Il nuovo DPR sul riuso delle acque reflue è in fase avanzata e dovrebbe entrare in vigore entro l’anno, attuando pienamente il nuovo regolamento Ue. In Italia, secondo Utilitalia, vengono riutilizzati 100 milioni di metri cubi di acque depurate, con forti disparità territoriali. Servono maggiori investimenti, dice la federazione, soprattutto nelle infrastrutture di trasporto, vero nodo per ampliare il riuso agricolo
“Il DPR (Decreto del Presidente della Repubblica, ndr) sul riuso delle acque è in stato avanzato di elaborazione”, così Laura D’Aprile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica nel corso di un webinar organizzato da Utilitalia sul riutilizzo delle acque reflue. “Dopo una fase di ampia consultazione – ha aggiunto D’Aprile – il DPR è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio, al dipartimento della Gestione e del Coordinamento legislativo, poi andrà notificato all’Ue per il successivo corso dell’iter”.
Il DPR, ha detto D’Aprile, dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno, dando piena attuazione al Regolamento europeo del 2020 che è formalmente già in vigore e applicabile ma lasciava agli Stati membri dell’Ue un margine di discrezionalità su alcuni passaggi specifici della disciplina. “Il punto nodale – ha continuato D’Aprile – è il piano di gestione dei rischi, che rappresenta una novità importantissima”. Un approccio che ribalta l’attuale quadro regolatorio disciplinato dal dm 185 del 2003 “che come sappiamo – ha sottolineato la dirigente del Mase – prevede dei parametri piuttosto rigidi per consentire il riutilizzo delle acque reflue”.
L’auspicio è che la nuova disciplina possa rilanciare la pratica del riuso delle acque affinate, ancora troppo poco sfruttata in Italia. Secondo Arera i volumi potenzialmente impiegabili per il riutilizzo costituiscono circa il 17% del volume complessivamente depurato, mentre quelli effettivamente riutilizzati (principalmente per uso irriguo) si attestano a valori prossimi al 4%. Un ritardo fotografato anche da un’indagine coordinata dalla direttrice del settore acqua di Utilitalia Tania Tellini: poco più di 200 i milioni di metri cubi di acqua affinata prodotti oggi in Italia, ma il volume di quella effettivamente riutilizzata è pari al 49%, ovvero poco più di 100 milioni di metri cubi. “In progettazione”, aggiunge Utilitalia, altri 104 milioni di metri cubi. L’82% dell’acqua affinata è destinata all’uso agricolo, oltre 160 milioni di metri cubi, il 33% è utilizzata per uso industriale e l’1% per uso civile.
Numeri ancora troppo esigui vista la ‘sete’ che attanaglia il nostro Paese. “In tempi di drammatica crisi climatica e idrica, la preservazione di acqua potabile, e la non dispersione della risorsa, attraverso corrette procedure di riuso delle acque affinate è una delle risposte che dobbiamo dare”, ha detto il direttore generale di Utilitalia Annamaria Barrile. Secondo l’ultimo Blue Book di Utilitatis un sistema efficiente di depurazione e riuso potrebbe contribuire a soddisfare il 45% del fabbisogno irriguo nazionale, tamponando i sempre più frequenti periodi di scarsa disponibilità, ma al momento sono solo otto, rileva Utilitalia, le regioni in cui esistono impianti adeguati: Sardegna, Lazio, Veneto, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Puglia. La maggior parte delle strutture si trova al nord Italia (65), seguito dal Sud (15) e dal Centro (14). La regione con più impianti è la Lombardia, che ne ha 34, segue l’Emilia Romagna (17 impianti) e terza la Toscana (13).
Nell’attesa del nuovo DPR, resta il nodo delle risorse. “Maggiore riuso – ha sottolineato Barrile – significa inevitabilmente maggiori investimenti”. Quelli necessari ad adeguare gli impianti di depurazione, ma anche e soprattutto quelli indispensabili per la realizzazione delle infrastrutture di trasporto e distribuzione delle acque affinate verso le destinazioni finali in ambito agricolo. Cosa “che in alcuni casi – ha aggiunto – rappresenta proprio il punto dirimente per poter realizzare il riuso a piena potenzialità“. Se sul piano degli investimenti in tecnologie avanzate di depurazione e affinamento, infatti, il nuovo metodo tariffario Arera ha già previsto incentivi e premialità a vantaggio dei gestori del servizio idrico, sul fronte delle infrastrutture per la distribuzione invece si continua a lavorare per trovare un punto di caduta con agricoltori e consorzi di bonifica. “Stiamo ragionando per capire in che modo attingere al bacino delle risorse finanziarie disponibili – ha detto – cercando di costruire insieme percorsi di crescita del riuso in Italia”.


