Riciclo plastica in crisi, Assorimap scrive a Pichetto Fratin: “Istituire tavolo istituzionale permanente”

di Elvira Iadanza 15/09/2025

Bottiglie plastica

L’associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche chiede al Ministero dell’Ambiente di intervenire per salvare il comparto dal collasso


“Il riciclo meccanico delle plastiche, eccellenza storica del Made in Italy, è a serio rischio ed espone il circuito della raccolta differenziata ad una crisi di sistema”, così Assorimap nel comunicato che annuncia l’invio di una lettera al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Pichetto Fratin. “L’associazione – si legge nel testo – chiede di avviare tempestivamente le necessarie azioni e contestualmente istituire un tavolo istituzionale permanente per il riciclo meccanico delle plastiche”.

Secondo Assorimap, il settore è a un passo dal collasso per effetto di “una serie di congiunture negative” che hanno reso progressivamente difficile, e al momento quasi impossibile, il proseguo delle ordinarie attività imprenditoriali del settore: prima la crisi pandemica, poi, chiarisce l’associazione, l’aumento dei costi dell’energia che grava sulla sostenibilità economica delle imprese del riciclo, particolarmente energivore. Uno scenario critico, sul quale sta calando come una pietra tombale l’aumento delle importazioni di polimeri vergini low cost di provenienza asiatica.

Da qui il grido d’allarme degli operatori, che era già suonato lo scorso giugno, nel corso della presentazione del report di Assorimap a Milano, che ha fotografato una filiera fragile, gravata dai costi energetici e da un divario sempre più ampio tra l’aumento di capacità produttiva e la domanda di mercato. Nel 2024, si legge infatti nel report, in Italia sono state prodotte 833 mila tonnellate di polimeri riciclati, il +3,2% rispetto all’anno precedente. L’andamento delle vendite, però, non ha seguito lo stesso trend, con fatturati in calo dello 0,8% e prezzi delle materie prime seconde rimasti fermi ai livelli di fine 2020.

A essere in difficoltà non solo le aziende italiane. Nelle scorse settimane anche Plastic Recyclers Europe, l’associazione europea dei riciclatori di plastica, ha lanciato l’allarme per lo stato di crisi profonda nel quale versa il settore. “Solo tra gennaio e luglio 2025 – si legge nel comunicato di Plastic Recyclers Europe – è andata persa quasi la stessa capacità dell’intero 2024, e tre volte di più rispetto al 2023″.

Proprio per questo, 28 associazioni hanno interpellato la presidente della Commissione europea: “I dati recenti – si legge nella missiva inviata a Bruxelles- confermano la gravità del declino e sottolineano l’urgenza di un intervento. Tra il 2018 e il 2022, la produzione di plastica in Europa è diminuita del 13,3%, seguita da un ulteriore calo dell’8,3% nel 2023”, ma ciò che risulta più preoccupante è la possibilità che “con questo ritmo – certificano gli addetti al settore – la produzione di plastica nell’UE potrebbe presto tornare ai livelli non visti dal 2000, anche se il consumo di polimeri continua a crescere”.

Nel contesto dell’appello europeo a von der Leyen, Regis aveva commentato “Non c’è più tempo da perdere, tutti gli Stati membri devono poter agire coesi per garantire all’Europa di perseguire gli obiettivi di green economy e non mettere a rischio l’intero tessuto industriale. Siamo pronti a collaborare con il Governo italiano e le istituzioni europee per sostenere la filiera nazionale”.

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