Economia Circolare, il discorso di Vella al Parlamento


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Lo scorso giovedì, il 18 febbraio, come preannunciato già nelle scorse settimane, il commissario europeo all’Ambiente, Karmenu Vella, è stato audito in Senato dai membri delle commissioni parlamentari dove sono allo studio le varie comunicazioni con cui la Commissione ha trasmesso al Parlamento Europeo le discusse misure del nuovo pacchetto per l’implementazione di un modello circolare di economia.

Per parte sua l’Italia deve ancora trasmettere le proprie osservazioni a Bruxelles, e l’audizione di Vella si inscrive in questa fase di studio. Di seguito la traduzione del suo intervento di fronte ai nostri parlamentari.

«Ci sono tre messaggi che voglio darvi oggi:

  1. Che il pacchetto per l’Economia Circolare della Commissione è una proposta molto forte che realizza degli obiettivi non solo ambientali, ma anche economici
  2. Che dopo la Cop 21 dobbiamo convertirci ad un modello più circolare di economia
  3. Che l’Italia è ben messa per giocare un ruolo centrale in questa svolta.

Di certo sapete come stanno le cose. Il 2 dicembre la Commissione ha adottato il Pacchetto di misure per l’Economia Circolare, con una proposta legislativa sui rifiuti ed un piano d’azione. La nostra proposta prende spunto da una dura presa di coscienza: i rifiuti nell’Unione Europea potrebbero essere gestiti meglio. Solo il 36% viene effettivamente riciclato, il 37% viene smaltito in discarica. Questo non si traduce soltanto in un danno ambientale, ma anche economico: è uno spreco di risorse preziose che l’UE non può permettersi di perdere.

Il nostro pacchetto di leggi permette una svolta, dà il supporto agli attori pubblici e privati in tutta l’Unione per sviluppare strategie di investimento a lungo termine, e stiamo supportando tutto questo con stanziamenti e strumenti finanziari. Questo permetterà ai nostri imprenditori di avere lo spazio creativo per concentrarsi sulla prevenzione, sul riuso e sul riciclo. In questo modo avremo una riduzione dei conferimenti tanto agli inceneritori quanto alle discariche.

Lo spreco di cibo è un tema di particolare preoccupazione. A settembre abbiamo adottato i target di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che includevano un dimezzamento degli sprechi alimentari entro il 2030 tanto a livello di distribuzione quanto di consumo, ma anche lungo l’intera filiera produttiva. Con gli Stati membri dell’Unione siamo impegnati a realizzare questi obiettivi. Nel piano d’azione definito dalla nostra proposta vogliamo illustrare la nostra ambizione rivolgendoci all’intero ciclo di vita dei prodotti. Ciò significa che bisogna sempre pensare a come usare al meglio delle risorse finite.

La fase del design, i processi produttivi, la coscienza dei consumatori, il riuso dei materiali: ognuno di questi passaggi dovrebbe essere considerato un “riflesso dell’economia circolare”: ne è una porzione significativa lo sviluppo di un mercato per i prodotti riciclati e per le materie prime seconde. Abbiamo una strategia specifica sulla plastica: ad oggi soltanto il 25% della plastica viene riciclata, mentre la metà finisce in discarica. Le conseguenze per il nostro ambiente, e in particolare per i nostri oceani, sono profonde. La nostra proposta colpirà direttamente la piaga dei rifiuti marini.

Queste ambizioni necessitano di un supporto pubblico e ci sono degli esempi pratici di come il supporto possa essere convertito in azione. Il public procurement (le forniture pubbliche) costituiscono quasi il 20% del PIL europeo, quindi favoriremo elementi in linea con il modello di economia circolare nei criteri nuovi o rivisti che regolano il green public procurement, e in questo la Commissione farà da esempio guida. I nostri studi mostrano che misure come prevenzione dei rifiuti, ecodesign e riuso possono portare a risparmi netti fino a 600 miliardi di euro. Si tratta dell’8% del fatturato annuo per gli affari dell’Unione Europea. E beneficerebbe il nostro clima abbattendo le emissioni di gas serra entro una forbice tra il 2 e il 4%. La fondazione Ellen MacArthur è una dei principali think tanks in materia di Economia Circolare e proietta un potenziale rialzo del PIL di almeno il +4%.

Questo significa che l’Economia Circolare è più di una esigenza ambientale: è anche un’opportunità economica. A proposito di necessità ambientali per un’Economia Circolare, sono certo che sarete d’accordo che diventa sempre più urgente agire. Sono appena stato in visita all’Assemblée Nationale di Parigi, e anche lì ho parlato del pacchetto per l’economia circolare al Parlamento. Lo scorso dicembre ho avuto il privilegio di essere a Parigi per partecipare alla Cop 21: lì ho visto la nostra famiglia di nazioni impegnarsi a frenare le nostre emissioni. La Cop 21 ha illustrato la proporzione delle nostre sfide, ma ha anche mostrato cosa è raggiungibile e lì abbiamo anche evidenziato il contributo dell’Economia Circolare agli obiettivi della Cop 21.

Dobbiamo ispirarci a quell’urgenza e a quel conseguimento: in un mondo in cui la popolazione aumenta ogni giorno, con forte domanda di terra, acqua, cibo, materie prime ed energia, il modello economico “prendi, crea, usa e getta” non è più percorribile. Questo è il fondamento principale del pacchetto. Fortunatamente è un principio che – credo – sia estremamente ben compreso qui in Italia. Come ho già detto, il pacchetto per l’Economia Circolare è fatto di proposte legislative sui rifiuti e di un piano d’azione. Per entrambi la parola chiave è “innovazione e design”, due concetti che sono parte fondamentale dell’italianità. Mi piacerebbe darvene un esempio: la società pubblica Contarina. Questa spa eroga servizi di gestione rifiuti a Treviso e Priula, che riescono a riciclare ad un tasso doppio rispetto alla media europea generando cinque volte meno rifiuti. Nel 2000 le loro percentuali di riciclo erano al di sotto del 30%, in due anni sono salite al 65% e ora sono ad un notevole 85%. Questo risultato è stato raggiunto grazie ad un approccio “pay as you throw” (vale a dire il sistema di tariffazione puntuale, ndr): Contarina è arrivata così ad una tariffazione media di soli 185 euro l’anno, mentre altrove in Italia si arriva anche a pagarne 419. Ma penso che il vero segreto del successo sia la trasparenza di un sistema dove, tramite internet, i singoli clienti possono tracciare il loro servizio su un singolo database. La trasparenza crea fiducia, che si traduce in “partecipazione” al sistema. Queste sono innovazione e design italiani al loro apice.

Altre località che hanno fatto molti progressi includono la grande città di Milano e la piccola cittadina di Capannori. Per una transizione verso un’Economia Circolare, in Italia come in tutta l’Unione Europea, abbiamo bisogno non solo di rinforzare l’innovazione, ma anche di attrarre investimenti. La maggior parte dello sforzo per un’Economia Circolare che funzioni dovrà venire dal settore privato. Alcune imprese innovative potrebbero essere piccole, altre potrebbero volersi lanciare in nuovi modelli di business: ne consegue che alcuni investimenti della circular economy potrebbero essere percepiti come rischiosi.

Per far si che le nuove iniziative e i nuovi progetti di economia circolare non cadano strada facendo, la Commissione sta proponendo un range di misure di supporto. Ad esempio, nell’ambito dei finanziamenti Horizon 2020, uno stanziamento di 650 milioni di euro chiamato “Industry 2020 in the circular economy” supporterà i progetti dimostrativi e innovativi su larga scala. Ma dobbiamo fare di più, abbiamo bisogno di finanziamenti del privato verso queste nuove opportunità. Uno strumento di finanziamento importante è l’EFSI (European Fund for Strategic Investments) che può aiutare a raccogliere finanze private, soprattutto nelle aree in cui le banche commerciali sono ancora restie a farsi coinvolgere. Nel fondo EFSI ci sono un miliardo e trecento milioni di euro previsti per 7 progetti in Italia. Di questi, 100 milioni di euro andranno ad ARVEDI, una media impresa innovativa con tecnologie all’avanguardia che fornisce componenti per veicoli elettrici e ibridi.

Vorrei dedicare una menzione speciale da parte della Commissione al contributo che il Senato Italiano ha dato alla consultazione pubblica sull’economia circolare lanciata nel 2015. Vi ringraziamo per lo sforzo di coinvolgere gli stakeholders italiani nella consultazione pubblica nazionale che proseguirà fino ad aprile. Siamo ansiosi di vedere che cosa porterà la Commissione Fiscale Ambientale di quanto è stato già previsto nel più ampio impegno di rendere “più verde” il semestre europeo. La nostra speranza è quella di consolidare ulteriormente la posizione italiana nei confronti dell’economia circolare. Lasciatemi anche sottolineare l’importanza della nuova legge italiana sulla green economy, il Collegato Ambientale, che è appena entrata in vigore. Questo può essere un modello per altri Paesi Membri. La sinergia tra questa legge e il pacchetto della Commissione dovrebbe essere evidenziato alle pubbliche autorità a livello regionale e locale: se vengono coinvolte nella sua implementazione, si massimizzerebbe l’impatto di entrambe le iniziative. Sappiamo tutti che applicare una legge pone delle sfide, che andranno affrontate dal primo momento con determinazione. Esempi come quello di Contarina a Treviso sono storie di grande successo che mostrano come sia possibile raggiungere grandi risultati in poco tempo. Il compito adesso è quello di farlo su scala nazionale. Secondo le nostre stime, se l’Italia applicasse pienamente la legislazione corrente ed avanzasse verso i target proposti per incrementare riciclo e riduzione dei conferimenti in discarica, si potrebbero creare migliaia di posti di lavoro. Ci sono impieghi a basso, medio ed alto livello di specializzazione, dal riciclo alla selezione fino all’eco-design e all’ingegneria di alto livello.

Onorevoli membri, la gestione dei rifiuti è spesso vista come un problema, come un costo, ma è anche un potenziale che avete nelle vostre mani: non perdete questa opportunità. È necessario che voi allertiate i vostri colleghi nelle autorità regionali e locali affinché lavorino per ottenere “il meglio del meglio” in Italia. Devono trovare soluzioni che possano essere riprodotte, devono investire in infrastrutture a lungo termine e affrontare i problemi laddove si presentino. La Commissione continuerà a tenere uno stretto controllo per assicurarsi che la legge europea venga applicata.

Ho bisogno che voi favoriate gli operatori economici e lavoriate con essi. In questo modo potremo trasformare le opportunità di innovazione europee in realtà. E, ultimo ma non ultimo, ho bisogno che rafforziate l’implementazione della normativa. È vitale guardare agli incentivi economici e fiscali proposti e offerti nel pacchetto per permettere agli operatori economici italiani di restare competitivi e di diventarlo anche di più. Signori e Signore, questo pacchetto è per voi cittadini e per i vostri operatori economici. Spero di avervi saputo dimostrare che la Commissione crede in questo pacchetto, che abbiamo bisogno di ispirarci alla COP 21 e raggiungere una svolta significativa per la nostra economia. E spero di avervi dimostrato che credo nella capacità dell’Italia di recitare un ruolo da protagonista in questa svolta».

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