimento ENEA di Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei sistemi produttivi e territoriali. L’Italia deve “cambiare prospettiva – dice Ronchi – il mercato delle materie prime seconde è ancora debole, e mancano strumenti efficaci per monitorare i veri progressi sulla circolarità, che non si misurano solo dai rifiuti. Per superare questi ostacoli, bisogna rendere più convenienti per tutti, sia per chi produce che per chi consuma, le scelte sostenibili, usare la leva fiscale per premiare chi riduce gli sprechi e introdurre criteri circolari anche negli acquisti pubblici”.


