Appalti verdi, Velo: «Nel decreto criteri per forniture e servizi»


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Una delle misure di maggiore interesse contenute dal Collegato Ambientale entrato in vigore lo scorso 2 febbraio come legge “Green Economy” è quella relativa al cosiddetto Green Public Procurement (Gpp), vale a dire gli acquisti verdi per la pubblica amministrazione. Una misura con cui l’Italia ha dato seguito ad un invito della Commissione Europea rivolto a tutti gli Stati Membri, obbligando di fatto gli uffici pubblici a compiere acquisti sostenibili attraverso dei vincoli da inserire nella documentazione delle gare per l’acquisto di beni e per l’affidamento di servizi: i cosiddetti criteri ambientali minimi (CAM). Una buona notizia per l’ambiente, ma anche per il mercato del riciclo, poiché è verso quel settore che verrebbe deviata una buona fetta del prodotto interno lordo: la spesa sostenuta dalla Pubblica Amministrazione, infatti, in Italia ammonta al 16% del PIL.

Su queste basi l’incontro di questa mattina presso il Ministero dell’Ambiente“Il ruolo del Gpp per le strategie di politica ambientale alla luce del “collegato ambientale”, ha catalizzato l’interesse di molti attori istituzionali: dall’ex ministro e presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, al Presidente della Commissione Bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti, fino a rappresentanti del mondo delle cooperative e di società che si occupano di appalti pubblici come la Consip, passando da esempi di buone pratiche nella Pubblica Amministrazione come quello della Sardegna. A fare gli “onori di casa” le due sottosegretario del MinAmbiente, Barbara Degani e Silvia Velo.

In termini operativi, tuttavia, perché questa misura sugli “appalti verdi” prevista dal Collegato Ambientale diventi efficace manca ancora un decreto attuativo. Decreto che, annuncia proprio la sottosegretaria Velo, sarebbe finalmente pronto. «Si tratta del decreto attuativo della norma del collegato ambientale che ha introdotto l’articolo 68-bis nel Codice dei contratti, sull’applicazione dei Criteri ambientali minimi (Cam) negli appalti pubblici di forniture e negli affidamenti di servizi nell’ambito delle categorie previste dal Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione – ha riferito Silvia Velo all’agenzia Public Policy – il testo del provvedimento specifica che i cosiddetti Cam dovranno essere applicati per le forniture, tra le altre, di: lampade, di alimentatori elettronici, illuminazione pubblica, computer, stampanti, fotocopiatrici, riscaldamento».

«L’economia circolare, di cui il nostro Paese è leader – ha commentato il sottosegretario – si basa sullo sviluppo del riuso e riciclaggio di materiali e prodotti, riducendo cosi il prelievo di risorse naturali e materie prime dall’ambiente. Un uso efficiente delle risorse, infatti, rappresenta la chiave di volta della nuova strategia europea definita nel recente “Piano di azione” per l’economia circolare che il Parlamento Europeo si appresta a discutere».

Ma l’obbligo di rispettare i criteri non varrà solo per le forniture, bensì anche per le gare di affidamento per i servizi. Obbligo che riguarderà la metà delle gare (con possibilità di aumento della percentuale) e si riferirà a servizi tra cui la gestione degli rsu e del verde pubblico, le forniture di cartucce per stampanti, di prodotti tessili e di arredi per uffici. «La legge prevede che a monitorare sull’applicazione dei Cam sarà l’Osservatorio dei contratti pubblici. La Pa – ha detto Velo nel corso del convegno al Ministero – contribuisce al conseguimento degli obiettivi ambientali di riduzione dei gas che alterano il clima, attraverso l’inserimento nella documentazione delle gare delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei decreti di adozione dei relativi Criteri ambientali minimi».

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