«Green Economy: ddl ok, ma non basta» – Intervista a Barbara Gatto


L’iter che ha portato all’approvazione del collegato ambientale, meglio noto e più propriamente detto – ormai – col nome di “ddl green economy”, ne ha fatto un contenitore di molteplici interventi che, nella prospettiva del legislatore, dovrebbero favorire la cosiddetta economia verde. Molte le misure che intervengono sulle pubbliche amministrazione, ma non mancano gli aggiusti normativi che si propongono di incentivare il mercato per le aziende del comparto. Ne abbiamo parlato con Barbara Gatto, responsabile delle politiche ambientali per la CNA, la confederazione delle imprese artigiane, che sottolinea luci ed ombre del disegno di legge.

Questo provvedimento è davvero una spinta alla Green Economy?

«Il nostro giudizio come confederazione è sicuramente positivo: quanto meno rappresenta un tentativo di rilancio sui temi della sostenibilità nell’agenda del Paese. Questo in termini generali, dopodiché va detto che da solo non basta. Noi lo reputiamo un buon primo passo verso un percorso che auspicabilmente continuerà nel futuro. Ci sono già dei provvedimenti positivi: uno è quello del green public procurement, ma anche gli incentivi per il mercato dei prodotti riciclati»

Sono misure concrete ed efficaci?

«I quasi due anni di lavorazione l’hanno fatto diventare un provvedimento che dentro ha un po’ di tutto. Sono definite delle misure “spot”, mentre io credo che questo sia il momento per fare un passo in avanti ulteriore: tra la Conferenza di Parigi e la presentazione del nuovo pacchetto europeo di misure per l’economia circolare, a mio avviso una “riconversione verde” dell’economia avrebbe bisogno di un quadro più organico. Quello che manca è una strategia che comprenda misure fiscali e di semplificazione. Di buono però c’è una cosa in particolare: anche se la legge di stabilità cui è allegato era quella dello scorso anno, questa sua collocazione ne fa il provvedimento più adatto per stanziare delle risorse. Risorse che da sole sono insufficienti, ma è un segnale importante perché era molto tempo che non si stanziava nulla per misure ambientali».

Lei parla della necessità di un provvedimento più organico: una cosa che abbiamo già sentito quando il Ministero si è impegnato a discutere la revisione del sistema dei consorzi stralciando la norma sulla concorrenza contenuta proprio da questo ddl. Questo provvedimento è il “Green Act” di cui si è persa traccia da marzo? Nel 2016 sarà rivisto il Testo Unico Ambientale?

«Quello del “Green Act” sarebbe sicuramente un discorso da recuperare: serve un processo di riforma dell’attuale Testo Unico Ambientale. Testo, quello del 2006, che ha avuto il merito di recepire molti principi delle politiche comunitarie in materia senza però trasformarle in maniera sistematica quei principi in misure concrete. Il compito di un provvedimento organico dovrebbe essere proprio questo, e la questione dei consorzi ne è chiaramente una parte e in effetti secondo noi anche la precedente versione inserita nel collegato ambientale – poi stralciata – non affrontava in modo completo e giusto la materia. Il Green Act potrebbe essere il contesto ideale per affrontare queste riforme, ma come ho detto prima tra recepimento del pacchetto di misure sull’economia circolare e Cop21, ma anche se pensiamo alla straordinaria attenzione portata dall’enciclica del Papa, le occasioni per migliorare la normativa non mancano. Bisogna “semplicemente” coglierle con una strategia chiara e definita».

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