Le difficoltà del mercato europeo del riciclo stanno causando un forte accumulo di rifiuti plastici negli impianti italiani, con giacenze che secondo Utilitalia risultano quasi raddoppiate rispetto a un anno fa. Unirima e Corepla segnalano il rischio di saturazione delle strutture, mentre Polieco richiama l’attenzione sulle criticità legate allo stoccaggio e alla sicurezza. Sullo sfondo tornano i timori di una crisi simile a quella seguita allo stop cinese alle importazioni di rifiuti plastici
Non è un problema di raccolta differenziata, ma di mercato. Mentre i cittadini continuano a conferire correttamente i rifiuti negli appositi contenitori, una parte crescente degli imballaggi in plastica raccolti fatica a trovare sbocchi industriali adeguati. Il risultato è un aumento delle giacenze negli impianti e una crescente preoccupazione tra gli operatori della filiera, che chiedono misure immediate per evitare che una crisi del riciclo si trasformi in una paralisi della gestione dei rifiuti. Una situazione che per molti aspetti ricorda la crisi innescata nel 2018 dalla decisione della Cina di chiudere le frontiere all’importazione di rifiuti plastici provenienti dall’estero. Con il rischio, oggi come allora, di veder aumentare non solo i fermi della raccolta ma anche i casi di incendio negli impianti.
“Ad aprile 2026 abbiamo registrato quantità giacenti presso i centri comprensoriali doppie rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – spiega a Ricicla.tv Bruno Manzi di Utilitalia – questo sta mettendo in grave difficoltà la gestione della raccolta differenziata”. Una preoccupazione condivisa anche da Unirima, associazione delle imprese della raccolta, recupero e riciclo dei maceri che denuncia difficoltà nel ritiro degli imballaggi in plastica raccolti presso i centri comprensoriali, ovvero le piattaforme che per conto del consorzio Corepla accolgono i materiali nella fase immediatamente successiva alla raccolta stradale. “Il rischio è il blocco delle raccolte differenziate – chiarisce il direttore di Unirima Francesco Sicilia – visto che gli impianti hanno limiti autorizzativi allo stoccaggio previsti anche dal certificato di prevenzione incendi”.
Secondo quanto appreso da Ricicla.tv, nelle scorse settimane anche il consorzio Corepla avrebbe richiamato l’attenzione delle amministrazioni competenti sull’aumento delle giacenze, sulle difficoltà di avvio a riciclo e sulle criticità che stanno interessando il sistema di gestione degli imballaggi in plastica. Il mercato europeo del riciclo continua infatti a risentire dei bassi prezzi delle resine vergini, della concorrenza delle importazioni extra-Ue, della debole domanda di materie prime seconde e delle difficoltà di collocamento di alcune frazioni recuperate. In queste condizioni la capacità degli impianti di riciclo di collocare sul mercato i materiali recuperati non riesce a tenere il passo dei flussi in ingresso.
Anche alla luce delle crescenti pressioni sulla filiera, nelle scorse settimane Conai, di concerto con Corepla, ha aggiornato al rialzo i contributi ambientali versati dai produttori d’imballaggio per finanziare il sistema di raccolta e avvio a riciclo. I nuovi prelievi avranno effetto dal 1 ottobre 2026 con l’obiettivo “di garantire le risorse per la continuità delle filiere – si legge in una nota di Conai – e il mantenimento di almeno il 50% di tasso di riciclo, mentre prosegue il dibattito a livello europeo circa possibili misure strutturali di consolidamento del mercato unico delle materie prime seconde”.
Resta tuttavia da capire come affrontare nell’immediato il rischio di saturazione degli impianti. A rendere ancora più delicata la situazione è l’avvio della stagione estiva. “Con l’aumento delle temperature aumenta anche uno dei rischi peggiori per gli impianti, quello di incendio. E nelle ultime settimane – ricorda Francesco Sicilia – si sono verificati già diversi casi”. Tra gli episodi che hanno riacceso l’attenzione sul tema figura anche il recente incendio di Pisa, che ha interessato un impianto per la produzione di combustibile solido secondario da rifiuti plastici. Pur senza entrare nel merito delle cause dell’episodio, ancora oggetto di accertamento da parte delle autorità competenti, anche il consorzio Polieco invita a leggere l’accaduto come un segnale delle difficoltà che stanno attraversando le filiere del recupero. “Quando il materiale non esce dagli impianti con la necessaria rapidità, aumenta inevitabilmente la pressione sui piazzali e sulle aree di stoccaggio”, osserva la direttrice generale Claudia Salvestrini.
Una preoccupazione che riporta alla memoria la stagione dei roghi negli impianti che tra il 2018 e il 2020 interessò numerose strutture di gestione rifiuti in concomitanza con lo stop di Pechino all’import di rifiuti in plastica. Anche in quel caso il risultato fu una rapida saturazione degli impianti di selezione, dei siti di stoccaggio, delle strutture dedicate al recupero dei materiali e, in alcuni casi, un aumento delle criticità operative lungo la filiera. Oggi il contesto è diverso, ma il meccanismo presenta alcune analogie: allora come oggi la criticità si manifesta a valle della raccolta differenziata, quando il sistema non riesce ad assorbire i volumi generati dai conferimenti dei cittadini. “Si tratta di una condizione che non può essere affrontata esclusivamente come una questione impiantistica o emergenziale. È il sintomo di una crisi che coinvolge l’intera economia circolare e che richiede risposte strutturali”, chiarisce Salvestrini. Anche alla luce delle nuove restrizioni alle esportazioni di rifiuti in plastica volute dall’Ue nel regolamento sulle spedizioni transfrontaliere, operativo dallo scorso 21 maggio,
“Il tema al momento è quello di garantire la possibilità di ritiro da parte del sistema – chiarisce Manzi – ma la questione deve essere affrontata in maniera sostanziale, sistemica e strutturale”. Secondo Utilitalia servono nuovi vincoli di utilizzo dei polimeri riciclati nei nuovi prodotti, maggiori controlli sull’obbligo di acquisto di prodotti riciclati da parte della pubblica amministrazione e verifiche più severe sull’importazione di polimeri extra Ue, spesso carenti di certificazioni attendibili sul reale contenuto riciclato. Quello che serve più di tutto, chiarisce però Manzi, è dare stabilità al mercato dei materiali riciclati. “Servono strumenti economici di stabilizzazione del prezzo, che facciano sì da collocare il valore della materia vergine su un livello superiore rispetto ai riciclati – spiega – su questo l’intervento può essere fatto da Conai modulando in maniera completamente diversa il contributo ambientale, penalizzando cioè fortemente l’utilizzo di materie vergini e materie seconde extra Ue e abbassando il contributo per chi utilizza riciclati di produzione nazionale”.





