Rifiuti Eurostat

Innovazione e convergenze: il waste management è sempre più industria

Nell’anno della pandemia il waste management italiano consolida il trend di sviluppo industriale, puntando su tecnologie innovative e sinergie con settori diversi, dice Althesys nell’ultimo rapporto WAS. E sul PNRR avverte: “Grande opportunità ma i progetti andranno valutati con attenzione”

Integrazioni lungo le filiere, investimenti in innovazione tecnologica, convergenze industriali con settori produttivi diversi, dall’acciaio all’energia: le imprese italiane del waste management consolidano il trend di sviluppo industriale che ha guidato l’evoluzione del comparto negli ultimi anni. Anche nell’anno della pandemia, che fa registrare investimenti per 538 milioni di euro, in crescita del +8,2% sul 2019, e un valore della produzione di 12,1 miliardi. È il quadro delineato dall’ultimo WAS annual report di Althesys, presentato questa mattina a Roma. Un quadro in forte evoluzione, nel quale sfumano i confini tra rifiuti urbani e speciali e le tecnologie innovative di trattamento aprono prospettive inedite per lo sviluppo dell’economia circolare.

“La gestione dei rifiuti – spiega Alessandro Marangoni, ceo di Althesys – tema sempre cruciale nel nostro Paese, sta arrivando a un livello di maturità nel recupero e valorizzazione dei materiali che attrae l’interesse di aziende impensabili fino a pochi anni fa”. Come i grandi player dell’energia, a partire da Eni, sempre più interessati alle soluzioni ‘waste to fuel’ per il trattamento delle plastiche miste o alla produzione di biometano dal recupero dei rifiuti organici. O come Ferrarelle, che oggi ricicla il pet delle bottiglie di acqua minerale in un impianto di sua proprietà. I principi dell’economia circolare, insomma, oltre a ridefinire il paradigma della gestione dei rifiuti, sembrano riscrivere il dna dell’industria italiana nel suo complesso.

A guidare lo sviluppo del waste management nostrano, spiega Althesys, è la galassia delle utility, imprese sempre meno rispondenti all’archetipo ‘mazza e carretta’ e sempre più testa di ponte dell’innovazione e industrializzazione del settore. Le grandi multiutility da sole, si legge, sono responsabili di oltre il 65% degli investimenti mobilitati nel 2020. Imprese che crescono nelle dimensioni e nei fatturati, acquisendo attività di trattamento e valorizzazione a valle delle filiere, come nel caso del gruppo Acea, ma anche aprendosi al mondo dei rifiuti speciali, nel quale opera almeno un quarto delle prime 124 aziende di gestione dei rifiuti urbani del Paese, si legge nel rapporto. Un dinamismo che, però, non si ritrova a tutte le altezze dello Stivale: l’81,6% degli investimenti mobilitati ha interessato le imprese del Nord Italia, la quota del Centro si mantiene intorno al 16%, mentre quella del Sud e Isole scende addirittura dal 7,5% al 2,2%. Mezzogiorno fanalino di coda anche sul fronte delle operazioni strategiche. Tra acquisizioni, cessioni e aggregazioni il 50% delle operazioni si è svolto in Centro Italia, per la prima volta più vitale delle altre macroaree, seguito dal 35% del Nord Ovest e dal 10% del Nord Est. Sullo sfondo il Sud, con un’unica operazione nel 2020.

È il combinato disposto tra innovazione tecnologica e convergenza con altri settori industriali a rappresentare, secondo Althesys, il vero motore dell’evoluzione del settore. Contribuendo tra l’altro a trasformare in valore le frazioni di rifiuto più critiche. Un esempio per tutti quello di I.Blu, società del gruppo Iren che trasforma le plastiche miste, quasi impossibili da collocare sul mercato del riciclo, in un polimero che diverse acciaierie italiane stanno già utilizzando in sostituzione del polverino di carbone nel ciclo siderurgico, con sensibili vantaggi anche in termini di riduzione delle emissioni di CO2. “L’innovazione tecnologica e la convergenza tra settori diversi sarà spinta anche dai cospicui fondi del PNRR, dato che l’Italia è la nazione che assegna le maggiori risorse al waste management” spiega Marangoni. I 2,1 miliardi che il Piano apposta al capitolo rifiuti ed economia circolare, si legge nel rapporto Althesys, superano di gran lunga gli 850 milioni del Plan de Recuperación spagnolo o i 370 del Plan de Relance francese e rappresentano una grande opportunità sia per l’innovazione tecnologica, con lo sviluppo di nuovi processi per il trattamento delle frazioni di più difficile recupero, sia per la promozione di iniziative nelle regioni del Centro-Sud, che in alcuni casi hanno ancora situazioni arretrate. A patto però di spenderli con giudizio. “Sarà necessario valutare con grande attenzione i progetti – avverte Marangoni – tenendo conto delle effettive capacità dei soggetti proponenti e senza creare distorsioni di mercato nelle aree già servite da operatori e impianti”.

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