Il nuovo sistema digitale DIWASS, destinato a gestire le spedizioni transfrontaliere di rifiuti nell’Ue, dovrebbe entrare in vigore il 21 maggio 2026. Secondo le imprese, però, mancano ancora elementi chiave: specifiche tecniche, assenza di ambienti di test e formazione insufficiente. Tredici associazioni chiedono un periodo transitorio di un anno. Paolo Campanella, segretario generale di Fead: “Rischiamo di compromettere il funzionamento di diverse filiere industriali”
Il rilancio del mercato unico e della produttività industriale dell’Ue passa anche per una maggiore circolarità delle risorse – come la Commissione ha chiarito nel Clean Industrial Deal – ma il percorso rischia di bloccarsi nel collo di bottiglia della burocrazia. Una strettoia che tra poche settimane potrebbe intasarsi di pratiche per la spedizione transfrontaliera di rifiuti, inclusi quelli destinati a riciclo. Uno scenario per il quale esistono già una data e una sigla: la prima è il 21 maggio 2026, la seconda è DIWASS, acronimo del nuovo sistema informatico che a partire da quel giorno dovrebbe digitalizzare documenti, notifiche e autorizzazioni per le movimentazioni di rifiuti tra Stati membri, nel rispetto del nuovo regolamento Ue. Dovrebbe, ma non è detto che ci riesca.
Il primo nodo è il fattore tempo. “Le norme attuative del DIWASS sono state adottate solo nel luglio 2025, la documentazione tecnica chiave per l’integrazione del sistema è stata pubblicata solo alla fine di gennaio 2026, l’interfaccia utente non è ancora operativa e la pre-registrazione delle migliaia di operatori interessati non è ancora iniziata”, si legge in una lettera congiunta inviata nei giorni scorsi alla Commissaria Ue all’economia circolare Jessika Roswall da 13 associazioni dell’industria europea. Un lungo elenco che include sigle del waste management, come Fead o Recycling Europe, ma anche pezzi importanti del sistema produttivo del Vecchio Continente, come Eurofer, European Metals o l’associazione delle cartiere Cepi. Segno che il tema tocca non solo chi i rifiuti li movimenta, ma anche chi li utilizza per alimentare i propri processi produttivi. Tutti concordi nel chiedere il rinvio del DIWASS di almeno un anno, per consentire una transizione ordinata ed evitare che il passaggio al digitale diventi un boomerang per l’economia dell’Ue.
“La digitalizzazione del trasporto dei rifiuti è indispensabile per rafforzare tracciabilità e mercato unico. Ma senza un’implementazione graduale rischiamo di compromettere il funzionamento di diverse filiere industriali in Europa”, spiega a Ricicla.tv il segretario generale di Fead Paolo Campanella. Nelle intenzioni della Commissione Ue il DIWASS dovrebbe sostituire procedure che oggi sono lunghe, farraginose, disallineate e basate in molti casi su adempimenti cartacei con un nuovo sistema digitale comune in tutti gli Stati membri, da utilizzare per tutte le movimentazioni, incluse quelle di rifiuti riciclabili contenuti nella cosiddetta ‘lista verde’. Tra il dire e il fare, tuttavia, c’è di mezzo un mare di incertezza. E il rischio, scrivono nella loro lettera le 13 associazioni dell’industria, è che l’avvio del DIWASS “possa avere un impatto sproporzionato sulle imprese e sulle autorità che si stanno ancora adattando al nuovo sistema”, rallentando il rilascio delle autorizzazioni alle movimentazioni transfrontaliere ed esponendo gli operatori al rischio di sanzioni.
Al netto del fattore tempo, i nodi da sciogliere sono ancora tanti sia sul piano tecnologico che operativo, a partire dalla capacità del DIWASS di dialogare con i sistemi gestionali delle imprese o con le piattaforme informatiche delle autorità competenti. Una funzione fondamentale per “ridurre i costi di transizione, evitare la duplicazione dell’inserimento dei dati e garantire che la digitalizzazione apporti un reale valore aggiunto operativo”, si legge nella lettera inviata alla Commissaria Roswall. Il problema però è che le specifiche informatiche per l’interoperabilità sono state rilasciate sono alla fine di gennaio 2026. “Il 27 febbraio scorso – spiega Edoardo Saronni di Zucchetti Ambiente – la Commissione Ue ha organizzato un webinar aperto agli sviluppatori per illustrare le API rilasciate qualche giorno prima. Poi più nulla. Non c’è un’area di test o un servizio di supporto dedicato, quindi non c’è modo di sapere se le soluzioni di interoperabilità funzionano o se reggeranno”.
Dal ‘dietro le quinte’ informatico della vicenda, le incognite si allungano direttamente sulla scena operativa. E non solo per le incertezze legate all’interoperabilità con i software già esistenti. In teoria, infatti, il DIWASS dovrebbe essere accessibile anche via browser dalla piattaforma ufficiale sviluppata dalla Commissione, che esiste, ma è ancora in versione demo. Nelle scorse settimane Bruxelles ha rilasciato una prima, e incompleta, versione del manuale utente ma ha anche chiarito che la formazione delle imprese è “principalmente responsabilità delle rispettive autorità competenti” a livello nazionale, che in Italia sono ben 52, divise tra Regioni e Province. Dalle nostre parti, però, le amministrazioni territoriali si stanno muovendo in ordine sparso. Qualcuno, come Regione Lombardia, ha già avviato percorsi di informazione e formazione. Ma nella maggior parte dei casi tutto tace. In questo scenario, è impossibile stabilire con certezza se il sistema sarà pronto all’appuntamento con il 21 maggio 2026 oppure no.
Per questo, nella loro lettera, le 13 associazioni dell’industria Ue hanno chiesto l’istituzione di un periodo transitorio di un anno durante il quale “gli operatori che non sono in grado di conformarsi pienamente al DIWASS (ad esempio, a causa di limitazioni tecniche o perché gli operatori rilevanti nella catena di spedizione non sono ancora registrati nel sistema) dovrebbero essere autorizzati a presentare e rendere disponibili i documenti richiesti con mezzi alternativi” come stampe fisiche o invii tramite posta, fax o e-mail, “senza incorrere in sanzioni”. Una sorta di doppio regime, quasi come quello introdotto da poche settimane in Italia per far fronte alle difficoltà nella fase di avvio del nuovo formulario di identificazione dei rifiuti digitale. “Un anno di transizione per il DIWASS non è un rinvio: è una condizione minima per far funzionare davvero le nuove regole”, chiarisce Campanella. Il tema è tra quelli all’ordine del giorno della prossima riunione del tavolo di esperti convocato dalla Commissione Ue, in calendario per venerdì 27 marzo, quando mancheranno poco meno di due mesi al debutto ufficiale della nuova piattaforma digitale.