Arera ha avviato il procedimento per attuare le nuove regole sulle connessioni degli impianti di biometano alla rete gas introdotte dalla legge di bilancio. La norma prevede che il 70% dei costi di allaccio sia sostenuto dai gestori, mentre ai produttori resta il 30%. Entro fine 2026 verranno definite le modalità di copertura dei costi di misura e compressione
Il percorso per semplificare la connessione degli impianti di biometano alla rete del gas entra in una nuova fase regolatoria. Dopo il via libera alla riforma che punta a ridurre tempi e costi di allaccio, contenuta nell’ultima legge di bilancio, l’autorità ha cominciato a tradurre in misure operative gli obiettivi fissati dal legislatore nazionale. In particolare, la nuova modulazione degli oneri, con l’attribuzione ai gestori di rete del 70% dell’investimento per la connessione alle infrastrutture di trasporto e distribuzione, e del 100% dei costi per i sistemi di misura e compressione.
Nella delibera 67/2026/R/gas adottata dal collegio lo scorso 11 marzo si chiarisce, tra l’altro, che nel preventivo di spesa che i gestori di rete dovranno inviare entro 85 giorni alle imprese che richiedono la connessione di un impianto, occorrerà fornire “l’evidenza che il richiedente deve pagare il 30% dell’importo complessivo”. In più, viene dato mandato a Snam di incoraggiare la valutazione di opere di interconnessione tra imprese distributrici confinanti site in prossimità dell’impianto di produzione di biometano per il quale viene presentata domanda di allaccio.
Per quanto riguarda la copertura dei costi dei sistemi di misura e compressione, invece, l’authority ha aperto un procedimento che entro il 31 dicembre 2026 dovrà definire “le modalità di riconoscimento del 100% dei costi”, la necessità di interventi regolatori per minimizzarli. Lo stesso procedimento dovrà stabilire le misure necessarie “affinché i costi di connessione allocati alla collettività per effetto delle nuove disposizioni normative trovino copertura su base nazionale”.
Negli ultimi anni la questione delle connessioni alla rete è emersa come uno dei principali fattori di rallentamento per la realizzazione degli impianti. Stando ai dati del Gse, la capacità produttiva nazionale si aggira al momento intorno agli 800 milioni di metri cubi annui, ai quali potrebbero aggiungersi i 2 miliardi che saranno generati dai circa 550 impianti (tra nuove costruzioni e revamping) finanziati dal Pnrr. Entro giugno 2026 il Gse dovrà aver siglato gli atti d’obbligo per l’erogazione degli incentivi alle imprese aggiudicatarie, poi, chiuso il Pnrr, bisognerà lavorare allo sprint verso l’obiettivo fissato dal Pniec, quello di arrivare a produrre almeno 5,7 miliardi di metri cubi l’anno di biometano entro il 2030.