ETS e inceneritori, fumata nera al secondo trilogo tra le istituzioni UE

Nessuna intesa tra Parlamento, Consiglio e Commissione dell’UE al negoziato per la riforma del meccanismo di scambio delle quote di emissione. Tra i punti d’attrito l’estensione dal 2026 dell’EU-ETS agli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, proposta dal Parlamento e criticata dal Consiglio e dalle imprese del waste management

Fumata nera ieri a Bruxelles al termine del secondo trilogo sotto la presidenza ceca del Consiglio tra Parlamento, rappresentanti degli Stati membri e Commissione UE sulla riforma del meccanismo europeo di scambio delle quote di CO2. Un esito prevedibile, alla luce dell’ampia distanza che corre tra le posizioni del Consiglio e quelle dell’europarlamento rispetto alla proposta di revisione della direttiva sul sistema EU-ETS contenuta nel pacchetto ‘Fit for 55%’, presentato dall’esecutivo di Bruxelles con l’obiettivo di ridurre le emissioni climalteranti del 55% entro il 2030. Distanza che, tuttavia, non ha impedito ai rappresentanti del Parlamento e degli Stati membri di trovare una prima convergenza sui passaggi più legati alla crisi energetica in atto, come la conservazione della compensazione parziale dei costi indiretti per le aziende energivore, a partire da quelle dell’alluminio, e la concessione di quote gratuite per l’industria siderurgica. “C’è una buona comprensione comune su alcuni punti, ma su altri punti siamo ancora fortemente in disaccordo” ha commentato al termine della riunione Peter Liese, relatore della proposta per il Parlamento UE.

Tra i punti di disaccordo resta quello relativo all’estensione del meccanismo di scambio delle quote di emissione anche agli impianti di incenerimento, sul quale per ora le posizioni dei negoziatori restano agli antipodi. Per il Parlamento il sistema andrebbe esteso agli inceneritori di rifiuti urbani già a partire dal 2026, mentre per il Consiglio questo non dovrà accadere prima del 2031 e comunque a valle di una relazione da approvare entro la fine del 2026 nella quale la Commissione UE valuti “l’impatto e la fattibilità dell’inclusione obbligatoria”. Anche la versione approvata lo scorso 22 giugno dalla plenaria dell’europarlamento prevede che la Commissione realizzi uno studio sugli impatti della misura ma, a differenza di quello proposto dal Consiglio, questo dovrà essere presentato entro il 31 dicembre 2024 e dovrà servire solo a fornire elementi utili a bilanciare gli eventuali effetti collaterali dell’estensione dell’EU-ETS all’incenerimento, laddove questo rischiasse di tradursi in un maggior ricorso alla discarica o alle esportazioni fuori dall’UE. “La nostra opinione comune – ha detto Liese – è che un accordo sotto la presidenza ceca è possibile, ma per arrivarci abbiamo bisogno degli sforzi e della disponibilità al compromesso da parte di tutte e tre le istituzioni”.

Le imprese europee della gestione dei rifiuti, dal canto loro, hanno sempre criticato l’approccio adottato dalla plenaria del Parlamento, sposando in pieno la posizione concordata lo scorso 28 giugno dai ministri dell’ambiente dell’UE. Secondo Fead “la proposta del Consiglio garantisce che venga presa la decisione appropriata, soprattutto considerando il fatto che le soluzioni ‘waste to energy’ evitano ancora più emissioni di CO2 di quante ne generino”, scrive l’associazione in un position paper, ricordando che gli impianti di incenerimento operativi sono responsabili oggi “di appena l’1% del bilancio globale di gas climalteranti in Europa”, e che al tempo stesso garantiscono il trattamento in sicurezza ed evitano lo smaltimento in discarica di 100 milioni di tonnellate di rifiuti residui ogni anno. Elementi che per Fead devono essere analizzati e calati in una valutazione d’impatto che preceda ogni eventuale modifica dell’ETS e che tenga conto anche delle misure simili già adottate da alcuni Stati membri nell’ambito della Effort Sharing Regulation. “Qualsiasi soluzione normativa in merito ai sistemi ETS, siano essi nazionali o europei, dovrebbe essere affrontata nel quadro di una riflessione a livello dell’UE, per evitare distorsioni nella parità di condizioni in tutta Europa”, ha commentato Peter Kurth, presidente di Fead. Il prossimo trilogo è in programma per giovedì 10 novembre.

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