Redazione Ricicla.tv
29/01/2024

Puglia, UNIRIMA: concorrenza e impianti di recupero energetico per raggiungere i target Ue

Ultimo aggiornamento: 1 Gennaio 2024 alle 13:01

Cresce la raccolta differenziata in Puglia, ma crescono anche gli scarti del riciclo. Secondo UNIRIMA, per centrare gli obiettivi europei di circolarità al 2035 la Regione deve attuare il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti e non ostacolare la libera concorrenza sul mercato del riciclo


Attuare il Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti per tagliare lo smaltimento in discarica e massimizzare il recupero di materia ed energia. Promuovere la libera concorrenza sul mercato del riciclo, in linea con le indicazioni dell’antitrust e della giustizia amministrativa. Sono questi i fronti sui quali deve agire la Regione Puglia per traguardare gli obiettivi europei sull’economia circolare, stando al dossier presentato nei giorni scorsi a Bari da UNIRIMA, l’associazione nazionale dei produttori di carta da macero. Settore che a livello regionale conta 37 impianti, sui 43 complessivamente autorizzati a trattare la frazione secca dei rifiuti raccolti in maniera differenziata (prevalentemente imballaggi), con una capillarità della distribuzione che negli ultimi anni, scrive l’associazione, “ha semplificato il conferimento delle raccolte”, consentendo ad esempio l’ottimizzazione della logistica, e contribuendo all’incremento della differenziata, cresciuta di 13,2 punti percentuali tra 2018 e 2022 fino a toccare il 58,6%.

Accanto alla raccolta differenziata, riporta tuttavia UNIRIMA, aumentano anche le frazioni estranee. Indice di un incremento delle quantità ottenuto ancora troppo spesso a discapito della qualità. Quindi dell’effettivo riciclo dei materiali raccolti. A fronte di una forbice tra differenziata e riciclo che nel 2022, a livello nazionale, ha toccato i 16,2 punti percentuali (dagli 1,3 del 2010), stando a rilevazioni dell’associazione a livello regionale la percentuale di frazione estranea nella raccolta multimateriale si è attestata al 27% (dal 20,2% del 2021), mentre per la sola carta al 4,7%, più del doppio della media nazionale, spiega UNIRIMA. Un aumento di impurità che, oltre a rallentare lo sviluppo del riciclo, si ripercuote sui costi di gestione degli impianti di trattamento e, a livello regionale, sul rispetto dei parametri fissati dall’Ue.

Visto che “circa il 70% dei termovalorizzatori è situato nelle regioni settentrionali“, si legge nel dossier, “un ammontare non trascurabile degli scarti è ancora avviato a smaltimento in discarica”, spiega UNIRIMA. Insomma, tutto l’opposto di quanto chiesto dall’Europa, secondo cui entro il 2035 occorrerà riciclare il 65% dei rifiuti urbani e ridurre lo smaltimento in discarica al 10%. Per questo, spiega l’associazione, serve dare attuazione al Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, che vincola le regioni all’adozione di azioni per l’incremento della qualità, oltre che della quantità, della differenziata e in più le obbliga a garantire che la gestione degli scarti non riciclabili sia in linea con la gerarchia europea. Privilegiando quindi il recupero energetico alla discarica.

Se in tema di gestione degli scarti non riciclabili le regioni, Puglia compresa, devono dotarsi di nuovi impianti di recupero energetico, sul fronte del riciclo la ricetta da adottare, spiega invece UNIRIMA; è quella di promuovere la libera concorrenza. Come prevede la normativa e come affermato negli ultimi mesi anche da una sfilza di pronunciamenti: dalle sentenze del Consiglio di Stato sull’illegittima applicazione del sistema dei cosiddetti ‘impianti minimi’ di ARERA alla recente delibera dell’Autorità Anticorruzione che, richiamando proprio i giudici amministrativi di massima istanza, ha sancito il prevalere del principio della concorrenza su quello di prossimità. Senza dimenticare, scrive UNIRIMA, le diverse segnalazioni dell’antitrust su supposte scelte di governance territoriale lesive del libero mercato. Non ultima, proprio quella fatta pervenire alla Regione Puglia in merito alla costituzione della newco ASECO e l’affidamento in house della gestione dei rifiuti organici. Segnalazione che, di fronte al silenzio della Regione e dell’autorità d’ambito AGER, l’AGCM ha già trasformato in un ricorso al TAR.

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