L’intervista di Ricicla.tv a Fabrizio Penna, capo dipartimento Pnrr del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: “Dopo il 30 giugno, il lavoro non si interromperà”
Tra giugno e agosto 2026 si concluderà la finestra operativa del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato nel 2021 per rilanciare l’economia dei Paesi Ue dopo la pandemia da Covid-19. Mentre manca da percorrere “l’ultimo miglio”, il rispetto dei tempi e la realizzazione dei progetti restano la sfida principale per le istituzioni e le imprese coinvolte. A fare il punto è Fabrizio Penna, capo dipartimento PNRR del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, intervenuto nel corso della trasmissione ‘A carte scoperte’ di Ricicla.tv condotta da Luigi Palumbo. Secondo Penna, lo stato di avanzamento è in linea con il cronoprogramma: a marzo 2026 i target previsti per l’economia circolare risultano sostanzialmente raggiunti. Un risultato rilevante se si considera la complessità dell’operazione, che coinvolge circa duemila progetti distribuiti sul territorio nazionale e richiede iter autorizzativi articolati e il coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Il percorso, tuttavia, non è stato privo di ostacoli. L’aumento dei costi delle materie prime, le difficoltà nelle catene di approvvigionamento, l’impatto dell’inflazione e le conseguenze indirette delle tensioni geopolitiche hanno reso necessario rivedere e rimodulare diversi interventi. Nonostante questo “siamo al punto in cui era previsto che fossimo in questo momento, ma siamo anche agli ultimi 100 metri”, ha spiegato Penna, sottolineando come “questa fase richiede il massimo livello di concentrazione” per evitare ritardi.
Le scadenze fissate dal Piano non lasciano margini di flessibilità. Il 30 giugno 2026 rappresenta il termine per la conclusione delle attività progettuali, mentre il 31 agosto segna la chiusura della fase di rendicontazione. Si tratta, ha chiarito Penna, di termini “incontrovertibili e inderogabili”. Parallelamente, però, resta aperto il confronto con la Commissione europea per individuare eventuali soluzioni tecniche che consentano di gestire le criticità residue e riallocare le risorse non utilizzate. “Il mantra rivolto agli operatori – continua Penna – è quello di andare avanti e fare il massimo possibile entro il 30 giugno. È evidente che nulla verrà abbandonato e che tutto troverà corresponsione rispetto al lavoro che è stato fatto”, conclude il capo dipartimento.
Tra i capitoli più rilevanti del PNRR in tema di transizione verde figura quello dedicato al biometano: un ciclo di incentivi da più di 2 miliardi di euro per la realizzazione di nuovi impianti di trattamento. In questo ambito, spiega Penna, l’interesse del mercato è stato significativo, ma i risultati non hanno pienamente rispecchiato le aspettative iniziali. Le difficoltà autorizzative, alcune incertezze normative e fattori esterni come la diffusione della peste suina hanno rallentato lo sviluppo dei progetti, rendendo più lunga la fase di attuazione. Per rispondere a queste criticità, è stato negoziato con la Commissione europea un nuovo strumento finanziario che estende il supporto oltre la scadenza naturale del PNRR: la gestione passerà al GSE e l’orizzonte temporale si allungherà “fino al 2029”, sottolinea Penna. Lo spostamento della titolarità delle risorse cuba complessivamente più di 4 miliardi di euro, coinvolgendo, oltre al biometano, anche agrivoltaico e comunità energetiche rinnovabili. C’è ancora da definire “una serie di importanti atti giuridici – prosegue Penna – ma stiamo viaggiando alla velocità prevista”.
Guardando oltre la scadenza del Piano, il lavoro non si interromperà. “L’enorme quantità di progettualità che abbiamo messo in campo non può spegnersi e fermarsi il 31 agosto di quest’anno. Per questo, ci sarà una proroga delle strutture e delle amministrazioni che si occupano di Pnrr”, specifica il capo dipartimento del Mase. Il governo, infatti, ha previsto un ulteriore periodo di attività per monitorare gli effetti degli interventi e verificare la correttezza delle procedure adottate. “Inoltre – aggiunge Penna – c’è anche un tema di indirizzo generale che riguarda la capacità energetica di questo Paese e che prevede il raggiungimento degli obiettivi del Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima)”. Al centro delle politiche future ci sarà lo sviluppo di un sistema energetico più sostenibile e sicuro, capace di contribuire agli obiettivi climatici fissati al 2030 e alla decarbonizzazione al 2050. Le fonti rinnovabili saranno il pilastro principale di questo percorso, affiancate da altre soluzioni come il biometano, l’idroelettrico, la geotermia e, in misura residuale, il recupero energetico dai rifiuti e il nucleare. “Siamo in un contesto difficile in cui la sicurezza energetica diventa primaria, a livello nazionale ed europeo”, aggiunge Penna.
Per rendere efficace questa trasformazione sarà però necessario intervenire anche sul piano infrastrutturale e normativo. “La rete energetica dovrà diventare più resiliente, digitale e capace di gestire la crescente produzione da fonti rinnovabili, mentre sul fronte burocratico sarà fondamentale semplificare le procedure autorizzative e garantire maggiore certezza del diritto agli investitori”. Il conto alla rovescia per il PNRR si avvia, dunque, verso la fine. La vera sfida, che inizierà a breve, non sarà solo quella del rispetto delle scadenze, ma quella di trasformare gli investimenti in risultati concreti e duraturi.





