Inceneritori, il Ministero dovrà indicare dove e quanti costruirne

Una sentenza del Tar Lazio obbliga il Ministero della Transizione Ecologica a riscrivere il decreto attuativo dello ‘Sblocca Italia’ che dovrebbe indicare quali e quanti impianti realizzare per soddisfare il fabbisogno di incenerimento delle Regioni. Tutto l’opposto di quanto previsto dal Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti

Il governo dovrà tornare a emanare il decreto attuativo dell’articolo 35 dello ‘Sblocca Italia’, verificando regione per regione la capacità di incenerimento dei rifiuti urbani e indicando, laddove necessario, quali e quanti impianti realizzare per soddisfare il fabbisogno di recupero energetico residuo. In caso di inerzia, a farlo sarà un commissario. Lo ha stabilito il Tar del Lazio con una sentenza nata dal ricorso di due associazioni ambientaliste per la mancata esecuzione di una precedente sentenza, emanata nel 2020 dallo stesso Tar, che dopo aver interpellato la Corte Europea di Giustizia aveva annullato il Dpcm del 10 agosto 2016 con il quale si imponeva la costruzione di otto nuovi inceneritori in sette diverse regioni d’Italia.

Tutto da rifare, a sei anni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dpcm che aveva dato attuazione al contestato decreto legge adottato sul finire del 2014 dal governo allora in carica, e convertito in legge dal parlamento, “per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani”. Dopo averlo bocciato perché mai sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, il Tar del Lazio ora chiede alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Transizione Ecologica “un nuovo Dpcm previo esperimento della VAS statale” da adottare entro 180 giorni dalla notifica della sentenza, quindi entro la fine di ottobre. In caso di inadempienza, scrivono i giudici, “è nominato fin d’ora quale Commissario ad acta il Capo di Gabinetto del Ministero della Transizione Ecologica”, che avrà a sua volta 90 giorni di tempo per emanare il provvedimento.

Una sentenza dal sapore agrodolce per le associazioni ambientaliste promotrici del ricorso, che dopo il pronunciamento del 2020 erano tornate a rivolgersi al Tar avendo visto ignorata la diffida inoltrata alla Regione Lazio per ottenere l’annullamento del provvedimento che autorizzava l’impianto di recupero energetico di San Vittore, in provincia di Frosinone, a lavorare fino a saturazione del carico termico, ovvero avendo come limite di riferimento la capacità massima di energia generabile dalle caldaie e non la quantità di rifiuti in ingresso autorizzabile su base giornaliera. Una possibilità concessa alle Regioni proprio dallo ‘Sblocca Italia’, ma non nel provvedimento attuativo censurato dal Tar, bensì all’articolo 2 del decreto, convertito in legge nel novembre del 2014, la cui legittimità non è mai stata oggetto dei pronunciamenti dei giudici amministrativi. Motivo per cui la sentenza, si legge, “non contiene obblighi a carico dell’amministrazione regionale né pone prescrizioni relative al carico termico degli impianti di incenerimento”.

Ma la sentenza del Tar è soprattutto una tegola che si abbatte sul capo del Ministero della Transizione Ecologica, che forse anche per questo si è fin qui trincerato dietro un muro silenzio. “La Presidenza del Consiglio dei Ministri – si legge – ha anche fatto presente di avere richiesto informazioni al predetto Ministero, con una nota del 2 marzo 2022” sulle iniziative intraprese “e di non avere ottenuto alcun riscontro”. Un silenzio che sa di imbarazzo. La sentenza del Tar, del resto, obbliga il dicastero di Via Cristoforo Colombo ad adottare un provvedimento che va nella direzione opposta a quella indicata solo pochi giorni fa nella proposta di Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti, la riforma del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che una volta in vigore definirà i criteri e le linee strategiche cui le Regioni e le Province autonome dovranno attenersi per allineare i propri piani di gestione agli obiettivi europei di riciclo e riduzione dei conferimenti in discarica, senza dire quali e quanti impianti costruire. Come invece chiede il Tar del Lazio, con una sentenza che di fatto obbliga il Ministero a sostituirsi alle amministrazioni regionali nella valutazione del fabbisogno di recupero energetico da soddisfare. Un fabbisogno che il Dpcm del 2016 aveva calcolato in 1,8 milioni di tonnellate annue, sancendo la necessità di nuovi impianti in Umbria (130mila tonnellate), Marche (190mila tonnellate), Lazio (210mila tonnellate), Campania (300mila tonnellate), Abruzzo (120mila tonnellate), Sardegna (101mila tonnellate), più due impianti in Sicilia (690mila tonnellate).

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