Rifiuti, il Ministero: “Limitare la durata degli stoccaggi per evitare incendi”


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Nuovi criteri operativi per gestire in maniera ottimale i rifiuti stoccati negli impianti di gestione e scongiurare così il rischio incendi. Il Ministero dell’Ambiente prende atto dell’inquietante impennata di roghi da Nord a Sud del Paese e prova a correre ai ripari con una circolare diramata oggi e messa a punto “a seguito dei numerosi incendi che – si legge nel documento firmato dal Direttore generale Mariano Grillo – nell’ultimo periodo hanno interessato diversi impianti di gestione dei rifiuti, con conseguenti ripercussioni sulla gestione dell’intero sistema Paese”. Secondo una recente relazione della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, infatti, sarebbero almeno 261 i roghi divampati negli ultimi tre anni in impianti di trattamento, il 47,5% dei quali situati in Regioni del Nord Italia.

Tale fenomeno – prosegue la circolare – nel destare forte preoccupazione in tutta la popolazione direttamente ed indirettamente interessata dai predetti episodi, ha reso necessario un confronto tra questo Dicastero unitamente al Dipartimento dei vigili del fuoco, alle amministrazioni regionali ed alle agenzie ambientali maggiormente interessate, per individuare in sinergia le più opportune iniziative atte a prevenire, o quanto meno a ridurre, i rischi connessi allo sviluppo di incendi presso impianti che gestiscono rifiuti”.

Il documento, composto da poco più di dieci pagine, riporta una serie di indicazioni, alcune di carattere amministrativo e altre di tipo tecnico-operativo, per la gestione in sicurezza dei rifiuti stoccati presso impianti autorizzati. Si specifica, ad esempio, che il direttore tecnico dell’impianto “deve essere sempre presente” e che i rifiuti in uscita dall’impianto di stoccaggio “devono essere conferiti a soggetti autorizzati per il recupero o lo smaltimento finale, escludendo ulteriori passaggi ad impianti di stoccaggio, se non strettamente collegati agli impianti di recupero di cui ai punti da R1 a R12 dell’allegato C relativo alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/06 o agli impianti di smaltimento di cui ai punti da D1 a D14 dell’allegato B relativo alla Parte Quarta del D.Lgs.152/06″.

Tra le indicazioni messe a punto dal Ministero, spicca poi quella di “porre un limite temporale allo stoccaggio delle singole partite di rifiuto in ingresso all’impianto” per evitare fenomeni di abbandono legati all’eventuale aumento del costo di smaltimento e ridurre il rischio che possano innescarsi reazioni chimiche che modifichino la natura del rifiuto. Anche perché c’è da fronteggiare quella che ogni giorno di più va assumendo le sembianze di una autentica crisi di sistema: con il recente giro di vite della Cina sull’import di rifiuti (comprese carta e plastica) e la parallela quasi saturazione degli impianti di incenerimento del Nord, le imprese di settore hanno infatti visto ridursi drasticamente gli sbocchi di mercato per gli scarti da avviare a recupero o smaltimento. L’unica soluzione, va da sé, resta proprio quella dello stoccaggio. Con il rischio che i materiali accumulati possano innescare fenomeni di combustione. Ma non solo. Proprio la Commissione bicamerale individua infatti tra le potenziali cause del recente aumento di roghi anche “la possibilità, determinata da congiunture nazionali e internazionali, di sovraccarico di materia non gestibile, che quindi dà luogo a incendi dolosi ‘liberatori’“. Per scongiurare i quali una semplice circolare potrebbe non essere sufficiente.

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