Approvata la legge concorrenza, novità per il servizio pubblico rifiuti

Dalle nuove attribuzioni di Arera alle semplificazioni per l’uscita dal servizio pubblico: il punto sulle misure in materia di rifiuti contenute nella legge sulla concorrenza approvata oggi dal Senato. Ora l’attesa è per la riforma di settore, ma i tempi sono strettissimi

Meno vincoli per la fuoriuscita delle utenze non domestiche dal perimetro del servizio pubblico rifiuti, nuove attribuzioni ad Arera per la verifica dei costi e della qualità del sevizio, ma soprattutto la delega al governo che verrà per una riforma di settore da esercitare entro sei mesi e, se possibile, entro la fine dell’anno. Sono i principali effetti della legge annuale sulla concorrenza approvata in via definitiva al Senato. Con 161 voti a favore, 21 contrari e 2 astenuti si conclude il salvataggio in extremis di una delle riforme chiave del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che rischiava di affondare nelle tumultuose acque di fine legislatura. E anche se mancano ancora i provvedimenti attuativi, da adottare entro il 31 dicembre, per il mercato dei servizi di gestione dei rifiuti la legge è già pronta a produrre effetti rilevanti.

Come proposto dal governo nel testo originale presentato alle Camere lo scorso dicembre, viene ridotta da cinque a due anni la durata del contratto per le utenze non domestiche che scelgano di affidare i propri rifiuti urbani a operatori privati al di fuori del servizio pubblico. Un intervento che modifica la disciplina introdotta dal decreto legislativo 116 del 2020, che ha ridefinito i confini tra rifiuti urbani e rifiuti speciali, facendo rientrare tra i primi anche un lungo elenco di rifiuti prodotti dalle attività economiche e chiarendo che le stesse possono affidarne la gestione al di fuori del servizio pubblico, ottenendo riduzioni della parte variabile della tariffa rapportate alle quantità avviate a recupero. A patto però di sottoscrivere un contratto con operatori privati per non meno di cinque anni. Un obbligo che le imprese hanno da sempre considerato come lesivo della concorrenza e contro il quale era scesa in campo anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, chiedendone la cancellazione. Su proposta del governo la legge dispone invece una più morbida riduzione da cinque a due anni, mediando tra le posizioni delle imprese private e quelle dei Comuni, che dal canto loro avevano da sempre considerato il vincolo dei cinque anni come indispensabile per pianificare la gestione alla luce dei minori introiti Tari determinati dalla fuoriuscita delle utenze non domestiche dal servizio pubblico.

Sempre in materia di servizio pubblico la legge introduce nuove funzioni per il regolatore. Viene attribuito all’autorità di regolazione Arera il compito di definire standard tecnici e qualitativi per lo svolgimento dell’attività di smaltimento e di recupero e di verificare i livelli minimi e la copertura dei costi efficienti da parte degl operatori. Misura bollata come “simbolica” dall’antitrust, che da tempo sostiene che le attività di recupero e smaltimento, sebbene disponibili in regime di mercato, vengano spesso fatte rientrare all’interno del perimetro della privativa comunale e affidate a gestori integrati “senza verificare l’effettiva sussistenza di un rischio di fallimento del mercato”. Ovvero senza verificare se lo stesso servizio può essere svolto da un operatore non integrato ma a condizioni migliori. Per l’AGCM la misura proposta dal governo Draghi avrebbe dovuto essere rafforzata subordinando l’affidamento stesso del servizio al rispetto di parametri definiti ex ante dal regolatore. La legge sulla concorrenza dispone inoltre l’esclusione delle piattaforme di selezione dalle negoziazioni per la definizione degli accordi di programma tra enti locali e consorzi per il riciclo dei rifiuti. L’unico tra gli interventi suggeriti dall’antitrust ad essere finito ‘tal quale’ nel corpo del provvedimento finale.

Accanto alle misure immediatamente efficaci resta l’incognita sul destino della riforma di settore delegata al governo nell’ambito di un più ampio restyling dei servizi pubblici locali. La delega dovrebbe essere esercitata entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge sulla concorrenza, fermo restando che per rispettare la milestone del PNRR gli strumenti attuativi del provvedimento dovrebbero vedere la luce entro e non oltre il 31 dicembre di quest’anno. Una corsa contro il tempo per il governo che verrà, e per di più su una strada tutta in salita, vista la natura divisiva della materia. Sebbene in tono minore rispetto alle ben più chiassose polemiche su taxi e balneari, anche le misure sui rifiuti hanno infatti animato un acceso dibattito parlamentare. Nel corso del lungo ed estenuante esame del ddl in prima lettura nella commissione industria del Senato, i tre commi dell’articolo 14 erano stati oggetto di una fittissima pioggia di emendamenti, che aveva fatto emergere l‘ampio fronte parlamentare a favore di una ridefinizione del perimetro dell’affidamento del servizio pubblico di igiene urbana. A stoppare le proposte di modifica era intervenuto Palazzo Chigi, avendo all’epoca ancora saldo nelle mani il timone della maggioranza parlamentare. Servirà una leadership ancora più solida per provare a portare a casa la riforma di settore nei tempi previsti dalla legge.

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