A vent’anni dall’entrata in vigore del Testo unico ambientale, esperti e istituzioni si interrogano sulla necessità di aggiornare il quadro normativo che disciplina acqua, rifiuti e bonifiche. Dal convegno promosso dall’Università Federico II di Napoli emergono proposte per rafforzare governance, servizi pubblici ambientali ed economia circolare. Al centro del confronto anche il futuro di Bagnoli e la necessità di una nuova alleanza per la rigenerazione ambientale e sociale dei territori
A vent’anni dalla sua adozione il testo unico ambientale, primo corpus organico di norme in materia di acqua, rifiuti, emissioni e bonifiche, potrebbe aver esaurito la sua spinta propulsiva. Dopo aver tracciato la direzione verso modelli di sviluppo capaci di tenere assieme le esigenze di tutela dell’ambiente e della salute pubblica con quella di crescita economica e industriale, il decreto legislativo 152 del 2006 comincia a mostrare i suoi limiti. Serve una revisione che dia nuovo slancio ai processi di aggregazione e gestione industriale di servizi come idrico e rifiuti, ma che sappia anche valorizzare il contributo dell’evoluzione tecnica e tecnologica, come è emerso in occasione di un convegno promosso a Napoli dal dipartimento di giurisprudenza dell’Università Federico II.
“L’occasione dei vent’anni del Codice dell’ambiente – ha spiegato il professor Vincenzo Pugliese, del dipartimento di giurisprudenza della Federico II – rappresenta il momento per fare una valutazione dell’impatto della normativa ambientale in Campania, ma soprattutto per guardare al futuro, individuando nuove prospettive e avanzando alcune proposte di riforma. In particolare, l’istituzione di un unico ente di governo d’ambito per acqua e rifiuti, la normalizzazione del servizio idrico attraverso l’inclusione della grande adduzione primaria e un piano organico per le bonifiche. Non esistono soltanto la Terra dei Fuochi e Bagnoli. Ci sono molte altre Bagnoli diffuse sul territorio campano. Per questo serve un macro accordo quadro tra Regione, Comuni ed enti sovracomunali affinché, attraverso le società partecipate, si possa intervenire rapidamente e in modo trasparente”.
“Un altro elemento fondamentale – ha aggiunto la professoressa Giuliana Di Fiore – riguarda la tecnica legislativa. Gran parte delle disposizioni tecniche contenute nel Codice dell’ambiente dovrebbe essere trasferita a livello regolamentare. La normativa tecnica necessita infatti di aggiornamenti costanti e continui. Il decreto legislativo dovrebbe limitarsi a definire principi, competenze e assetti istituzionali, lasciando ai regolamenti le discipline più specialistiche”.
Un’occasione per fare il punto sull’evoluzione dei servizi pubblici ambientali in Campania, dall’idrico ai rifiuti. Fronte, quest’ultimo, che nel 2006, all’alba del testo unico, versava nella fase più acuta di una crisi ultradecennale, sfociata anche nelle sanzioni multimilionarie dell’Unione europea. Da allora, anche grazie alla spinta del decreto legislativo 152, la Regione ha dato il via a un processo di riordino degli assetti organizzativi e delle dotazioni impiantistiche. Ora però quella spinta va rinnovata con una revisione del quadro di riferimento.
“Abbiamo ancora spazi che necessitano di integrazione – ha chiarito il direttore generale acqua e rifiuti della Regione Campania Antonello Barretta – non solo nel ciclo integrato dei rifiuti, dove il raccordo con la disciplina dei servizi pubblici locali avrebbe avuto bisogno di un ulteriore impulso, ma anche sul fronte dello sviluppo dell’economia circolare. Pensiamo all’End of Waste – ha detto – e alle difficoltà nell’adozione dei decreti sulla cessazione della qualifica di rifiuto, ma anche alle autorizzazioni ambientali e alla disciplina della prevenzione incendi, ancora troppo ancorata a provvedimenti ministeriali anziché essere organicamente recepita nel Testo unico. Nel corso degli anni – ha aggiunto Barretta – sono intervenute importanti evoluzioni normative, come l’Autorizzazione unica ambientale, che hanno richiesto successivi interventi attuativi regionali. Tutto questo dimostra che gli obiettivi che il Testo unico si era posto sono stati raggiunti soltanto in parte”.
Anche in materia di ciclo idrico è in atto un processo di riorganizzazione degli assetti di governance e di gestione, che si scontra però con un quadro ancora parcellizzato e segnato da gestioni in economia. “Il tema vero – ha sottolineato il presidente dell’Ente Idrico Campano Luca Mascolo – è che la regolazione è matura, mentre la governance non lo è ancora. Il decreto legislativo 152 nasce nel 2006, in una fase preregolatoria, e non contiene molti dei meccanismi che nel frattempo si sono consolidati nella legislazione vigente. Esiste un tema rilevante – ha proseguito – che riguarda la Parte Terza del Codice dell’ambiente e lo status giuridico degli enti di governo d’ambito. Questi organismi dovrebbero diventare enti pubblici non economici, uscendo dall’attuale assimilazione ai consorzi degli enti locali”.
Sul fronte del risanamento ambientale riflettori puntati sul caso Bagnoli e su un piano di bonifica e rigenerazione urbana che dopo trent’anni di ritardi sembra avere finalmente trovato nuovo slancio. “Non si può più pensare a Bagnoli soltanto in termini di bonifica – ha chiarito il sub commissario di governo Dino Falconio – perché la bonifica è già una realtà. In questi giorni il risanamento marino sta procedendo a ritmo sostenuto. Occorre iniziare a guardare al futuro e alla rigenerazione urbana, creando tutte le condizioni necessarie affinché Bagnoli possa diventare un ecoquartiere smart proiettato verso l’avvenire”.
Accanto alla revisione della normativa di riferimento, il dibattito di Napoli ha fatto emergere la necessità di un cambio di passo culturale da parte dei decisori politici e degli amministratori locali e territoriali, che sia all’altezza dell’appello alla rigenerazione ambientale e sociale che viene dalla società civile, cristallizzato nell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco e nelle parole di Papa Leone pronunciate in occasione della visita pastorale ad Acerra. “L’impegno richiesto è molto alto – ha detto padre Vincenzo Anselmo sj, Decano Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, Sez. San Luigi – e la voce dei due Pontefici dovrebbe risvegliare non soltanto le coscienze delle persone, ma anche quelle delle istituzioni. La questione ambientale non è più rinviabile. È una questione di vita o di morte per i nostri territori e per le nostre comunità. È anche un tema di equità sociale, perché dietro la crisi ambientale nascono e si sviluppano nuove forme di povertà che devono essere contrastate e sconfitte”.





