La ricerca di Ref per Erion Weee evidenzia la necessità di un nuovo modello di finanziamento per la gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici
Il settore delle energie rinnovabili, e soprattutto quello dei pannelli fotovoltaici, deve prepararsi ad affrontare un banco di prova che sarà cruciale per il futuro: la gestione del fine vita di importanti quantità di moduli installati senza incentivi statali. Peccato che “il sistema di finanziamento della gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici non incentivati (ovvero i pannelli installati in impianti che non beneficiano degli incentivi previsti dai Conti Energia), basato sull’accantonamento in un sistema di trust frammentario e di discutibile trasparenza di un contributo per ogni pannello immesso sul mercato, non potrà garantire il corretto trattamento di questi rifiuti”, è quanto emerge dallo studio “La gestione nel rifiuto fotovoltaico in Italia: un nuovo modello di finanziamento” realizzato dal Laboratorio Ref Ricerche.
Secondo la normativa in vigore, infatti, il fine vita dei pannelli fotovoltaici non incentivati è a carico dei produttori, a loro volta obbligati ad aderire a uno dei diversi sistemi di responsabilità estesa. Al momento dell’immissione sul mercato di un pannello, il produttore versa al consorzio a cui aderisce un contributo, stabilito dal consorzio stesso, che viene segregato in un trust. Questo contributo, univocamente associato a quel pannello, sarà poi utilizzato quando il pannello smetterà di funzionare per finanziare le attività di riciclo. Il problema è che i conti non tornano. ”Il contributo unitario ‘segregato’ per ciascun pannello – si legge nel paper di Ref – non è infatti sufficiente a coprire tutti i costi di gestione (trasporto, rimozione delle sostanze inquinanti, riciclo) del pannello stesso”.
Uno dei problemi, denuncia il consorzio Erion Weee, è che per rendersi competitivi molti sistemi hanno abbassato il contributo versato dai produttori, fino quasi a renderlo simbolico. “Valori vicini a un euro non sono sufficienti per garantire il corretto trattamento di un pannello tra 10, 15 o 20 anni”, spiega Erion. “Siamo di fronte a un paradosso – commenta il direttore generale di Erion Weee Giorgio Arienti – nei trust dei consorzi ci sono milioni di euro, ma questa montagna di denaro non riuscirà ad assicurare un corretto riciclo dei pannelli”. Più che una garanzia di corretto trattamento, una vera e propria “scommessa su quanto costerà smaltire un modulo tra vent’anni, poiché il potenziale valore delle materie prime in esso contenute è una assoluta incognita”, ha aggiunto Arienti. Senza contare che la mancanza di adeguate risorse finanziarie potrebbe portare a comportamenti sbagliati, come l’esportazione dei pannelli verso paesi sprovvisti di adeguati impianti di trattamento, o all’abbandono nell’ambiente.
Sono i dati ad anticipare le criticità del possibile scenario futuro. Si stima che entro il 2050 oltre ai 300 milioni di pannelli fotovoltaici già installati, altri 20 milioni di pannelli saranno allacciati alla rete. “Nel giro di pochi decenni, il numero di pannelli destinati alla dismissione aumenterà di quasi trenta volte, con ricadute enormi per i detentori degli impianti, i consorzi e l’intera collettività”, spiega Erion. Si passerà – calcola Ref – dai circa 427.000 pannelli smaltiti nel 2025 a oltre 12 milioni nel 2050, con un corrispondente incremento della quantità da trattare: da 9.000 tonnellate a 264.000 tonnellate annue di raee fotovoltaici da smontare, trasportare e gestire correttamente”. “Nei prossimi anni assisteremo a una crescita esponenziale delle quantità di pannelli che saranno dismessi. È necessario che il modello di finanziamento venga adeguato a garantire la sostenibilità ambientale ed economica nel lungo periodo scongiurando lo scoppio di una bolla che creerebbe un danno economico, ambientale e reputazionale di dimensioni clamorose”, avverte Arienti.
Un appello che guarda allo schema di decreto legislativo in esame alla Camera dei Deputati per recepite la nuova normativa europea di settore. La proposta di Erion Weee è quella di estendere anche ai moduli non incentivati il modello di finanziamento generazionale, come già accade per altri tipi di raee domestici. “Con questo modello, la responsabilità economica della gestione del fine vita è attribuita ai produttori presenti sul mercato in ciascun anno, in proporzione all’immesso sul mercato nello stesso anno”, chiarisce il consorzio che aggiunge: “Questo modello ‘generazionale’, che funziona in settori a bassissima crescita come quello dei frigoriferi o dei ‘grandi bianchi’, a maggior ragione funzionerebbe in un settore in costante, significativo sviluppo come quello del fotovoltaico”, puntualizza il consorzio. Nel caso di uscita dal mercato di un produttore, infatti, ce ne saranno altri in grado di farsi carico, anno per anno, dei costi di una corretta gestione dei raee fotovoltaici. Inoltre – sottolinea Erion – nel lungo termine, si affiancheranno nuove tecnologie sostitutive che finanzieranno progressivamente il fine vita di tali rifiuti, come avvenuto in tante altre categorie di prodotti.


